9. Il Vortice dell’Esistenza

 

 

Al centro dell’Anello appare una persona dai lunghi capelli e dagli occhi profondi, sopra un soffice muschio verde, che ci osserva con un sorriso dolce e poi rimane con gli occhi chiusi mentre luci dorate irradiano dalla sua figura e volteggiano intorno a noi.

Riapre gli occhi e, con un inchino, a mani giunte, si siede ed incomincia a parlare.

 

Sono stato invitato a parlare a coloro che ora sono sulla Terra, in questo momento difficile ed incerto, dove le ombre diventano piu’ fitte e talvolta la vita diventa pesante, per condividere e ricordare la natura di sogno di quest’esperienza che va vissuta profondamente, in ogni sua parte.

Sto confrontando due esperienze che ho vissuto, molto diverse tra loro, e scopro sempre piu’ aspetti in comune che mai avrei immaginato: in una, in Oriente, molti anni fa secondo il tuo metro temporale, ho avuto la benedizione di realizzare Dio ,attraverso un’esistenza solitaria, come eremita, fatta di silenzi, di meditazione e di introspezione, sicuramente molto diversa  da quella che la maggior parte delle persone conducono ora sulla Terra, ed un’altra completamente diversa, in cui ho voluto sperimentare un’altra modalita’ per raggiungere la stessa meta suprema, per comprendere alcuni degli infiniti modi per realizzarLo e,  rileggendo questi due Sacri Libri, appare alla mia consapevolezza, che il percepire la dualita’ tra Materia e Spirito, considerandoli mutuamente esclusivi, e’ solo una tappa verso un risveglio piu’ ampio, verso la Verita’ che racchiude tutto in Uno.

Sfogliando le pagine di queste due esperienze diverse, comprendo che Dio chiama ognuno a realizzarLo nel proprio contesto per poi condividerLo con tutti ed e’ proprio in questa offerta la Suprema Realizzazione: non e’ completa una vita che Lo realizza solo attraverso lo Spirito come non lo e’ quella che utilizza solo l’azione concreta ma e’ nell’unione dei due percorsi che si svela il Suo Proposito e le Sue Energie ed in cui l’espressione umana raggiunge il piu’ alto grado.

Intendo svelarti questa intuizione affinche’ la tua mente ed il tuo cuore si aprano a nuove possibilita’ e tu possa vedere nuovi significati, risvolti nella tua vita e diverse sfumature del tuo compito sulla Terra e con gioia, leggo alcune pagine del mio Libro della Vita  per condividere con te questa verita’.

 

All’inizio di quella esperienza, che sarebbe stata poi quella di un eremita, quando ero ancora piccolo, una grande inondazione si era abbattuta sul nostro villaggio, spazzando via in poco tempo il lavoro scrupoloso ed attento della mia famiglia, e di altre come la nostra, lasciando solo fango, morte e distruzione.

 

Gli anziani del villaggio continuano a ripetere che la stagione e’ anomala, che i segni sono strani e poco propizi e suggeriscono di essere cauti, di ascoltare maggiormente la voce della natura poiche’ qualcosa di grave si sta preparando ma nessuno da’ molto retta a queste voci, del resto, dice mio padre, cos’altro si potrebbe fare? Trasferirci altrove significa lasciare i campi cosi’ amorevolmente accuditi da generazioni e non avere piu’ alcuna risorsa; significherebbe vagare come profughi e vivere comunque di stenti. Tanto vale rimanere qui, senza pensare troppo ad imminenti disgrazie, poiche’ non si puo’ smettere di lavorare solo per queste ipotesi.

 

Il cielo diventava ogni giorno diventa piu’ minaccioso finche’ con vento e  tuoni, la forte tempesta, prevista da tempo, ha iniziato ad abbattersi su di noi.

Mi ricordo che all’inizio sembrava solo una pioggia portata dai monsoni, forse solo un po’ piu’ fitta ma nei giorni seguenti manifesto’ tutta la sua forza distruttrice.

 

Non e’ piu’ possibile neanche stare all’aperto, la pioggia e’ cosi’ forte che sembra di essere in un mare in tempesta ed il vento produce un rumore spaventoso ed assordante; e’ ormai evidente che i campi sono rovinati, che non si potra’ piu’ contare su nessun raccolto e vedo i miei genitori preoccupati e silenziosi che guardano me, i miei fratelli e sorelle piu’ piccoli chiedendosi cosa potremmo mangiare quest’anno.

La modesta abitazione e’ ben costruita, e per ora stiamo ancora all’asciutto ma intravedo gia’ l’acqua trafilare dai giunchi intrecciati e sappiamo bene che non reggera’ a lungo.

Tengo in braccio la sorellina piu’ piccola ed altri due fratelli sono appoggiati a me ed i nostri genitori, per renderci tranquilli, ci raccontano, come una fiaba, le gesta di Krishna e di Rama, tenendoci occupati; quando fa buio, prima di dormire, accendono l’altare domestico, preghiamo insieme ed i canti antichi, con le loro vibrazioni, ci aiutano a trasporci in altre dimensioni, facendoci dimenticare i nostri problemi.

Per giorni e giorni piove incessantemente, le piccole strade in terra battuta che percorrevamo scalzi per raggiungere i campi, sono diventate fiumi di fango ed anche la nostra capanna e’ immersa nell’acqua e solo un piccolo spazio, proprio vicino all’altare, e’ rimasto ancora asciutto e noi siamo accoccolati proprio intorno ad esso ed io passo il mio tempo in silenzio, affascinato a guardare le piccole statue e le tele colorate, un po’ sbiadite, dove Krishna e Visnu’ ci sorridono, guardandoci da una dimensione cosi’ lontana dalla nostra.

 

I nostri genitori erano devoti a Visnu’, dicevano che era il custode dell’umanita’ e di tutto cio’ che vediamo e che ci avrebbe accompagnato nella nostra esistenza nel modo migliore e che quindi non dovevamo mai temere alcun evento catastrofico ma quella sera il fragore dell’acqua era piu’ forte del solito e piu’ numerosi gli scricchiolii della nostra capanna.

Nel leggere le pagine seguenti, rivivo l’esperienza di quella sera con la stessa intensita’ e con l’idea, come avevo avuto allora, che fosse solo un brutto sogno.

 

Da piu’ di mezza giornata neanche nostro padre ha potuto avventurarsi fuori per rendersi conto della situazione e questo lo inquieta molto ma la serata si e’ svolta nello stesso modo delle altre, anche se le riserve alimentari sono quasi finite. Nostra madre canta e la sua voce e’ dolce ed intonata ed anche noi ci uniamo ed io accompagno la melodia scandendo il tempo con due legnetti ed intravedo nella penombra i nostri genitori che si tengono per mano e sono commossi.

Ci addormentiamo e proprio durante il sonno, il fiume in piena spazza via il villaggio e la nostra casa: mi sembra di sognare, tutto all’improvviso e’ buio e dopo un fragore assordante, cala un silenzio profondo e mi sento sballottare a lungo, mi sembra di annegare e non so dove sia la mia famiglia. E’ un brutto sogno, tra un po’ mi svegliero’.

Viaggio trasportato dalla corrente, aggrappato ad un tronco, non vedo nulla intorno a me poiche’ l’oscurita’ e’ totale ma poco per volta la velocita’ diminuisce, sento che raggiungo un luogo fangoso e freddo ma fuori dall’acqua e riesco a camminare ancora per un po’ fino a che, quasi annegato e stanchissimo, mi addormento.

Quando la luce mi avvolge, la pioggia e’ diminuita e vedo che le nubi corrono nel cielo lasciando intravedere degli spazi di sereno ma non so dove mi trovo: tutto e’ silenzio e non vedo nessuno della mia famiglia vicino a me, ne’ la casa ne’ nulla a me noto poiche’ il fango ha ricoperto ogni cosa, nascondendone la sua vera forma.

 

Avevo avuto molta paura nel tempo che ero stato sballottato dalla corrente, aggrappato ad un tronco, ero fradicio ed avevo molto freddo ma da sveglio mi sembrava tutto davvero un sogno e non capivo se stessi ancora dormendo o no. Non sapevo dove mi trovavo ma non ho chiamato nessuno poiche’ sentivo che  il silenzio attorno mi proteggeva ed era bello dopo i rumori assordanti della tempesta.

Camminavo a caso, in un paesaggio irreale, lasciandomi guidare e pensavo ai miei genitori, ai miei fratellini ed alla sorellina che si era addormentata sulle mie ginocchia.

 

Cammino a lungo senza vedere nessuno e senza sapere dove mi trovo e poco per volta l’acqua defluisce lasciando uno spesso strato di fango insidioso. Mi accorgo solo ora che non mi sono fatto nulla, non ho ne’ un graffio ne’ una slogatura e mi ricordo di Visnu’ e di quello che dicevano di Lui i miei genitori e realizzo che quando ero stato trascinato dalla corrente  avevo sempre pensato a Lui, all’immagine sbiadita, dipinta su una vecchia tela, che mia mamma lavava spesso con grande venerazione.

Continuo a pensare a quella Sacra Figura ed all’improvviso, mentre cammino, la vedo arrotolata su un ramo, coperta di fango: la raccolgo e la pulisco mentre ripeto il suo nome.

 

Dopo lungo cercare in ogni luogo, mi sono reso tristemente conto che quell’immagine era tutto quello che era rimasto della mia casa e della mia famiglia, trasportata via dalla furia dell’acqua mentre del piccolo villaggio non sono riuscito a trovare mai nessuna traccia.

Rivivo quel tempo, non so quanto era durato, in cui ero come sospeso, senza riferimenti, senza affetti, senza piu’ lacrime fino a che mi sono sentito completamente svuotato ed ho vagato a lungo, abbandonandomi a tutto cio’ che mi circondava, affidando ad esso la mia sopravvivenza.

Abituato a vivere in contatto con la natura, mi sono lasciato guidare da essa per trovare riparo, protezione e cibo e con l’immagine di Visnu’ sempre con me, recitavo al mattino ed alla sera le preghiere che la mia famiglia mi aveva insegnato ed in quel momento la sentivo presente, viva ed allegra dentro il mio cuore.

Mi rendo conto che negli anni successivi avevo trascurato l’importanza di quei momenti che ora mi appaiono sacri, magici e miracolosi poiche’ dovevo essere proprio in armonia con tutto cio’ che mi circondava per sopravvivere a lungo, giovane com’ero, senza paura e difficolta’ nella foresta e, dissolti poco per volta i ricordi tristi, ho incominciato a vivere ogni giorno come una vacanza, un gioco che mi permetteva di utilizzare tutte le mie risorse e di ampliarle, imparando sempre nuove conoscenze.

 

Proseguo il mio cammino e comprendo che l’inondazione era di grandi proporzioni poiche’ fango ed alberi spezzati sono presenti ovunque e spesso trovo alcuni resti che mi sono utili: pezzi di stoffa, animali vaganti che mi donano il loro latte ma mi stupisco che non trovo mai nessuno come se tutte le persone si fossero radunate in un luogo a me inaccessibile e che ero destinato a rimanere da solo, sentire la mia voce echeggiare nell’aria senza trovare risposta se non quella dei suoni molteplici della foresta fino a che la fitta vegetazione si dirada e mi appare un paesaggio diverso, con alture, anfratti e le montagne innevate appaiono molto piu’ vicine, rendendo l’aria piu’ frizzante e limpida.

Ci sono molti rifugi confortevoli in questo luogo ed in un primo momento penso che potrei scegliermene uno, riposandomi per qualche giorno ma su una altura dove  il mio sguardo spazia lontano, mi appare una linea immaginaria che mi unisce ad una zona ben visibile, ai piedi di un vasto promontorio e mi sento guidato a seguirla.

 

Ho percorso sentieri che esistevano solo nella mia fantasia ed avevo sempre in mente quel promontorio come se qualcosa mi spingesse fino la’ e piu’ mi avvicinavo piu’ vedevo che era solo l’inizio di un’alta montagna, prima coperta di vegetazione, poi di una zona piu’ brulla e rocciosa fino a coprirsi di neve, la’ dove il mio sguardo si perdeva all’orizzonte. Quella visione mi riempiva di gioia e diventava luogo di sogni e di meraviglie ed era diventata per me molto importante: ero contento poiche’ alla sera essa sembrava sempre piu’ vicina che al mattino e riuscivo sempre a trovare i percorsi piu’ agevoli e comodi fino a che ho incominciato a pensare che ci fosse qualcosa che mi attirava fino la’ e fantasticavo su cosa potesse essere e nel frattempo, quasi senza accorgermene, avevo imparato a dialogare con l’ambiente circostante, sentire i suoi sussurri, le sue indicazioni e leggere gli infiniti messaggi che mi lasciava ovunque, sui tronchi degli alberi, per terra ed io potevo percepire la presenza di animali pericolosi, la pioggia o il vento, il profumo degli alberi da frutta selvatici, i bulbi commestibili che lentamente crescono nel terreno, i funghi saporiti che mio padre mi aveva insegnato a riconoscere ed avevo anche capito quali legnetti potevano offrire il dono del fuoco.

 

Giorno per giorno i segreti della natura mi si svelano ed io comprendo che da sempre le appartengo che e’ lei ora la mia nuova casa senza confini ed e’ lei, nei suoi molteplici aspetti, la mia famiglia amorevole.

Per avere una piu’ ampia visione del mio percorso immaginario verso la meta, mi arrampico su un albero ed osservo a lungo il panorama per vedere la direzione migliore da intraprendere ed in questa posizione rialzata mi sembra che il paesaggio mi venga incontro chiamandomi affinche’ io mi tuffi in esso ed in un silenzio irreale mi sembra di udire delle preghiere e di sentire un profumo di incenso.

Da quel giorno i miei sogni diventano molto piu’ frequenti e nitidi fino a che stamattina mi sveglio ricordandomi con precisione  di un percorso tra le rocce che conduce ad un anfratto ampio e comodo e ne seguo la traccia fino a sera, aspettando con ansia di addormentarmi per vedere altre indicazioni.

 

Rileggendo quelle pagine e rivivendo le stesse sensazioni di allora, comprendo che e’ stato davvero il periodo piu’ bello di quell’esistenza poiche’ sentivo di essere sulla strada giusta, che quel mio vagare aveva uno scopo, che c’era qualcosa che avrei trovato in quel luogo di cui tutte le notti sognavo il percorso piu’ agevole che avrei fatto il giorno seguente e che quella linea immaginaria diventava un sentiero luminoso, sempre piu’ ricco di promesse e gioia.

Con la purezza della gioventu’, quando si concentra su un obiettivo, non ho mai dubitato delle mie azioni, non mi sono mai posto domande e giorno per giorno riuscivo a trovare vie nascoste tra rocce strapiombanti, anse tranquille tra ruscelli in piena ed un sicuro rifugio per ogni notte con la certezza che quel luogo, sempre piu’ vicino, mi attirava a se’ per un motivo preciso che ancora non si svelava fino a che in una notte calda, illuminata dalla luna piena, ho fatto un sogno particolare.

 

Oggi ho camminato piu’ del solito ed ho raggiunto il punto che il sogno di ieri mi aveva indicato, mi sistemo per dormire e sprofondo subito nel sonno. Mi appare la via da percorrere come un filo d’oro tra gole e precipizi ed ad un certo punto sento profumi d’incenso ed un canto in lontananza, con la stessa melodia di quello che cantavo con la mia famiglia.

Nel sogno indosso un abito bianco ed i miei passi sfiorano il terreno mentre mi avvicino velocemente seguendo il suono e le fragranze, sprofondando in esse, fino a che vedo un sottile filo di fumo che danza in volute e forme che assumono i colori della foresta, dei fiumi, dei campi fangosi che ho attraversato nel lungo viaggio per giungere fino a qui. Con un senso di rispetto rallento l’andatura e la preghiera entra dentro di me, guidando i miei passi senza che me ne accorga fino a farmi raggiungere, dopo una salita ripida tra rocce a strapiombo in una meravigliosa radura in cui vedo una persona senza eta’, illuminata dai raggi del sole che prega, avvolta da profumi d’incenso ed erbe aromatiche.

Resto immobile a fissarla ed anche se non apre gli occhi e non interrompe la sua pratica, sento con certezza che mi ha visto e che mi aspettava da tempo; il suono i profumi, i colori si mischiano nel sogno ed io non capisco se la persona che vedo sono io o un altro poiche’ tutto poco per volta sfuma ed i contorni diventano indefiniti fino a che tutto cio’ che mi circonda diventa un’unica luce.

Mi sveglio dolcemente ed il sole non e’ ancora sorto ma gia’ i bagliori dell’alba annunciano la sua venuta; forse non ho dormito molto ma mi sento fresco, riposato e felice, poiche’ il percorso che ho sognato stanotte e’ quello finale che mi portera’ alla meta e quella persona misteriosa che ho visto sento che mi sta avvolgendo dolcemente e che mi accompagnera’ in quest’ultimo tratto.

 

Sfogliando questa sezione del Libro della mia Vita, rivivo le sensazioni particolari che ho provato quel giorno: il percorso che avevo sognato e che stavo percorrendo era cosi’ preciso che mi sembrava di vivere ancora nel sogno e tutto quello che mi circondava, le rocce aguzze, i canaloni, l’erba fresca ed i fiori che facevano capolino dagli anfratti, mi sembravano irreali, inconsistenti, pronti a svanire da un momento all’altro ed io che facevo parte di questa rappresentazione mi sentivo leggero, con la mente concentrata su ogni passo e movimento ed a volte mi sembrava che dovessi svanire anch’io come quelle nebbioline leggere prima dell’alba.

Questa concentrazione mi ha senz’altro aiutato a superare i precipizi, a saltare tra le rocce senza precipitare o avere incertezze e paure muovendomi sicuro in un ambiente cosi’ impervio e capisco che, poiche’ era il mio compito raggiungere quel luogo, avrei potuto superare difficolta’ di ogni genere senza accorgemene e senza rischi. Mi ricordo che, poiche’ l’ascesa era molto faticosa, a volte trovavo un piccolo arbusto a cui aggrapparmi e riposarmi un po’ e che quella figura  misteriosa che avevo sognato era sempre piu’ presente e mi esortava, con dolcezza, a proseguire poiche’ il percorso era ancora lungo e non potevo perdere troppo tempo poiche’ non avrei potuto ne’ fermarmi ne’ proseguire, una volta calato il buio.

In questa condizione irreale, ai confini tra il sogno e la veglia, mi accingo a superare l’ultimo sperone roccioso.

 

Sono salito moltissimo e guardando in basso intravedo quasi come in una nebbia, la strada gia’ percorsa che mi sembra appartenere ad un passato gia’ lontano; un’alta bastionata rocciosa si staglia nel cielo azzurro ed un’aria fresca mi accarezza. Seguendo centimetro per centimetro le indicazioni del sogno, ritrovo una stretta cengia che come una scala mi permette di procedere agevolmente aggirando ogni difficolta’ muovendomi tra gli anfratti ed all’improvviso appaiono degli scalini di pietra, disposti con sempre piu’ cura, che salgono a spirale.

Mi ricordo che nel sogno ad un certo punto avevo sentito un canto ed un profumo d’incenso e quando mi trovo esattamente li’, rivivo le stesse sensazioni che mi accompagnano lungo l’ultimo tratto di salita che termina in una radura d’erba verde.

Vedo il filo di fumo e la stessa figura del sogno che ora pero’ smette di cantare e mi osserva in silenzio mentre mi avvicino piano, con rispetto e riverenza e quando gli sono vicino, mi suggerisce di sedermi e mi offre una bevanda calda.

 

Siamo stati a lungo a guardarci negli occhi senza parlare e mi sembrava naturale essere li’, avere seguito per cosi’ tanti giorni un sogno ed essere giunto a destinazione e mentre mi ricordavo, ripercorrevo tutti gli avvenimenti dall’ultima notte trascorsa in famiglia prima dell’inondazione ed ho avuto la certezza che la figura di fronte a me vedesse le stesse  immagini che evocavo nella mia mente e che costruiva con me un dialogo silenzioso e profondo, facendomi ascoltare le sue sensazioni, i suoi pensieri e la sua gioia nel vedermi, dopo avermi aspettato per tanti anni.

Sfogliando le pagine successive del mio Libro, rivivo i livelli di profondita’ sempre maggiori che quella persona mi insegnava, usando poche parole  ma comunicando attraverso sguardi, gesti ed energia, aiutandomi ad approfondire il dialogo sottile con tutto cio’ che ci circonda, dal piccolo fiore, all’animale che viene a farci visita, alle stelle imperturbabili nel cielo e questa fase della mia educazione, che e’ durata molti anni, iniziava e finiva con preghiere, canti e recita dei testi sacri che l’Eremita, che per me era il mio Maestro, sapeva a memoria e che mi insegnava a ripetere, con grande pazienza.

 

Le giornate trascorrono nell’attenzione e consapevolezza dei piccoli gesti quotidiani, dalla pulizia giornaliera della grotta, alla raccolta dell’acqua nel ruscello vicino, alla preparazione delle offerte di fiori ed erbe profumate per le preghiere, alla preparazione del cibo a base di bulbi, funghi, frutti a seconda delle stagioni, all’insegnmaneto ed alla pratica della meditazione profonda che occupa tutto il resto della giornata.

Poco per volta riesco a comprendere le regole che determinano l’ordine e l’armonia in tutto cio’ che ci circonda, cosa aspettarmi a seconda delle stagioni ed il mio Maestro dedica parecchie ore a spiegarmi il movimento delle Costellazioni, a riconoscere i pianeti, i vari tipi di erbe accompagnando le sue parole ed i suoi gesti con figure e disegni che delinea in modo preciso con un bastoncino sulla morbida terra e sento che giorno dopo giorno sto facendo progressi e che egli e’ molto contento di me poiche’ sono attento ed imparo velocemente.

 

Avevo notato che il mio Maestro, quando non si abbandonava al silenzio insondabile della meditazione che lo adornava di una luce soprannaturale, ripeteva in continuazione il nome di Visnu’  e nel periodo della mia giovinezza ho incominciato a riflettere che questo nome, con le sue energie, mi aveva sempre accompagnato fin da quando mia madre lo cantava mentre svolgeva i lavori domestici, lavorava con mio padre il piccolo orto o quando ci accudiva ed era l’immagine sulla tela che rappresentava tutto cio’ che  mi era rimasto della mia vita precedente. Sapevo che era una pratica usuale quella di recitare i nomi di Dio ma l’avevo sempre considerato come una cantilena senza molto significato ma ora, nella mia vita cosi’ ridotta all’essenziale dove anche ogni  parola era sacra, doveva nascondere altri risvolti se anche il mio Maestro la recitava con grande attenzione e da allora ho incominciato anch’io a riprendere questa antica usanza, con l’intenzione di scoprirne i segreti.

 

Il mio Maestro recita il nome di Visnu’, ‘OM mi abbandono a Te, Visnu’ ‘, in ogni istante del giorno, qualsiasi attivita’ faccia; anche mia mamma lo faceva e questa pratica e’ sempre stata parte della nostra mentalita’ e sicuramente racchiude profondi significati. Noto anche che da qualche tempo, mentre canta questo nome, egli mi guarda profondamente negli occhi ed in quei momenti i miei pensieri si fermano e sento questo suono risuonare dentro di me.

Molti ricordi lontani legati a questo nome affiorano nella mia consapevolezza e da quel giorno decido anch’io di concentrarmi su di esso e sulla Sua Immagine.

 

Mi ricordo che all’inizio mi distraevo e dopo poco pensavo ad altro ma il mio Maestro, mi guardava intensamente esortandomi a non scoraggiarmi insistendo con questa semplice pratica e giorno per giorno sentivo sempre di piu’ le vibrazioni e l’energia di questa divinita’ entrare dentro di me, donandomi nuova forza e consapevolezza e la Sua immagine si arricchiva di particolari sempre nuovi e, durante la meditazione, diventava viva e mi sorrideva.

 

Preso dalla devozione, dalla meditazione, dalla preghiera e dalle piccola attivita’ domestiche, anno dopo anno il tempo mi dona il silenzio, la pace e l’assenza dei pensieri ed io divento sempre piu’ recettivo agli insegnamenti attenti e premurosi del mio Maestro ed il nostro dialogo interiore diventa sempre piu’ profondo e mi guida verso la sublime dimensione della beatitudine e dell’Unione Cosmica in cui egli costantemente dimora.

In modo naturale, comprendo che sono sempre piu’ in armonia con tutto quello che mi circonda, le verdure del piccolo orto, l’albero da frutta che era stato piantato molto tempo prima della mia venuta, vibrano di gioia al mio avvicinarsi e sembra che si tendano verso di me ed io dono loro la Sacra Energia che mi pervade; anche gli animali gradiscono sempre di piu’ la mia compagnia e si avvicinano senza paura e gli uccelli vengono volentieri a posarsi sulla mia mano, regalandomi la loro bellezza ed il loro canto armonioso.

Sono passati molti anni da quando sono arrivato qui, in modo miracoloso, e so, anche se non posso vedermi, che sono diventato adulto, forte nel fisico e nello spirito ed il mio Maestro non e’ invecchiato, anzi mi sembra sempre piu’ giovane ed il suo amore nei miei confronti e per tutto cio’ che ci circonda e’ sempre piu’ vasto.

Ogni tanto mi capita di pensare alla mia vita e sorrido: da un punto di vista superficiale sembra inutile e sciocca, lontana da ogni altro essere umano, senza una famiglia, i giochi dei bambini ma io so che sto coltivando qualcosa di molto piu’ grande e che dura per sempre.

Del resto anch’io facevo parte di una famiglia felice, devota ed in armonia ma e’ stata distrutta in una sola sera e questo mi ha insegnato che la felicita’ che si basa sulla vita esteriore, sui beni materiali o sull’affetto dei propri cari e’ qualcosa che passa, come le stagioni della vita e che la pace senza confini, la beatitudine suprema e’ il dono dello Spirito, l’unico obiettivo che non delude, che riempie di pienezza e che accompagna in ogni esistenza.

 

In quella vita solitaria, il mio Maestro mi aveva insegnato a superare l’illusione della dualita’ e mi aveva donato la consapevolezza che cio’ che  rende  possibile l’esistenza e la vita di tutto cio’ che circonda, e’ l’Unica Energia Divina che pervade il Tutto in ogni dimensione, dalla stella piu’ splendente all’insignificante granello di polvere sulla Terra e che lo scopo di ogni essere e’ quello di ritornare a questa Sacra Sorgente e diventare Uno con essa.

 

E’ una bella giornata d’autunno, il cielo azzurro e’ limpido e trasparente e mi sono svegliato pervaso da una pace particolare, ancora piu’ insondabile e misteriosa; negli anni ho imparato a dormire sempre di meno, attingendo vitalita’ e forza dalla Divina Energia che tutto pervade e subito l’immagine di Visnu’ si presenta alla mia mente con insolita nitidezza fino a trasformarsi in un essere reale che appare di fronte a me, inchinandosi lievemente e sorridendomi.

E’ vestito di luce ed e’ molto piu’ bello di qualsiasi umana rappresentazione abbia mai visto e mi guarda con occhi dolci, di una profondita’ insondabile; rimango immobile, senza pensieri e senza respiro ed Egli lentamente si avvicina a me e mi sfiora con la sua mano la fronte ed io mi sento espandermi all’infinito, racchiudendo stelle, galassie, sentendo dentro di me ogni animale, ogni essere presente sulla Terra, gioendo e soffrendo con loro.

Ogni dualita’ e’ scomparsa, mi sento senza peso, pervaso da un piacevole calore e dall’Energia Divina che scorre finalmente senza nessun ostacolo dentro di me ed il Sacro OM risuona come un tuono fino a diventare un silenzio assoluto in cui la Voce di Dio mi parla con un Amore infinito.

Visnu’ non e’ piu’ di fronte a me ma e’ in me, per sempre: sono giunto alla Sorgente del Tutto e sono diventato Uno con Essa.

 

Il mio Maestro aveva vissuto in prima persona ogni particolare di questa mia travolgente esperienza e si inchina di fronte a me, donandomi gli ultimi fiori autunnali che aveva raccolto per l’offerta dell’alba. Da allora il tempo si e’ fermato, le stagioni sono scivolate nell’estasi e nella pace senza confini ed io ho gioito di questa benedizione ininterrottamente.

Anche il mio Maestro era diventato parte di me, come io sono stato parte di lui dal primo giorno che sono giunto presso la radura ed insieme, dopo alcuni anni, abbiamo lasciato il corpo fisico per continuare in altre dimensioni, luoghi e tempi la Sacra Danza che conduce a Lui.

 

Rileggendo il Libro di questa esperienza, ormai molto lontana, riprovo le stesse emozioni che avevo provato durante essa ma anche le stesse sensazioni di quando le ho rilette per la prima volta comprendendo che la realizzazione di Dio che avevo avuto modo di vivere, era solo l’inizio del mio percorso e che non mi avrebbe piu’ appagato vivere in eterna beatitudine in Lui, sapendo che infiniti erano gli esseri che si dibattevano nel pantano e nel vortice dell’esistenza, infelici, sperduti e senza guida.

Avevo vissuto alcune vite come eremita e tutte erano simili tra loro: dopo un periodo piu’ o meno lungo nel mondo esteriore sentivo sempre l’esigenza di ritirarmi da solo per ritrovare Dio fino a che ho maturato dentro di me la consapevolezza che era meraviglioso trasmettere questa esperienza a piu’ persone, aiutandole nel loro percorso.

Da allora in poi ho desiderato guidare io stesso le persone verso l’Unione Cosmica ed ho compreso che questo poteva essere piu’ facile solo se io stesso ripartivo da zero, ripercorrendo in diversi contesti, le tappe dello smarrimento, dell’insoddisfazione dell’effimero e della ricerca di Dio fino alla Suprema Realizzazione, sperimentando in prima persona ogni difficolta’ fino alla meta finale affinche’ molti potessero ispirarsi dal mio percorso, simile al loro, ritrovando la loro via attraverso la mia testimonianza fino alla Suprema Beatitudine senza confini.

Ho cosi’ compreso che sulla Terra la realizzazione di Dio e’ completa solo se vissuta sia a livello di Spirito  che di Materia poiche’ il Sacro compito dell’umanita’ e’ quello di essere il ponte tra l’uno e l’altra fino ad unificare entrambi gli aspetti nell’Uno.

Nell’azione quotidiana, nell’essere consapevoli di essere Lui che agisce nelle piccole faccende domestiche come nelle scelte piu’ importanti, Dio si manifesta nella Materia, attraverso il dono del corpo fisico, attraverso cui puo’ agire e dare il miglior contributo mentre nella meditazione, nel silenzio, nell’Energia che pervade ogni cellula fino all’estasi ed all’Unione Suprema Lo si realizza nello Spirito; in questi due aspetti si concretizza il movimento dello Spirito che pervade la Materia facendola agire secondo il Sacro Proposito, e che infine  ritorna a Dio, sperimentando l’Unione Suprema attraverso il corpo fisico.

Da allora quando sentivo di ritornare sulla Terra, mi impegnavo a realizzare un viaggio che avesse questi obiettivi per sperimentare gli infiniti modi per realizzare Dio, vivere il Suo Amore e donarLo, aiutando sempre piu’ persone a ritrovarLo dentro di loro.

 

Divina essenza, condivido con te un’altra esperienza per me significativa, alla luce di questo sentire.

In questa occasione ho deciso di approfondire maggiormente l’aspetto fisico, la Materia nei suoi molteplici aspetti  per ritrovare attraverso di essa quelle stesse chiavi, per conoscere altri misteri e sfumature del Miracolo e del Dono della Vita e trovare ugualmente il modo di fermare il vortice dell’esistenza nel mio Tempio Interiore, pervenendo alla stessa  pienezza e compimento.

Ho scelto quindi di essere un semplice pescatore in un paese nel nord del mondo, dove nessuno insegnava pratiche di meditazioni, ed il grande Maestro era l’Oceano che nutriva la vita e la toglieva, facendoci danzare con esso nelle diverse stagioni, donandoci la densa nebbia d’inverno e le limpide giornate estive, dove il cielo diventava anch’esso mare, nel blu piu’ profondo.

Ho accettato il rischio di dimenticare il mio compito, di perdermi nel vortice dell’esistenza, nella superficie dove tutto appare come non e’, mostrando lusinghe e false promesse sapendo che proprio in queste difficolta’ si realizzava la danza dello Spirito che si nasconde e si svela, permettendo alle persone di allontanarsi da esso, inebriarsi dell’effimero fino a maturare quella sacra sensazione, inspiegabile e bella, che altro non e’ che la nostalgia di Dio.

Troppo facile e’ invece conseguire la pace interiore in una vita di privazioni esteriori rilegando il risveglio alla sola sfera spirituale senza sperimentare e vincere quelle occasioni in cui il corpo fisico  e’ ingannato dall’illusione per superarle e sperimentare, attraverso di esso, quelle sensazioni che innescano la ricerca ed il risveglio spirituale, portando le energie del divino in ogni piano dell’esistenza umana.

Sacra e’ la Materia ed il compito da effettuare in essa e coloro che si manifestano sulla Terra hanno deciso di realizzarlo, attraverso il suo insegnamento, partendo da essa per ritrovare e vivere il livello dello Spirito, unificando entrambi gli aspetti, come e’ giusto che sia, se si ha un corpo fisico.

 

Leggo ora per te il Libro di quell’esistenza, ripercorrendo insieme le fasi principali e riscopro dentro di me nuovi significati di quel viaggio che mi ha permesso di ritrovare nuove chiavi ed aspetti che arricchiscono il mio cammino verso la Verita’.

 

Sono un ragazzo che vive in un paese nel nord del mondo, con le case di mille colori, in un fiordo che unisce il verde dei prati al blu dell’oceano ed oggi e’ finito il mio ultimo giorno di scuola, la fase di istruzione sui banchi di scuola, e’ alle mie spalle. Sono in compagnia dei miei amici che fanno la mia stessa strada e siamo tutti felici pensando alle infinite promesse che la bella stagione ci dona, con le sue fragranze, le farfalle colorate che volteggiano nell’aria; rifletto dentro di me sugli insegnamenti della Vita che mi aspettano da ora in poi e mi lascio andare a qualche nostalgia sul periodo della mia adolescenza che volge al termine.

Tutti i miei famigliari lavorano sul mare e mentre cammino verso casa penso a mia mamma che sta accudendo la casa e dispone i merluzzi appena pescati a seccare appesi ai pali di legno, a mio padre che e’ gia’ in mare da parecchie ore ed al nostro cane Ulk, un terranova marrone e bianco che mi sente sempre arrivare e che correra’ verso di me.

Penso anche con tenerezza a mia sorella, piu’ grande di me, che lavora nel grande faro che illumina il fiordo e custodisce il passaggio delle imbarcazioni, che mi ha promesso che oggi verra’ a trovarmi.

All’improvviso i miei amici si mettono a correre lanciandosi i libri di scuola ed io dimentico ogni pensiero, mi unisco a loro, e spensierati ridiamo allegri; anche se i nostri destini saranno diversi, avremo comunque occasione di tenerci compagnia molto a lungo poiche’ in questo paese ci conosciamo tutti e condividiamo insieme ogni fase della vita.

Giunto presso casa, mia sorella ed il cane mi vengono incontro festosi ed io saluto i miei amici e varco il piccolo cancello che custodisce il nostro giardinetto, accudito con cura, ora ricco di fiori e profumi. Dopo gli schiamazzi, mi godo un po’ di silenzio nella mia cameretta con i mobili di legno, le soffici coperte e dispongo i miei libri sugli scaffali, pensando ai lunghi giorni che ancora mi aspettano prima dell’inverno buio e freddo.

 

Ho negli occhi la limpidezza assoluta di quella giornata, l’oceano azzurro e calmo che all’orizzonte diventava il cielo ed il verde dei prati. Il clima era piacevole, accompagnato da una brezza leggera e c’era tanto silenzio poiche’ ognuno era intento a sentire i suoni della natura che si risvegliava e si espandeva nei pochi mesi a disposizione prima dell’autunno e non si dormiva quasi poiche’ la luce ci inebriava e durava molto a lungo.

Avevo scelto di non ricordare nulla delle mie esperienze come eremita ma rileggendo quelle pagine mi rendo conto che c’era comunque qualcosa dentro di me che non poteva essere cancellato: il desiderio di rimanere, ogni tanto, da solo a sentire nel silenzio la voce dell’oceano, dall’alto dei fiordi, il vedere le onde che si frangevano sulle alte pareti rocciose ed ascoltare la voce del vento che ho sempre immaginato mi raccontasse di paesi e luoghi lontani dove la mia fantasia correva libera.

Tra i molti momenti solitari, leggo di quell’ultimo giorno di scuola.

 

I miei genitori mi hanno accordato tutti i mesi d’estate di vacanza, prima di decidere se aiutare mia sorella oppure andare per l’oceano ed ho deciso di non pensare a questa scelta per un po’ e gioire del tempo libero.

Appena finito il pranzo, esco con il cane per raggiungere l’estremita’ del fiordo da cui si vede l’oceano senza fine ed il faro, in lontananza; mi piace la compagnia dell’animale poiche’ e’ attento e nel silenzio ci capiamo perfettamente; intuisce dove ci stiamo recando ed e’ felice, cammina piu’ velocemente di me ma mi aspetta sempre senza che lo debba chiamare.

Giunti al punto piu’ alto, vediamo il grande prato verde che all’orizzonte si fonde con il cielo ed assaporiamo i profumi del mare, gli spruzzi delle onde e le fragranze della Terra, con i suoi fiori e le numerose farfalle colorate. Mi fermo nel luogo piu’ panoramico, dove posso spaziare in ogni direzione e mi siedo comodamente, osservando il volo dei numerosi uccelli, intenti ad accudire le numerose uova che stanno per dischiudersi.

Mi sento sospeso tra la giovinezza e la maturita’, in questa linea di confine dove un periodo si e’ concluso ed un altro sta per incominciare e tutto e’ possibile; lascio la mia mente vagare nello spazio senza fine, abbandonandomi ai suoni dell’oceano, lasciando andare ogni pensiero per farmi trasportare nella vastita’ del Mistero della Vita.

Dopo aver corso qua e la’, anche il cane si siede vicino a me, appoggia delicatamente il capo sulle mie gambe e rimaniamo a lungo, cosi’ in silenzio, mentre innumerevoli onde si rifrangono sull’alta scogliera e le nuvole corrono, all’orizzonte.

 

Alcuni miei amici avevano deciso di festeggiare l’ultimo giorno di scuola ma io non ne avevo avuto voglia, avevo preferito rimanere da solo, forse per offrire inconsciamente all’oceano il mio futuro destino, nel rispettoso silenzio della sua maestosita’. Anche se non ricordavo nulla delle mie vite passate, mi rendo conto che il mio modo di affrontare la vita, le riflessioni e la profondita’ che sentitvo dentro di me erano frutto della mia saggezza acquisita tra le ere  poiche’ nulla di cio’ che si e’ interiorizzato va perduto ed agisce sempre sotto la superficie che puo’ variare a seconda dei contesti.

In quel paese del nord dove talvolta si potevano incontrare gli iceberg galleggiare sull’acqua, non c’era nessun saggio orientale ne’ nessuno che mi potesse insegnare la meditazione che conduce alla realizzazione del Se’ ma ognuno, se lo desiderava, poteva ascoltare la saggezza della natura e degli animali che sempre svelano i segreti della Vita.

In quel pomeriggio ormai lontano, avevo visto scorrere come in un film la mia infanzia ed adolescenza e sono stato avvolto da una grande pace, avevo sorriso, dentro di me e la decisione di accettare la proposta di un giovane amico di mio padre che mi aveva preso in simpatia e che si era offerto di trasmettermi  tutti i suoi segreti, era affiorata alla mia consapevolezza all’improvviso.

Mi piaceva il modo di fare, silenzioso ed attento di quella persona, il suo viso cotto dal sole e dalle intemperie e la sua barba bionda - rossiccia con qualche striatura bianca e convinto di questa scelta, torno a casa, sicuro che i miei genitori avrebbero condiviso la mia decisione.

 

Ulk si stira, e si alza, annusando il terreno; ha capito che e’ ora di tornare e lentamente ci dirigiamo verso casa dove e’ da poco arrivata mia sorella che sente l’abbaiare del cane e ci viene incontro.

A tavola, per la cena, siamo tutti riuniti, in armonia e mia mamma mi ha cucinato i miei piatti preferiti!

Sono deliziosi, mi sento felice e, quando mi sembra il momento giusto, confido la mia decisione e vedo con gioia che tutti approvano e che soprattutto mio padre e’ contento poiche’ ha sempre stimato Mark,anche se un po’ stravagante e decide di accompagnarmi, dopo cena da lui, per fare due chiacchiere.

Sono sempre affascinato da questo periodo dell’anno poiche’ e’ quasi sempre giorno, sembra che il tempo si sia fermato e che tutto resti cosi’, per sempre, dentro ogni cuore.

Brindiamo tutti al mio futuro ed i miei famigliari mi augurano ogni felicita’ e mi consegnano un regalo, in un piccolo pacco colorato; penso a cio’ che ho sempre desiderato e mentre lo prendo in mano per aprirlo, sento che e’ proprio quello e sorrido dentro di me.

E’ proprio quel bellissimo coltello con la lama robusta ed il manico in legno profumato che avevo desiderato da tempo: lo osservo con attenzione, sfioro la lama affilata e piu’ volte, con delicatezza, la tiro fuori e la richiudo, verificando la perfezione di ogni particolare. Mi accorgo che questo oggetto e’ particolarmente felice di essere mio e so che mi accompagnera’ per tutta la mia vita e sorrido a quest’idea.

Una bottiglia non e’ stata ancora aperta e mio padre decide di portarla a Mark, visto che andiamo da lui ed Ulk decide che e’ il caso di accompagnarci e si dirige tranquillo verso la porta insieme a noi.

Mark abita in una vecchia casa, un po’ isolata, circondata da un grande prato, da cui si gode di una

spettacolare vista sull’intero paese e sul fiordo; mio padre e’ molto allegro, mi racconta delle sue avventure con Mark e di come sia una persona silenziosa, riservata ma molto buona e generosa.

Non ha famiglia perche’ dice che l’oceano e’ la sua famiglia in quanto gli dona tutto il necessario ed anche il superfluo e che non ha bisogno d’altro; subito penso che forse sara’ difficile conquistare il suo cuore e mi prometto di fare del mio meglio per piacergli e per meritarmi la sua fiducia.

 

Mark e’ sempre stato intuitivo, aveva previsto che sarai andato da lui ed aveva comprato i miei dolciumi preferiti e quando lo vedo, al limitare del giardino che mi fa cenno con la mano, sento che mi stava aspettando.

 

I nostri sguardi si incontrano e mi sembra di conoscerlo da sempre, come se qualcosa di antico e lontano ci legasse; ci accoglie con grande gioia ed anche Ulk manifesta la sua approvazione, saltandogli addosso e facendoci divertire. Ridiamo e scherziamo ed i due amici rievocano le loro avventure sull’oceano, sia quelle divertenti che quelle tragiche, sempre con lo stesso stato d’animo; mio padre stima molto Mark che e’ ritenuto il lupo di mare piu’ esperto del paese, capace di riportare a casa qualsiasi imbarcazione dalle tempeste, per la sua innata abilita’ di prendere sempre le onde nel modo giusto, abbandonandosi alla furia dell’oceano, sfruttandone la sua forza.

Ha progettato e curato lui stesso la costruzione della sua imbarcazione, solida e perfetta, capace di cavalcare il mare piu’ burrascoso, danzando con esso e ci descrive nei dettagli ogni sua caratteristica, aiutandosi con schizzi e foto, del resto, mi dice affettuosamente, “e’ la nostra compagna di lavoro!”

Chiacchieriamo a lungo prima di salutarci per darmi l’appuntamento l’indomani mattina per accompagnarmi a fare un giro con la sua barca e prendere confidenza con le attrezzature e torniamo a casa che e’ ancora giorno.

 

Mi ricordo che Mark aveva deciso di prendersi vacanza nei giorni che ci vedevamo e mi ha insegnato tutto quello che poteva servirmi come se fosse un gioco, lasciandomi degli intervalli per vedere i miei amici e riposarmi affinche’ decidessi io quando iniziare davvero. Avevo capito le sue intenzioni e ne ero grato poiche’ mi sarebbe dispiaciuto iniziare subito a lavorare e cosi’, fornendomi le informazioni con calma e poco per volta, stimolava il mio interesse ed il mio desiderio di capire tutti i segreti.

Cosi’ dolcemente, senza che neanche me ne accorgessi, incomincio la mia esperienza  sull’Oceano vivendo i momenti di bonaccia e di tempesta senza timore, finendo per rimanere attento in ogni circostanza ascoltando cio’ che la natura suggerisce ai suoi figli affinche’ possano sempre superare ogni difficolta’.

Da allora il tempo e’ passato veloce ed ho scritto molte pagine del mio libro ed un giorno mi stupisco di quanto di me ho lasciato alle spalle e di quanto sono cambiato.

 

Oggi grande nuvole si avvicinano all’orizzonte e sta per scatenarsi una tempesta, io e Mark abbiamo tutto il tempo per tornare al porto prima che essa si scateni in tutta la sua forza ma all’improvviso il vento cambia direzione e ci troviamo in mezzo all’uragano. Il rumore assordante non ci permette di sentire le nostre voci e dobbiamo agire in perfetto accordo, senza sbagliare. E’ la prima volta che affronto una furia dell’oceano di questa portata e so che mi devo impegnare a fondo per applicare tutto quello che ho imparato e non ho tempo per avere paura.

Le onde sono altissime, la barca scricchiola in ogni sua parte e non si vede nulla poiche’ l’acqua si abbatte sulla cabina e ci sovrasta ovunque; non dico una parola ma sono tranquillo e dopo aver sistemato il carico e fissato con corde tutto cio’ che puo’ muoversi, mi dirigo verso la cabina di pilotaggio rischiando piu’ volte di essere sbattuto in mare poiche’ la barca si impenna paurosamente tra i flutti rimanendo talvolta quasi sommersa.

Non vedo nulla, riesco a stento a tenermi e con grande difficolta’, raggiungo Mark che dirige l’imbarcazione con sicurezza ed attenzione, danzando tra le onde altissime ed il tempo si e’ fermato. L’esperienza del mio compagno gli permette di orientarsi, seguendo percorsi invisibili, noti a lui solo ed all’improvviso intravediamo la luce del faro che ci guida fino al porto.

Continuiamo a rimanere in silenzio mentre attracchiamo e scarichiamo i pesci che siamo riusciti a salvare e solo quando tutto e’ a posto e camminiamo sul molo, Mark mi appoggia una mano sulla spalla sorridendomi e dicendo che mi sono comportato bene ma non parliamo della nostra avventura che ognuno ha vissuto personalmente poiche’ e’ un’esperienza intima tra noi e l’Oceano.  

 

In quella  prima grande tempesta mi sono accorto che avevo varcato la soglia della giovinezza, entrando nella fase piu’ responsabile della maturita’ e delle scelte che avrebbero determinato il corso della mia vita. Mark mi stava insegnando i suoi ultimi segreti per prepararmi a lavorare con lui da pari a pari non piu’ come un allievo.

Il tempo fluisce veloce, decido di sposarmi e di farmi una famiglia poiche’ ormai sono indipendente ed ho imparato il mestiere di pescatore, pur sapendo che l’oceano avra’ sempre segreti da svelare.

Senza che mi accorgessi i figli crescevano, diventando bei ragazzi con il loro carattere ed ambizioni e leggo alcune pagine che descrivono gli avvenimenti che si sono rivelati decisivi, negli anni seguenti.

 

La giornata e’ splendida e la pesca e’ stata abbondante, Mark e’ silenzioso, il suo sguardo ha qualcosa di strano, sta per dirmi qualcosa di importante ed io non parlo, rimanendo in attesa fino a che, guardandomi con i suoi occhi profondi, si confida con me.

“Ti ho insegnato tutto cio’ che so, ora sei indipendente e puoi cavartela da solo in ogni circostanza, come facevo io, prima di conoscerti; il mio tempo sul mare e’ finito e tu continuerai l’attivita’ con la barca che ti lascio.

Sono ancora giovane e seguo il richiamo che mi accompagna da un po’ di anni: e’ quello del bosco piu’ a sud dove l’oceano si trasforma in alberi, in prati, laghi e profumi di resina. Ho sognato che ero in una graziosa baita di legno, al limitare di un lago e vicino ad una foresta di pini, con un piccolo orto sul retro, vado la’ , ho gia’ venduto la mia vecchia casa e parto domani; non mi seguire poiche’ il tuo compito e’ rimanere ancora qui ma so che ci rivedremo di nuovo, al momento giusto.”

 

Il Vortice dell’Esistenza

 

 

Mi ricordo che non mi ero stupito nel sentire queste parole poiche’ avevo intuito da tempo che Mark era ad una svolta e che aspettava solo che fossi pronto per andarsene dalla mia vita e non avevo provato tristezza ma un grande affetto e riconoscenza per questa persona che aveva il coraggio di seguire se’ stesso, senza rimpianti e senza voltarsi indietro.

 

Lo accompagno fino a casa e sulla soglia mi saluta in silenzio senza farmi entrare; capisco che tutto e’ gia’ stato detto e che non e’ necessario aggiungere altro. Mentre ci abbracciamo sento un grande calore ed una profonda nostalgia, indefinita che dura solo qualche istante, poiche’ intuisco che e’ solo un arrivederci e che i nostri percorsi si incroceranno di nuovo, anche se parecchio piu’ tardi.

Come le stagioni della vita, i miei genitori, piu’ anziani di Mark di parecchi anni, mi hanno lasciato da tempo e mia sorella non e’ piu’ al faro ma con la sua famiglia si e’ trasferita molto a sud in un altro paese e vive in una grande citta’. Ci scriviamo spesso, ci scambiamo foto ma sappiamo che e’ difficile che ci rivedremo, poiche’ siamo molto distanti e molti sono i nostri impegni.

 

Rileggendo queste pagine, mi emoziono poiche’ vedo di fronte a me la mia famiglia, mia moglie giovane e bella, sempre allegra, con i capelli biondi e ricciuti e le guance rosse, mia figlia maggiore con grandi occhi azzurri ed i miei due figli, pieni di entusiasmo. Preso dalle attivita’ quotidiane e dal lavoro, senza tempo per me, senza neanche accorgermene mi sono lasciato prendere dal vortice dell’esistenza ma alla sera, anche se stanco, sentivo comunque dentro di me un senso di pienezza e di gioia come se la vita mi stesse mostrando i suoi segreti attraverso la sua semplicita’ e le sue innumerevoli piccole soddisfazioni. E’ stato un periodo ricco ed anche spensierato in cui mi sono abbandonato al miracolo ed al dono del Mistero, alla gioia di tornare a casa e di sentire, dopo la solitudine ed il silenzio dell’Oceano,le risa dei ragazzi che stavano crescendo e che poco per volta lasciavano il mondo magico dell’infanzia per scivolare nell’adolescenza, con i suoi problemi e le sue delusioni.

Ho assaporato il buon vino, ho chiacchierato a lungo con la mia famiglia e con gli amici, cari e sinceri che mi hanno accompagnato fin da piccolo, ho provato su di me la stanchezza e la fatica ma anche la piacevolezza del riposo, in un letto comodo, rallegrato dalla presenza di mia moglie.

Mi ricordo, rivivendo quei lunghi momenti in cui, gustandomi il tabacco profumato della pipa, vedevo i miei figli giocare e rincorrersi nel giardino di casa e mi divertivo a vedermi vecchio, circondato da nipotini, gioire della vita che si rinnova e finire i miei giorni in questo luogo che mi aveva visto nascere ma il futuro sarebbe stato diverso ed alla fine, se ero sincero con me stesso, sentivo che questo periodo era solo una fase a cui sarebbe seguito qualcosa d’altro, di indefinito, misterioso e profondo e proprio per questo, a volte inconsciamente a volte consapevolmente, assaporavo questi istanti come se fossero stati gli ultimi.

Gli anni passavano, ed i miei figlioli diventavano adulti e pescatori, seguendo i miei passi e la tradizione del paese, maturando nel cuore un sempre piu’ grande amore e rispetto per il mare e, col tempo avevano comprato un bel peschereccio con il quale lavoravano insieme.

 

Qui sul grande Oceano sono felice nel pensare che i miei figli, che sono sempre andati d’accordo, lavorano insieme, tenendosi compagnia e nel silenzio scandito dal motore della mia imbarcazione che danza sulle onde, mi ricordo all’improvviso di Mark di cui non ho piu’ avuto notizie da tempo e lo vedo in una casa di legno profumato, tornare dalla pesca sul lago, in una giornata d’autunno, limpida, con le ombre gia’ lunghe: resto senza fiato tanto l’immagine e’ cosi’ nitida che mi sembra di essere la’ dove l’azzurro del cielo si trasforma nelle infinite sfumature del verde dei boschi. Vedo Mark che ritorna a casa, sereno ed in pace, e, con mio grande stupore, prima di entrare nella sua dimora, si volta e mi saluta con un sorriso ed io vedo chiaramente i suoi occhi diventati ancora pu’ profondi e dolci; non e’ invecchiato ed il tempo gli ha solo regalato un sorriso insondabile e misterioso.

Questa visione mi accompagna per tutto il giorno, distraendomi e la pesca alla sera e’ scarsa ma mi sento molto felice ed in pace.

Da quel giorno mi capita spesso di sognare Mark o di vederlo, mentre svolge in solitudine tutte le sue attivita’ e che ha anche tempo per se’, per pensare, per riflettere e mi rendo conto che, pur essendo felice, vorrei fermare il tempo che passa e che i miei figlioli e mia moglie restino sempre cosi’, nel fiore dell’eta’ con nel cuore i loro sogni e promesse ma sento che questo periodo, non so come, sta per finire e questo mi rende un po’ malinconico ma piu’ attento nel catturare ogni irripetibile istante per custodirlo dentro di me.

 

Sto andando avanti del mio Libro e rivivendo molte serate nell’armonia familiare, le stagioni che si susseguono con ritmi sempre uguali, mi ricordo che pensavo che gli affetti umani sono molto belli, che insegnano delle chiavi importanti ed aiutano a crescere nell’amore ma non aiutano ad essere forti interiormente ed a capire che sono solo mezzi ed occasioni verso una comprensione piu’ vasta, un ponte verso qualcosa di insondabile, senza inizio ne’ fine.

 

In una limpida sera di inizio autunno i miei figlioli, che da alcuni anni non vivono piu’ con me e mia moglie, vengono a trovarci, come fanno spesso. Chiacchieriamo, condividiamo del tabacco, del vino e dei dolci e mi raccontano del loro progetto di comprare un’altra imbarcazione piu’ grande, di mettere su famiglia; mia moglie mi sorride e mi prende la mano, guardandomi negli occhi ed io all’improvviso penso che tutto questo e’ meraviglioso ma che forse manca qualcosa che dia un significato piu’ ampio alle azioni e sforzi umani, che forse la vita di ognuno nasconde qualcosa di piu’ grande e che proprio questi momenti familiari cosi’ belli o la bellezza dell’Oceano possono essere resi piu’ preziosi da un sacro disegno che unisce tutti i giorni dell’umanita’.

Resto sospeso con questo pensiero mentre guardo all’orizzonte il tempo che cambia e grandi nubi nere e minacciose si addensano all’orizzonte; il vento ha cambiato direzione, domani sara’ brutto.

Quando i miei figlioli si alzano per tornare a casa li metto in guardia: ‘Attenti, domani ci sara’ tempesta, non allontanatevi dalla costa!’

Come tutti i giovani sicuri di loro stessi mi dicono di non preoccuparmi e si allontanano, salutandoci tra le ombre della sera.

 

Stanotte ho di nuovo sognato Mark che mi appariva giovane e sorridente come se tutti gli anni passati non fossero mai esistiti; passeggiavamo nel bosco in silenzio mentre un intenso profumo di resina mi trasponeva nel mondo degli Spiriti della Natura e gli alberi mi sussurravano dolcemente che la Vita e’ un bel Sogno che non bisogna mai prendere troppo sul serio. Sono assorto in quel ricordo e mi accorgo all’improvviso che si sta avvicinando una tempesta: nuvole nere si addensano sempre di piu’ oscurando tutto il cielo e subito penso ai miei figli che sono anch’essi in mare, chissa’ in che punto. Per un attimo mi affanno e provo a chiamarli alla radio ma non risponde nessuno; ritorno subito calmo, padrone di me stesso e comprendo in questo istante che la vita non ci appartiene e che possiamo solo gioire di essa come di un dono che, come le stagioni, passa e muta.

E’ tanto che non ho piu’ questi pensieri, che non mi sento avvolto da una calma cosi’ grande che non riesco a descrivere ne’ a capire ma che mi sembra la pace del compimento e della pienezza di qualcosa che sta finendo, in attesa che altro inizi.

La mia imbarcazione si solleva sospinta dal forte vento e dal mare in tempesta e rimango un po’ a giocare con le onde altissime, senza pensieri, assorto nella forza e nella maestosita’ dell’oceano: sono perfettamente attento e lucido e mi abbandono alla danza, senza forzare alcun movimento, lasciandomi scivolare nel moto vorticoso e quasi senza agire, intravedo il faro e comprendo solo allora che ho rischiato molto poiche’ ho navigato per un lungo tratto proprio incontro alla tempesta, da solo e con la mia imbarcazione che era stata di Mark ma che ora e’ ormai vecchia.

Vedo il faro avvicinarsi e la sua luce appare irreale in mezzo al fragore ed agli spruzzi mentre la tempesta infuria sempre di piu’ ed il vento diventa molto forte; mi ricordo che Mark mi aveva detto in questi casi di tenere assolutamente una determinata direzione, poiche’ ci sono forti correnti che possono far deviare e con la mente fissa su questo ricordo riesco a padroneggiare senza sforzo le onde e vivo una strana sensazione. Tutto intorno a me, progressivamente diventa silenzio e mi sembra di sognare, che nulla sia reale ma un’illusione della mente, che presto mi svegliero’ nella mia camera di ragazzo poiche’ la mia vita deve ancora incominciare.

All’improvviso sono nella baia, la barca scivola sicura verso il porto, la fisso agli ormeggi e scendo a terra ed in quel momento ho la visione che i miei figli sono in difficolta’, che non riescono a

dirigere  la loro imbarcazione e che le onde altissime ed il vento li portano al largo, nel pieno della tempesta.

 

Leggo quelle pagine e rivivo esattamente tutte le sensazioni di allora; ero stupito poiche’ stavo assistendo al naufragio dei miei figli che stavano per essere inghiottiti dai flutti, nell’oscurita’ e nel fragore della tempesta, vedevo i loro volti impauriti, le loro voci che si perdevano nel frastuono, la loro solitudine e piccolezza di fronte ad una forza cosi’ grande.

Il vento soffiava molto forte anche nella baia e dovevo affrettarmi a trovare un riparo poiche’ a piu’ riprese ero stato gettato a terra  e mi dovevo dirigermi verso l’interno, al sicuro. La visione dei miei figli si arricchiva di sempre piu’ di particolari ed era come se mi trovassi con loro; all’improvviso mi sono messo in ginocchio e nel momento stesso ho visto un’ondata immensa che faceva rovesciare la loro barca avvolgendoli nei flutti e poi in un silenzio senza fine. Contemporaneamente mi era apparsa l’immagine  di mia moglie sull’alto promontorio, nella tempesta e mi dirigo velocemente la’.

 

Sento che mia moglie sta scrutando l’Oceano, sull’alto promontorio davanti al faro per cercare di scorgere la mia  barca e quella dei nostri figli e la mia e mi dirigo la’ scegliendo il percorso piu’ riparato e quando le case finiscono e non ci sono piu’ appigli a cui tenermi, il vento e’ cosi’ forte che vengo piu’ volte gettato a terra. Non si vede nessuno, la forza della natura si e’ impadronita di tutto, scacciando i deboli uomini nelle loro fragili abitazioni che scricchiolano e quasi ondeggiano.

Con grande difficolta’ giungo in vista del faro e, nell’ampio prato che declina nell’alta scogliera dove la tempesta fa infrangere le onde, vedo mia moglie, pericolosamente vicino al precipizio che scruta preoccupata la tempesta. Mi metto a gridare, ma il fragore e’ cosi’ forte che le mie parole sono inghiottite dal mare e corro verso di lei; quando sono a pochi metri lei mi vede e si volta ma la forza del vento le fa perdere l’equilibrio. Cerco di afferrarla senza riuscirci e la vedo precipitare dalla scogliera fino a perdersi nelle onde bianche e schiumose.

Per la seconda volta sento che ogni rumore svanisce e che tutto diventa silenzio. Mi sdraio sul prato bagnato senza sentire piu’ nulla e resto cosi’, immobile, sospeso, con la tempesta che mi passa sopra, senza pensare a nulla.

 

Sono stato la’, sotto l’acqua ed il vento gelido per molte ore e mi sono infine addormentato sognando Mark che mi salutava e mi regalava un sorriso colmo d’amore.

 

Nel sonno vedo Mark vicino alla sua casa di legno profumato; e’ seduto sul prato e mi fa notare le onde nel cielo che vanno e vengono, formando forme strane e fantastiche e che poi si allontanano all’orizzonte svelando il cielo limpido e chiaro di un azzurro profondo. Il mio sguardo spazia tra il bosco verde che si estende senza fine, al lago, tranquillo che riflette il paesaggio, ai fiori profumati e mi vedo li’, di nuovo insieme al mio caro amico come se tutte le mie esperienze non fossero altro che un sogno da cui infine, mi sono svegliato.

Tutto finisce ed anche la tempesta perde la sua forza, il vento si trasforma in sporadiche folate e le nubi si muovono inquiete; mi distendo a guardarle a lungo prima di alzarmi e tornare verso casa e quando sono giunto, tutto mi sembra cosi’ lontano e mi accorgo di guardare in modo completamente diverso gli oggetti di uso quotidiano, le stanze in cui si muovevano i miei figli, mia moglie e la mia poltrona preferita, vicino al caminetto.

Mi sembra un sogno e, seduto per terra, capisco che questa parte della mia vita e’ finita, inghiottita dall’Oceano in tempesta, che sono i boschi profumati di pini e betulle che mi chiamano e che il mio sguardo spazia gia’ in quel verde che si fonde all’orizzonte, con l’azzurro del cielo.

 

Da quel momento la mia realta’ si e’ dissolta ed ho avuto la sensazione di rinascere di nuovo. Guardando le foto dei miei familiari ed ogni particolare della casa, mi venivano in mente molti ricordi ma mi apparivano come estranei, lontani, come se fossero di qualcun altro. Avevo acceso il camino per asciugarmi e togliermi l’umidita’ e quasi senza accorgermene ho incominciato a bruciare tutte le foto con l’intenzione di liberare me stesso ed anche i miei cari da un’esperienza ormai conclusa.

Il corpo di mia moglie fu ritrovato la sera stessa, insieme ai rottami della barca dei miei figli naufragati nella tempesta e tutte le persone del paese erano venute a trovarmi, dimostrandomi in modo semplice e sincero, al di la’ di ogni parola superflua, il loro affetto per me ed io ho pianto a lungo, liberandomi cosi’ definitivamente di quella vita.

Nei giorni seguenti ho venduto la casa e con solo uno zaino di vestiti e poche altre cose, tra cui il coltello che mi aveva regalato mio padre, tanti anni prima, ho lasciato per sempre quei luoghi per dirigermi da Mark, presso il bosco incantato.

 

Ho con me l’ultima cartolina di Mark, vado sicuro a sud e, invogliato dalla bella giornata, mi dirigo a piedi, osservando tutti i particolari di cio’ che mi circonda, assaporando una liberta’ inaspettata simile forse a quell’ultimo giorno di scuola lontano. Mi sono distratto ed il buio mi ha raggiunto lontano da ogni centro abitato e devo trovarmi un riparo per la notte, sotto mille stelle e sono felice di questa opportunita’ non prevista; mi scelgo un comodo avvallamento ed avvolto da una calda coperta mi addormento, senza sogni.

Mi sveglia il sole del mattino e mi rimetto presto in marcia raggiungendo il paese da cui posso prendere un bus che mi porta a sud e, dopo aver fatto colazione, sono comodamente seduto ed osservo il paesaggio che scorre davanti a me.

Indugio, concedendomi alcune soste e dopo qualche giorno, raggiungo l’ultimo paese da cui partire a piedi per percorrere l’ultimo tratto che mi separa da Mark.

 

Mark, pur non avendomi mai invitato, mi aveva descritto cosi’ bene i posti che sono stato in grado di orientarmi senza fatica, dirigendomi sicuro verso la sua casa e raggiungendo in breve tempo il lago. Sono rimasto affascinato dalla bellezza del luogo e mi sono fermato incantato: la giornata era cosi’ limpida che riuscivo ad intravedere la casa di legno, in lontananza.

Senza fretta mi sono avvicinato ed ho aspettato il mio amico nel suo giardino, tra i fiori profumati.

 

Nel tardo pomeriggio, arriva Mark e mi accoglie nel modo piu’ naturale, come se mi aspettasse proprio quel giorno e come se fosse normale vedermi li’ ed anche per me e’ la stessa cosa.

Mi fa entrare e mi accompagna in una stanza semplice e pulita dove posso accomodarmi e poco dopo siamo seduti davanti al camino ad osservare le lingue di fuoco ed il tramonto che si avvicina; mi dice cha sa cosa mi e’ successo e di parlarne solo se mi fa piacere. Gli sorrido e comprendo che in effetti non ho nessun desiderio di parlare del mio passato ora racchiuso in un tempo ed in uno spazio custoditi dal mio cuore.

 

Ho scoperto giorno per giorno, vivendo la quotidianita’ con Mark, che i miei cari erano presenti dentro di me e che tutti i momenti passati insieme, facevano parte di me stesso e spesso li sentivo vicino a me, che mi sorridevano dal bosco.

In quel luogo magico, ho ritrovato poco per volta, tutto quello che avevo dimenticato ed ho riscoperto una diversa dimensione della vita, basata sull’essenziale, sulla bellezza e l’armonia ed ho avuto alcune intuizioni su una vita in solitudine, passata con Mark, molto tempo prima.

Confrontandoci, abbiamo capito che la bellezza del posto, gli insegnamenti del bosco, del lago e della natura erano troppo grandi per noi e che avevamo il compito di condividere tutto questo e che potevamo ampliare la casa ed ospitare bambini, giovani e famiglie, per accompagnarli a riscoprire le meraviglie ed i segreti dei luoghi.

Questo progetto l’avevamo cosi’ profondamente nel cuore, che si e’ realizzato senza alcuno sforzo e dalla citta’ e paesi vicini, hanno presto incominciato a venire persone amanti della natura, della cucina semplice per essere accompagnati a riscoprire le meraviglie e le saggezze dei boschi, degli animali e del  lago.

La casa e’ stata sistemata per accogliere gli ospiti, sono state aggiunte delle stanze, una camerata per accogliere i bambini delle scuole, una sala da pranzo piu’ grande ed abbiamo anche costruito un grande pergolato con sotto una lunga panca di legno, per pranzare all’aperto nelle giornate calde.

 

La primavera accende tutti i colori del prato, dei fiori e dei boschi e gli animali che hanno imparato da noi a non avere paura dell’uomo, fanno capolino dai pini e ci osservano.

Oggi sono appena arrivati dei ragazzi che si fermeranno da noi alcuni giorni: sono agitati e chiassosi ma io e Mark sappiamo come calmarli affinche’ possano apprezzare fin da subito ogni particolare, ogni segno della natura, ogni sua voce.

E’ bello vedere come cambiano in poche ore, come diventano attenti quando li accompagnamo nelle lunghe escursioni alla scoperta delle ricchezze del bosco, come ci ascoltano quando facciamo loro vedere le orme dei vari animali, insegnamo loro a distinguere i diversi alberi, le erbe aromatiche ed i fiori e facciamo loro avvistare con i binocoli, i cervi ed i caprioli che seguono i nostri movimenti.

Alla sera, dopo che si sono lavati e cambiati, li organizziamo in due piccoli gruppi condividendo con loro i preparativi per la cena: io e Mark mostriamo come tagliare la legna per il fuoco, accudire le pecore e le capre del nostro piccolo gregge, preparare il pane e cucinare il cibo fresco e genuino del nostro orto e talvolta anche del pesce del lago, insegnando le ricette ed i segreti che abbiamo imparato nel nostro passato di pescatori e, quando siamo tutti a tavola, chiacchieriamo insieme, ci facciamo contare le loro impressioni ed organizziamo la giornata seguente.

 

Molte persone hanno condiviso con noi i loro giorni in ogni stagione e noi abbiamo gioito con loro delle corse in slitta sulla neve immacolata e sul lago ghiacciato, dei profumi della primavera e della pienezza dell’estate scoprendo anche noi sempre nuovi legami con la Natura e con la Vita e trovando nuovi significati mentre il tempo per noi si era sospeso, dilatato nell’attimo senza fine.

Abbiamo ulteriormente apprezzato le semplici gioie che il corpo fisico dona, la soddisfazione nel portare a termine i lavori quotidiani,l’appetito, la stanchezza della sera ed il benessere dopo il riposo ma dentro di noi sapevamo che anche questo era solo un passaggio, una fase della nostra esistenza e quando venne da noi in primavera il giovane Erik, abbiamo capito, guardando i suoi occhi profondi ed i suoi gesti calmi ed attenti, che avrebbe avuto un ruolo chiave nella nostra vita.

 

Tra i ragazzi che sono arrivati quest’anno per passare con noi giorni d’estate, c’e’ Erik che ci colpisce a prima vista. E’ un ragazzo robusto, con i capelli rossi ed ondulati, il viso coperto di lentiggini; e’ silenzioso, il suo sguardo profondo ci cattura. Sa farsi amare dai suoi compagni, si abbandona completamente ai giochi e ama anche stare in disparte e da solo ed in quei momenti ci sorride ed osserva tutto quello che lo circonda.

Veniamo a sapere che i suoi genitori non ci sono piu’ e che l’unico parente che aveva nel paese, un vecchio zio, e’ morto da poco e che egli e’ solo; sapendo questo gli diciamo che puo’ venire a trovarci quando vuole ed aiutarci nei lavori quotidiani e cosi’ inizia cosi’ una grande amicizia tra noi.

 

Erik era libero da vincoli familiari e quando l’abbiamo conosciuto era in collegio e stava finendo una scuola professionale. Mi ricordo che, terminati gli studi, venne da noi, cosi’, semplicemente come tutti gli anni e trovammo naturale che si fermasse, era utile il suo ascendente suoi giovani  e sapeva organizzare giochi ed attivita’ che piacevano molto; aveva anche successo con le ragazze ma non ha mai approfittato di questo e la sua condotta e’ sempre stata corretta.

Il giovane era la risposta ad una nostra segreta domanda poiche’ avevamo capito che il nostro tempo qui, nella casa di legno profumato tra i boschi ed i laghi stava per finire poiche’ ci sentivamo chiamati altrove a vivere di nuovo un po’ in solitudine dopo questo lungo periodo a contatto con le persone.

 

Il tempo scivola molto velocemente, le estati si succedono agli inverni ed Erik e’ diventato un giovane uomo che conosce tutti i segreti del bosco e del lago ed una sera d’inverno, confidandosi con noi, ci dice che ha conosciuto una ragazza, che vorrebbe presentarcela e che sarebbe il suo sogno avere con lei una famiglia e trasferirsi qui.

Marika arriva qualche giorno dopo, e’ gentile e molto carina; i suoi genitori sono contadini, sa farsi amare dagli animali e lavorare la terra e, grazie al suo aiuto, piantiamo nuove colture e fiori. Siamo felici poiche’ vediamo che i due giovani si vogliono bene e sono sinceri; la ragazza e’ anche molto brava con i bambini, li sa divertire ma sa anche farsi obbedire e ci dice che per lei e’ naturale poiche’ ha cresciuto i suoi fratelli.

 

Sfogliando quelle pagine del mio libro, rivivo quei giorni, il tempo condiviso con i due giovani che si sono trasferiti da noi, la nascita dei loro figli ed i molti ricordi di una vita lontana che affioravano alla mia mente ma che non mi portavano tristezza ma la consapevolezza del loro superamento.

 

Non avevo bisogno di parlare, Mark capiva perfettamente i miei sentimenti ed un giorno, quando abbiamo visto che i bambini avevano gia’ imparato ad accudire e mungere gli animali, mi dice che non abbiamo piu’ nulla da fare in quel luogo e che e’ giunto il momento di andare via, di vivere il nostro segreto sogno di viaggiare nel bosco, di dormire all’aperto, di essere liberi dai doveri quotidiani per riscoprire nuove dimensioni interiori e nuovi orizzonti.

L’attivita’ puo’ essere continuata, abbiamo coltivato nella mente e nel cuore di molti giovani un nuovo sentire, una sensibilita’ all’ascolto, ai silenzi, facendo ritrovare loro un mondo magico e bello che e’ sempre davanti a loro e dentro di loro.

Capisco che Mark ha ragione e da’ la risposta ad una sensazione di vaga irrequietezza che mi accompagnava da qualche tempo come se qualcosa d’altro di non ben definito mi stesse chiamando, oltre i boschi.

Erik capisce e sorride, rimanendo in silenzio e noi partiamo in una limpida mattina di primavera, con il sole di fronte a noi e con l’essenziale nei nostri zaini, salutiamo i nostri amici che restano, la casa di legno profumato ed il lago seguendo un percorso custodito nei nostri cuori.

 

In quel giorno lontano ho avuto la sensazione che la vita ripete, con infinite varianti, uno stesso tema che si sviluppa sempre piu’ in profondita’. Ero di nuovo con lo zaino sulle spalle ed iniziavo un’altra fase della mia vita, misteriosa e segreta; un tempo di silenzio, di raccoglimento, di unione totale con tutto cio’ che mi circondava dove mettere a frutto ogni mia risorsa interiore.

Per lungo tempo abbiamo dormito sotto le stelle, pescato salmoni nei fiumi, raccolto funghi, condiviso la nostra vita con gli animali che non fuggivano al nostro avvicinarsi ma che rimanevano curiosi ad osservarci.

Abbiamo riso e scherzato insieme, abbiamo conosciuto profondamente noi stessi e ritrovato le chiavi della vita, il suo mistero, l’energia che rende possibile ogni miracolo comprendendo che noi stessi eravamo quel miracolo e ci siamo abbandonati al ciclo delle stagioni che ci svelavano sempre nuovi segreti.

Anche Mark aveva avuto sensazioni di un’esperienza vissuta insieme a me ma non ci siamo sforzati di ricordarla piu’ di tanto; forse stavamo di nuovo vivendo in modo simile ma con una maturita’ diversa e piu’ profonda.

Ognuno a modo nostro, eravamo sprofondati nel vortice dell’esistenza, avevamo conosciuto l’amore terreno, fatto indigestione e ci eravamo anche ubriacati assaporando il calice della vita materiale prima di riscoprire  gli aspetti spirituali.

 

La primavera e l’estate erano stati stupendi, con giornate limpide e calde ed anche l’autunno ci regala la sua bellezza di colori ed una sensazione di grande pace. Il bosco diventa piu’ silenzioso e gli animali sono piu’ tranquilli ed attenti: quelli che andranno in letargo assaporano con piu’ intensita’ i raggi del sole, ormai basso e sanno, dalle ombre lunghe, che li attende un lungo sonno, fino al prossimo risveglio.

Io e Mark ci stiamo avvicinando ad un alto passo che ci condurra’ in una valle dove potremmo passare l’inverno e non ci preoccupiamo di affrettarci anche se il tempo sta cambiando ed alcune nuvole si delineano all’orizzonte e ci soffermiamo a mangiare gli ultimi mirtilli, prima di trovare un riparo per dormire.

L’indomani la tormenta ci avvolge in prossimita’ del passo ed il freddo e’ molto intenso; pensiamo alle analogie con le tempeste sul mare e notiamo che la forza della natura e’ sempre la stessa, uguale e’ la voce del vento che fa turbinare la neve come le onde dell’oceano, durante la burrasca.

Non possiamo piu’ proseguire e ci dobbiamo fermare, scaviamo una buca vicino ad una roccia per ripararci e ci mettiamo vicini per combattere il freddo.

 

L’oscurita’ ci avvolge ed il freddo diventa piu’ intenso ma lentamente il fragore si attenua e nuove luci e profumi ci appaiono; ci risvegliamo insieme, in un prato fiorito e sorridiamo nel vederci luminosi e splendenti, con grandi ali dorate.

 

Quello che e’ stato il mio Maestro e poi Mark, e’ vicino a me,  abbiamo letto insieme il libro delle nostre esperienze ed abbiamo capito molte cose dei misteri della vita sulla Terra.

Se stai percorrendo il tuo sentiero spirituale per ritrovare cio’ che hai solo dimenticato, lavora dentro e fuori di te, in un sacro equilibrio e sappi che stai progredendo se gioisci per le piccole cose che la vita ti offre e se , nella saggezza e nell’essenziale, le accetti con gratitudine, apprezzando con amore gli aspetti della materia in cui sei calato.

L’esperienza sulla Terra consiste nel percorrere una lama sottile, vincendo la schiavitu’ dei sentimenti e delle emozioni, per giungere al distacco, nel quale vivere, nella pace senza confini, il vortice dell’esistenza.

 

In quell’esperienza ho mangiato pesce, ho gioito dei suoi molteplici profumi, ho avuto figli ed una moglie che ho perduto e poi ritrovato nello spazio del mio cuore ed ho sempre considerato ogni occasione come un dono d’amore, vivendo cosi’ in prima persona il Miracolo della Vita, approfondendo molti aspetti di essa ancora per me sconosciuti, come ad esempio la stanchezza fisica dopo una giornata faticosa, la gioia del riposo, in una dimora semplice ma accogliente, rallegrata dai sorrisi e dalle corse dei bimbi.

Mi sono sentito invecchiare e cambiare interiormente, in accordo con gli anni, semplicemente constatando che era giusto che molte cose progressivamente non mi interessassero piu’, lasciando che la vita rifluisse da me, senza nessun rimpianto fino a capire, insieme a Mark, che il nostro compito si era concluso e ci siamo abbandonati completamente, lasciandoci guidare, apprezzando in modo totale, nei nostri ultimi giorni la bellezza e la perfezione che tutto pervade fino a risvegliarci, nella pienezza della nostra luce.

In quell’esperienza terrena, Dio si e’ svelato poco per volta, non attraverso l’estasi mistica, nell’Unione Cosmica che avevo sperimentato come eremita, ma nello scorrere delle stagioni, nelle continue morti e rinascite che potevo osservare vicino a me, nei pesci, negli animali che condividevano i nostri giorni, nei vecchi e nei giovani che incontravo e che condividevano con me frammenti di tempo, e sono riuscito a trovare una pienezza ed una pace senza confini quando a sera osservavo il mare che si perdeva all’orizzonte e che mi parlava, attraverso la risacca delle onde, dei suoi segreti e delle sue ricchezze o quando mi lasciavo cullare dai profumi del bosco, dai suoi rumori, dalle voci della Vita che in molteplici forme vibrava in esso.

Dio ha infiniti nomi, aspetti, custodisce infiniti percorsi ed e’ infinite dimensioni di coscienza e per questo lo puoi ritrovare e sentire dentro di te, come ho fatto anch’io allora, anche nei semplici gesti della vita quotidiana, nella sua apparente banalita’, nel fluire del tempo che porta ogni giorno al suo compimento, poiche’ Egli si realizza, tramite te, in ogni istante, attraverso i Misteri ed il Miracolo della Vita.

Dolce anima che ora mi ascolti,  sappi che tutto parte da te ed a te ritorna, poiche’ e’ nel tuo cuore il significato e lo scopo dei tuoi giorni e solo tu li puoi arricchire con l’Amore, rendendoli belli e splendenti di luce divina.

 

Dove siamo ora io e Mark, e’ un luogo molto bello, i profumi ed i colori sono molto piu’  intensi e vivi rispetto a quelli sulla Terra, non ci sono limiti di tempo o di spazio e qui la nostra luce e’ diventata Uno con l’Oceano dell’Amore e della Beatitudine di Dio.

Una e’ la Vita, ed Uno il Principio che la sostiene, in ogni dimensione e luogo ed ora che abbiamo capito cio’ che si cela dietro al vortice dell’esistenza umana, possiamo rimanere qui quanto desideriamo, liberi da ogni legame ma sappiamo che nel nostro cuore maturera’ di nuovo il proposito di ritornare sulla Terra, per condividere con l’umanita’ che amiamo, la Verita’che abbiamo per sempre ritrovato, per aiutarla a scorgerla, nella nebbia di sogno dentro loro stessi affinche’ si sveli in tutta la sua pienezza, donando ai loro giorni il Divino Significato nella Beatitudine e nella Pace.

 

 

 

 

Il Viaggio del Se’

 

 

La persona resta in silenzio e ci sorride mentre intorno lei appare un’altra figura luminosa ed innumerevoli fiori di ogni colore; entrambi li colgono lanciandoli in alto e fresche fragranze ci avvolgono mentre le due figure si dissolvono per ritornare ad essere due Maestri dell’anello, dagli occhi colmi d’Amore.