8. Significato

 

Vedi al centro dell’Anello un bosco in autunno e percepisci un vento freddo che fa cadere le foglie dagli alberi in una lenta danza; nella luce che declina, una persona vestita di luce, osserva con stupore i colori resi piu’ nitidi dai raggi del sole che tramonta, ti guarda negli occhi e ti sorride parlandoti con una voce dolce e melodiosa al di la’ del tempo e dello spazio.

 

 

Da poco ho ultimato il mio viaggio sulla Terra e sto esaminando ogni dettaglio per  condividere con te questo percorso, per comprenderne nuovi significati, rivivendo le sensazioni di allora, le luci e le ombre di quel tempo.

Ora che sono in un posto di armonia e pace ed una piacevole brezza mi accarezza, sfoglio dall’inizio il Libro di questo viaggio e quell’ esperienza, ormai lontana, mi appare in tutta la sua chiarezza e limpidezza.

 

Sono l’ultimo nato di una di una famiglia contadina, numerosa e povera e, poiche’ sono molto piu’ giovane dei miei fratelli e sorelle, nessuno ha tempo per me, per ascoltarmi, per rispondere alle mie domande infantili o sorridermi, prendermi in braccio e percio’ devo cercare al di fuori della mia famiglia, sempre impegnata nel lavoro dei campi, i miei compagni di gioco a cui confidare le mie piccole tristezze e delusioni.

Non ho nessuno che guida i miei primi passi nella vita e devo scoprire da solo, giorno per giorno, le meraviglie che mi circondano, le tante piccole cose curiose e la bellezza della natura in cui la nostra semplice capanna e’ immersa.

Mi impegno nei piccoli lavori che mi vengono assegnati ma, nonostante i miei propositi e buona volonta’, c’e’ sempre qualche imprevisto che mi impedisce di portarli a termine correttamente e questo e’ motivo di litigio con i miei genitori che, purtroppo, non hanno proprio pazienza.

Ad esempio, come posso spiegare che ho rovesciato per sbaglio il secchio del latte per salvare una farfalla che era caduta nell’acqua?

 

Mi ricordo bene quell’episodio: la farfalla era caduta in uno stagno ed agitava le ali per non sprofondare nell’acqua melmosa ed era cosi’ bella che sono rimasto affascinato dai suoi colori resi trasparenti dai raggi del sole.

Mi sono avvicinato piano ma poi sono scivolato nel fango all’improvviso e, per mantenermi in equilibrio, avevo lasciato cadere il secchio con il latte e non me n’ero neanche accorto tanto ero impegnato nel salvataggio.

Mentre lentamente tendevo la mano per prenderla, la farfalla agitava sempre meno le ali, come se capisse che volevo aiutarla e dopo che l’avevo presa, molto delicatamente tra due dita per appoggiarla sulla mia mano, si era subito sistemata comodamente  e mentre accoglieva i raggi del sole che l’asciugavano, le sue zampette mi facevano il solletico, sulla palma.

Mi ero seduto e l’ho osservata a lungo, con stupore e gratitudine poiche’ la sua bellezza era una gioia per gli occhi e mi ricordo che poco per volta prendeva confidenza con me, non aveva piu’ nessun timore della mia presenza e stava tranquillamente sulla mia mano, assaporandone il calore. Ero cosi’ felice di aver trovato qualcuno che apprezzava la mia compagnia che ho dimenticato del tutto il compito che mi era stato assegnato, assorto com’ero a raccontare alla farfalla  le mie tristezze e la mia solitudine ed ero estasiato poiche’ essa mi ascoltava e mi capiva, muovendo le ali e le sue zampine sussurrandomi a sua volta le sue paure ed i suoi segreti.

In quel lontano giorno d’estate avevo compreso, anche se ero solo un bimbo, che la vita, in ogni sua forma, ha sempre qualcosa che l’accomuna che si puo’ vedere e con cui si puo’ dialogare, se si apre il proprio cuore.

Se potevo farmi capire da una farfalla perche’ era cosi’ difficile il rapporto con i miei genitori e fratelli?

Quell’episodio della mia infanzia mi aveva aiutato, per come allora potevo comprendere, ad intravedere i Misteri ed i Segreti della Vita avviandomi, inconsciamente, verso la Via che ne svela i Segreti ed ora che rileggo quelle pagine e rivivo con la stessa intensita’ quei momenti, comprendo che il viaggio sulla Terra fornisce, a chi desidera andare oltre la superficie, le chiavi del suo enigma se semplicemente si ascoltano i messaggi che esso offre a ciascuno, proprio nella modalita’ in cui e’ in grado di recepirli.

Nelle pagine seguenti, rivivo quel volo della farfalla verso il sole e la sensazione, ancora imprecisa, che era  un messaggio anche per me, come se dovessi, prima o poi, andar via anch’io per riscoprire misteriose meraviglie.

 

Il sole aveva fatto il suo lavoro, la natura aveva salvato se’ stessa e la farfalla con le ali ormai asciutte, e’ pronta per riprendere il suo volo. E’ ancora incerta e penso che un po’ le dispiaccia lasciarmi, abbiamo passato dei momenti cosi’ intensi insieme! ‘Vai, vola, tanti sono i fiori profumati che ti aspettano!’ Muovo delicatamente la mano verso l’alto per invitarla a lasciarmi ed essa, prima di volare lontano, volteggia ancora un po’ sul mio capo, ringraziandomi, sfiorandomi i capelli e sento che mi assicura che la nostra amicizia durera’ sempre poiche’ tutte le farfalle sono una e mi potra’ ritrovare in tutte quelle che incontrero’!

La seguo con lo sguardo, fino a che si allontana verso il sole, mentre per me e’ ora di tornare a casa e penso in silenzio che sono un po’ come era quella farfalla, bloccata nello stagno, incapace da sola di volare ma che poi, miracolosamente, ha trovato qualcuno che l’ha aiutata a superare questa difficolta’.

Mentre torno a casa, aspettandomi gia’ la sfuriata dei miei familiari, mi lascio cullare da questa idea e fantastico su come potrebbe essere la vita, lontana da questo lavoro senza scopo e da queste incomprensioni e percepisco che i fiori ed i profumi incoraggiano questi miei pensieri, rendendomi leggera la via del ritorno.

 

Inutile dire che i miei genitori non avevano per nulla compreso la mia avventura poiche’ per loro era solo importante che avessi rovesciato il latte e dopo alcune sberle, mi avevano lasciato senza cena, ignorandomi piu’ del solito e lanciandomi occhiatacce di disprezzo.

Quel periodo della mia infanzia e’ stato difficile e strano: non avendo nessuno della mia eta’ con cui giocare e confidarmi e sentendomi escluso ed emarginato dalla famiglia, avevo iniziato a parlare con gli animali, con le piante, i fiori e mi sembrava che tutti  mi incoraggiassero ed anche le stelle lontane che nelle sere d’estate sembravano abbassarsi cosi’ tanto da farsi quasi toccare, mi raccontavano di spazi infiniti, di mondi misteriosi, di strane creature fantastiche, delle loro avventure, dei loro sogni e desideri, spesso realizzati.

Notavo una grande differenza tra la natura in ogni sua forma e la mia famiglia: piu’ una era in armonia, nella bellezza e nella gioia, piu’ alla mia famiglia mancava sempre qualcosa ed andavano male molte attivita’ nonostante tutti lavorassero molto; cosi’ ero diviso tra due realta’  ed oscillavo tra esse accorgendomi che il modello che i miei familiari mi proponevano era insoddisfacente e non portava da nessuna parte, poiche’ tutti ripetevano sempre lo stesso ruolo, senza nessuna dolcezza, nessun desiderio di cambiare le proprie abitudini e  senza gioia poiche’, cosi’ presi dalle loro faccende, non vedevano la bellezza in cui erano immersi, rimanendo cosi’ esclusi dall’abbondanza e dalla perfezione che li circondava.

Non riuscivo a capire l’accanimento della mia famiglia: piu’ si intestardiva su qualcosa, impegnandosi con forza, piu’ il risultato era deludente ed io assistevo a scene rabbiose senza capire e sentendomi sempre molto a disagio, non sapendo cosa fare ne’ cosa dire.

Avevo intuito che le soluzioni e cio’ di cui si ha bisogno, sono gia’ davanti a noi e basta solo sorridere e lasciarsi andare, poiche’ e’ quando non si pretende che le occasioni piu’ belle si manifestano.

Avevo deciso cosi’ che era meglio rimanere in silenzio, ascoltando piuttosto che stare a parlare anche se questo atteggiamento, conoscendo i miei genitori, mi avrebbe fatto apparire come un ragazzo stupido e senza iniziativa ma ero stanco di discutere. Tuttavia gli eventi prendono strade insondabili e mi ricordo di un episodio preciso, di per se’ insignificante, che ha segnato la fine della mia infanzia e l’inizio di un nuovo periodo, ancora indefinito ma gia’ presente.

 

Oggi nonostante il caldo soffocante ho ultimato prima del tempo un lavoro faticoso e spero di ricevere almeno una parola gentile: ho ripulito dalle erbacce il terreno vicino alla casa ed ho fatto delle fascine ordinate, legate ed disposte con cura. Asciugandomi il sudore, mi siedo un attimo e sento che sono soddisfatto di me, sono riuscito a finire un compito difficile che mi avevano affidato cosi’, tanto per fare, senza confidare che lo avrei ultimato.

Quando vedo i miei genitori, sono sicuro di me e li guardo con dignita’ ma loro non mi considerano affatto, dicendomi anzi che era un lavoro inutile che mi avevano dato per tenermi occupato, in modo che non facessi altri guai poiche’ comunque le erbacce avrebbero presto ricoperto il prato e tutto sarebbe tornato come prima.

 

Quel giorno e’ stato per me l’inizio di una nuova vita poiche’ all’improvviso mi sono sentito libero nei confronti dei miei familiari avendo compreso che non c’era piu’ nessun legame, obbligo o dovere tra me e loro e che quindi ero pronto a cogliere le eventuali opportunita’ della vita; mi ero sentito distaccato da cio’ che era la casa, i lavori quotidiani  ed ho compreso che crescere significava sapere quando si e’ superato e lasciato alle proprie spalle qualcosa che piu’ non ci appartiene.

Avevo intuito che non avrei potuto rimanere ancora a lungo in quel luogo e sentivo, attraverso i misteriosi sussurri di tutto cio’ che mi circondava, che la mia esistenza avrebbe avuto una svolta, che dovevo ampliare i miei orizzonti per accogliere un futuro piu’ vasto che mi sorrideva con molte promesse e sogni.

Il crepuscolo che si avvicinava ed il giorno ormai finito, mi donavano allo stesso modo una sensazione di vuoto e di pace insieme.

 

E’ una sera d’estate in cui il cielo e’ particolarmente vicino che mi sembra di toccarlo, il suo colore blu profondo mi attira in modo misterioso e rimango cosi’, assorto a fissare in alto, osservando le stelle che si illuminano una ad una, lasciandomi andare alla tiepida brezza, ai sussurri della natura, alla notte che abbraccia ed avvolge con dolcezza e mentre sono sospeso tra i sogni, sento chiaramente dentro di me una voce dolce che mi accarezza dicendomi:

‘Figliolo, la vita ti chiamera’ presto altrove e tu potrai conoscere le sue chiavi e dimenticare ogni tristezza: potrai imparare dalla natura e da persone gentili che ti mostreranno il sentiero per dimorare nella Luce senza fine!’

 

La voce ha risuonato a lungo dentro di me ed io ho sentito con certezza che aveva ragione, che non aveva piu’ senso che rimanessi ancora li’ presso la mia famiglia senza essere capito e considerato poiche’ avevo all’improvviso compreso che tutto cio’ che esiste sulla Terra ha un suo scopo ed una sua utilita’ e che la vita stessa indirizza ognuno affinche’, attraverso occasioni e possibilita’, possa offrire il miglior contributo.

Ero rimasto alzato parte della notte ad ascoltare gli animali, sentirne i rumori, indovinare i loro movimenti seguendo i loro occhi che brillavano come tante piccole stelle e poi mi sono addormentato all’aperto, senza che nessuno mi chiamasse o si preoccupasse di me, assaporando una sensazione di liberta’ e gioia, sentendomi di appartenere a tutte le bellezze che circondavano.

 

In estate il sole si alza presto, portando il risveglio ed il dono di un nuovo giorno e senza stare a pensare, mi dirigo verso i primi raggi splendenti nello stagno in cui, qualche tempo prima, avevo rovesciato il latte.

Ci sono parecchi loto, grandi e bianchi che ondeggiano sulla superficie e vedo quella stessa farfalla che avevo salvato qualche settimana prima che volteggia su uno dei fiori e, rimanendo in ascolto, sento che mi suggerisce di coglierlo e di osservarne la bellezza.

 

Il fiore era grande, profumato e si intravedeva, dai petali semichiusi, i suoi stami dorati; ne ho assaporato a lungo la fragranza prima di andare incontro al mio destino, in modo semplice e naturale.

 

In controluce, nell’alba del giorno, un monaco senza eta’ passeggia scalzo sfiorando il terreno, con gli occhi semichiusi, i nostri sguardi si incontrano; io mi avvicino e, senza parlare, gli porgo il fiore appena colto, sorridendo.

Accetta il loto con gioia senza farmi nessuna domanda, sedendosi sull’erba umida di rugiada e parla con una voce profonda che mi fa sprofondare in una grande pace.

‘Mi e’ stato detto che oggi avrei incontrato qualcuno che mi avrebbe offerto se’ stesso: quel qualcuno sei tu figliolo, dagli occhi dolci e profondi: il loto rappresenta la coscienza radiosa e splendente dell’uomo, racchiusa e nascosta tra i petali profumati dell’illusione.

Sono esperto di erbe, conosco tutti i loro segreti ed attraverso di esse la Vita mi parla, mi svela i suoi segreti per guarire il corpo fisico e spirituale ed e’ giunto per me il momento di trasmettere le mie conoscenze a chi proseguira’ il mio lavoro quando io avro’ finito il mio.

Sei pronto per rinascere ad un nuovo inizio?’

Resto in silenzio ed osservo il viso del monaco con i suoi abiti color zafferano, come i raggi del sole al culmine del giorno e mi perdo nei suoi occhi che mi conducono verso un percorso insondabile e misterioso cosi’ diverso da quello dei miei familiari e sento che egli a sua volta si perde nel mio sguardo e legge le mie domande, le mie risposte e la mia situazione di passaggio.

Mi accorgo che ci siamo capiti profondamente, che ci siamo gia’ incontrati in altre occasioni, che e’ inutile dire altro e tutto il mio essere diventa un sorriso ed il suo sorriso radioso e bello mi colma e mi avvolge completamente, donandomi la pienezza di un amore che mai avevo conosciuto.

Il monaco mi prende per mano e si fa condurre dalla mia famiglia per comunicare loro la mia partenza e per farmi iniziare il nuovo percorso senza lasciare nulla in sospeso.

 

Mentre leggo queste pagine nel mio Libro della Vita, sono pervaso come allora da una strana sensazione di compimento e di slancio;  tutto mi pareva cosi’ luminoso e sentivo le piante e gli animali che, intonando molti canti, si rallegravano con me.

L’incontro con  i miei genitori mi era parso un sogno dove sensazioni, luci e sguardi diventavano parole mentre il monaco offriva a mia mamma lo stesso loto che gli avevo regalato ed io la osservavo mentre ne assaporava  il profumo: era stato cosi’ naturale il mio allontanarsi.

 

Camminiamo vicini e dopo un po’ mi fermo, mi volto indietro ed osservo per l’ultima volta l’umile capanna, saluto con un lento cenno della mano e vedo che anche i miei genitori fanno lo stesso, rimanendo immobili, sullo sfondo.

Il monaco mi osserva con i suoi occhi profondi con un sorriso insondabile che  mi ha accompagnato per tutta la vita, ampliando la sua dolcezza e significato fino a perdere ogni connotazione terrena per diventare il sorriso di Dio che scoprivo sempre piu’ radioso e presente, nei giorni del mio tempo.

Il mio Maestro mi racconta che il monastero in cui ci dirigiamo e’ a parecchie ore di cammino su un alto sperone di roccia che domina a perdita d’occhio colline, prati e boschi e da dove, nelle giornate particolarmente limpide, si possono vedere le alte cime innevate che accarezzano il cielo.

Intercala le sue parole a lunghi momenti di silenzio in cui percepisco che e’ attento ad ascoltare le voci della natura ed il mio cuore e che mi lascia lo spazio per raccontare anch’io qualcosa, l’episodio della farfalla e quello che avevo capito, come bambino, osservando le piccole cose, il comportamento sociale degli animali, l’alternarsi delle stagioni e come il mio rispetto ed amore verso tutto cio’ che mi circonda fosse ricambiato, espandendomi verso qualcosa di piu’ vasto e bello che mi sorrideva, con i suoi segreti.

 

Da allora la mia vita si e’ dipanata intorno ad un centro che riscoprivo sempre di piu’ e che era il Me Stesso che potevo ritrovare in modo piu’ profondo, in tutto cio’ che vedevo; lo studio attento e paziente dei sacri testi e delle erbe a cui il mio Maestro mi iniziava, custodivano i segreti della Vita, la sua possibilita’ di guarirsi, di mutare nel corso del tempo e si svelava in doni d’amore sempre nuovi.

In modo spontaneo e naturale comprendevo che la Natura aveva a sua disposizione ogni risorsa e che tutto era possibile se si conoscono i suoi segreti e piu’ crescevo diventando esperto in quest’arte, piu’ maturavo come persona comprendendo che quelle stessi chiavi per guarire, ammalarsi, essere tristi o felici erano custodite dentro ognuno e che rappresentavano una forza senza fine che poteva essere indirizzata dalla propria volonta’ in molteplici direzioni.

All’inizio le pratiche religiose mi sembravano un po’ innaturali, noiose e ripetitive ma poco per volta creavano dentro di me sempre piu’ spazi vuoti, liberandomi dalle tristezze e meschinita’ che avevo passato, e creavano un ponte attraverso cui potevo accogliere qualcosa di nuovo e misterioso, quel Me Stesso che si delineava sempre di piu’ fino a che ho compreso, attraverso la meditazione e l’introspezione interiore sempre piu’ profonda, che non ci sono barriere tra gli esseri umani ne’ tra quelli dei Tre Regni e che la Sacra Energia fluisce allo stesso modo ovunque, accomunando gli infiniti aspetti della Vita.

La Vita iniziava per me ad essere l’occasione per essere, per capire e ricordare qualcosa che gia’ sapevo e che solo avevo dimenticato.

Mi ricordo che all’inizio facevo molte domande ai monaci, al mio Maestro e tutti mi sorridevano, fornendomi indicazioni vaghe, mai precise, offrendomi una trama su cui lavorare e creare io stesso il mio percorso ed i miei obiettivi e le miei risposte fino a che tutte le domande si sono dissolte in un silenzio di pace.

Sfoglio numerose pagine in cui sembrava che i giorni si ripetessero uguali, senza nessuna variazione, scanditi dai ritmi che il monastero richiedeva, tra attivita’ pratiche e spirituali, studio e meditazione, fino alla conclusione del mio ciclo di formazione dopo il quale potevo mettere a disposizione di tutti il mio sapere, le mie conoscenze, tutto me stesso.

Ero diventato un monaco che conosceva i segreti delle erbe, dell’astrologia che dischiude i segreti delle costellazioni, e la mia mente racchiudeva, grazie alla mia grande memoria, tutti i sacri testi ricchi per me di sempre nuovi significati;  vie insondabili ed un nuovo inizio erano pronti per me.

 

E’ una fresca mattina d’autunno ed una grande ricchezza di colori abbellisce le colline; il raccolto delle erbe per quest’anno e’ terminato e sto sistemando i grandi vasi di vetro e terracotta, contenenti le erbe pronte all’uso, con le loro etichette scritte a mano, nei grandi scaffali ed il mio Maestro esegue ogni gesto lentamente,  con grande attenzione e concentrazione.

E’ molto anziano e sappiamo entrambi che sta per raggiungere altri luoghi dove proseguire il suo percorso e per questo sta predisponendo ogni particolare in modo da non lasciare nulla in sospeso: e’ un segreto che condividiamo poiche’ egli gode di buona salute, e’ ancora molto attivo e nessun segno di decadimento fisico farebbe presagire la fine del suo tempo qui ma noi sappiamo leggere oltre ed abbiamo compreso che stiamo scrivendo insieme le ultime pagine del suo libro e siamo attenti e consapevoli affinche’ siano le piu’ belle.

Ed all’improvviso, mentre lavoriamo insieme, mi sento pervadere da una sensazione bellissima: un silenzio infinito, entra dentro di me, liberandomi completamente, portando via i residui della mia personalita’ individuale conducendomi a quella vastita’ senza confini in cui il vuoto si espande per tutto accogliere in se’.

Resto come sospeso, tra il mio corpo fisico e lo spirito fino a che l’uno e l’altro diventano uno ed io sento dentro di me ogni aspetto della natura, le energie del mio Maestro, quelle dei monaci e dell’umanita’.

Non so quanto sia durato questo mio stato e quando posso rivedere con gli occhi fisici una realta’ completamente diversa, vedo il mio Maestro che mi sorride e comprendo che solo ora il suo compito e’ realmente finito affinche’ il mio abbia inizio.

 

Avevo compreso profondamente quello che avevo sempre intuito, in modo vago ed impreciso, che la Vita esiste grazie all’energia di Dio che accomuna tutte le forme che esistono nel Cosmo, qualunque sia il luogo o la dimensione:  e’ proprio da allora che e’ iniziata per me una nuova esperienza, ricca di gioie ma anche di nuove responsabilita’ poiche’ pochi giorni dopo il mio Maestro fini’ il suo percorso, lasciandomi il compito di continuarlo sotto ogni aspetto.

 

Le erbe raccolte quest’anno, disposte ad essiccare, emanano un profumo intenso che ricorda le fragranze dei prati, al culmine della stagione e mentre resto in silenzio con la visione dell’estate, il mio Maestro si siede lentamente per terra e lascia subito il corpo ed io percepisco che una parte di lui mi avvolge e mi sussurra dolci parole, facendomi comprendere che lontananza e separazione sono solo illusioni.

 

Da quel giorno ho lavorato molto, sia da un punto pratico che spirituale ed il tempo si e’ trasformato in un unico istante di consapevolezza. L’insegnamento delle tecniche ai giovani monaci, l’educazione dei bambini dei villaggi vicini, i momenti passati nella piccola stanza dove preparavo con i miei allievi infusi, impacchi e decotti che donavamo gratuitamente agli ammalati ed il tempo magico del raccolto delle erbe, sono tutti momenti che si sono alternati con continuita’ giorno dopo giorno, donandomi la saggezza semplice che e’ racchiusa nei gesti e nelle azioni quotidiane e la profondita’ della giusta visione, affinata dalle tecniche di meditazione.

Nella realta’ del monastero in cui vivevo, non esistevano ingiustizie ne’ violenze e tutti vivevano in armonia tra loro e quando all’improvviso una guerra incomprensibile, nata da oscure forze in contrapposizione, si scateno’ sul nostro paese di poveri contadini portando morte, devastazione e, sofferenza, siamo rimasti sconcertati, sorpresi nel vedere il lato oscuro delle persone prendere il sopravvento e dilagare ovunque, senza nessun controllo.

Nonostante le nostre preghiere, i nostri lavori sottili e le offerte, la situazione peggiorava giorno dopo giorno e le sofferenze intorno a noi sembravano non avere fine.

 

Quando abbiamo visto la popolazione indifesa uccisa dalle bombe lanciate da un nemico invisibile e sconosciuto, i raccolti distrutti ed il bestiame disperso, abbiamo capito che il nostro posto non era piu’ nel monastero tranquillo e silenzioso, con le sue luci ed incensi ma in mezzo alla gente, per aiutarli in questo difficile momento mettendo a disposizione ogni nostro sapere e risorsa, a seconda delle capacita’ di ciascuno e cosi’ abbandoniamo il monastero per recarci nel piu’ vasto Tempio della Vita, dove gli esseri soffrono e muoiono per assisterli e star loro vicino affinche’ non abbiano paura ne’ smarrimento.

Ci riuniamo tutti insieme ancora una volta, nel silenzio e nei profumi d’incenso del monastero e preghiamo affinche’ ognuno di noi possa essere guidato e protetto per offrire il proprio migliore contributo ed in questa occasione sento il legame profondo che mi unisce a tutti gli altri monaci, l’energia e l’amore grande che ci accomuna e ci accorgiamo che i nostri sguardi si incontrano, ci sorridiamo l’un l’altro dimenticando quelle ombre piccole e meschine che sorgono spesso da una vita in comune e ci ritroviamo l’un l’altro, nei nostri cuori.

All’improvviso riviviamo, come in un flash, ogni piccolo particolare vissuto insieme e comprendiamo che tutto quello che abbiamo vissuto finora e’ stata solo una preparazione al compito che ora ci aspetta e sappiamo che, anche se non ci dovessimo piu’ incontrare sul piano fisico, potremmo sempre ritrovare in noi stessi, sul piano sottile, il filo d’amore dei nostri cuori.

Quando l’ultima preghiera ha dissolto le sue vibrazioni nel silenzio, siamo pronti a seguire la nostra via e ci allontaniamo insieme per i vasti corridoi, portandoci dietro solo l’essenziale in una piccola borsa di tela e scalzi usciamo all’aperto, seguendo ognuno la propria intuizione, alcuni soli, altri in piccoli gruppi, senza piu’ voltarci indietro, e ci rechiamo nei  villaggi per condividere con il nostro popolo  il freddo, le  difficolta’ e la sofferenza, offrendo in umilta’ noi stessi, il nostro amore e compassione.

 

Quel periodo intenso e’ stato per me molto importante poiche’ mi ha fornito l’occasione di applicare tutte le mie conoscenze, di superare i miei limiti e di conoscere le paure e le speranze delle persone che non hanno avuto la mia fortuna.

Alla sera radunavo chi non aveva piu’ speranza, recitavo e commentavo i sacri testi e, nel pregare insieme, una grande pace ci avvolgeva sempre, donando a ciascuno una notte di pace, senza pensieri; ripetendo per loro alcuni riti che facevo al monastero, ne comprendevo il significato profondo, la loro saggezza ed antico potere, capaci di risvegliare in ogni cuore quella misteriosa scintilla divina che rende le persone cosi’ belle.

Ogni giorno offrivo il mio servizio umilmente, accettando la guarigione e la morte fisica intorno a me con lo stesso atteggiamento di gratitudine che riuscivo a trasmettere sempre di piu’ e sprofondavo in modo insondabile nella danza della Vita, nelle luci ed ombre, nelle sue infinite opportunita’.

 

La guerra ha disperso le famiglie e molti bambini, rimasti soli, vagano impauriti nelle foreste ed io ho imparato a sentirne i passi leggeri, le loro voci infantili e li raduno per portarli al sicuro; alcuni di loro sono gravemente feriti e talmente terrorizzati che non riescono piu’ neanche a piangere ma quando mi vedono mi sorridono, mi seguono e si lasciano curare in silenzio, senza farmi nessuna domanda ed io scopro la bellezza del mio popolo, la sua grande dignita’ in mezzo alla devastazione.

 

Sfoglio le pagine di quel periodo e comprendo che e’ stato il piu’ intenso e bello poiche’ ho condiviso insieme a molte persone amore e morte, realizzando con loro un percorso di crescita e di ascolto che ci ha permesso di ritrovare gli infiniti aspetti di Dio che si nascondono e si svelano nel Sogno della Vita comprendendo che uno stesso sentire accomunava chi uccideva e chi veniva ucciso e che non ci sarebbero mai stati ne’ vincitori ne’ vinti.

Di tutti i numerosi volti e sguardi, uno in particolare e’ impresso nel mio cuore.

 

La foresta e’ silenziosa, anche gli animali restano muti e sento solo i miei passi che sfiorano il terreno; un bel fiore bianco attira la mia attenzione e mi ricordo di quando, tanto tempo fa, avevo raccolto un loto dello stesso colore, iniziando una nuova vita.

Lo raccolgo, seguendo la mia intuizione come allora e mentre ne assaporo il profumo, mi dirigo  verso un piccolo villaggio dove intravedo, tra la vegetazione, alcune persone che, sedute per terra, si scambiano le loro poche cose, in un piccolo mercato improvvisato.

Ci sono solo donne, vecchi e bambini e tutti si muovono adagio, cercando inconsciamente di non fare rumore e quando mi vedono fanno solo un cenno con la mano.

Percepisco chiaramente una disgrazia imminente e vedo, tra tutte le persone, una bambina che mi sorride e mi dirigo verso di lei ma non faccio in tempo a raggiungerla poiche’ fuoco e fiamme si sprigionano dal cielo in un rombo assordante che dura solo pochi secondi.

Quando mi rialzo, miracolosamente indenne, tutto e’ distrutto e le persone che vedevo muoversi, sono solo piu’ un mucchio di cenere; mi avvicino alla bambina, gravemente ferita, e la prendo in braccio, accarezzandola  delicatamente e mi ricordo del fiore che ho appena raccolto: era per lei!

Glielo dono e lei riesce ancora a prenderlo con una mano ed a sorridermi prima di morire.

 

Dopo, tutto si e’ svolto lentamente, ed io ho avuto la sensazione che tutto intorno a me si stesse dissolvendo come in un sogno, in un grande silenzio.

 

Quando alzo gli occhi vedo numerosi soldati che, apparsi all’improvviso dalla foresta, si muovono guardinghi; le loro divise sono lacere e parlano una lingua che non ho mai sentito ma non c’e’ bisogno di comprendere il loro linguaggio per sentire la loro stanchezza ed il loro smarrimento.

Resto immobile ed osservo la scena con distacco, mentre distendo dolcemente la bimba sul prato e la copro con la mia sciarpa, rimasta ancora abbastanza pulita.

Un giovane soldato si avvicina minaccioso, urlando e puntandomi un fucile mentre io mi alzo lentamente ed i suoi compagni gridano ad alta voce: lo guardo con attenzione, leggo nei suoi occhi immagini di luoghi molto lontani, al di la’ dal mare, con laghi e foreste e vedo la stessa grande paura che ho visto cosi’ spesso nei volti delle persone della mia nazione.

A questa idea sento una grande compassione per l’umanita’, che si perde facilmente nella danza della Vita e gli sorrido nello stesso momento in cui mi spara e prima che il sogno finisca vedo ancora il mio viso, tranquillo e nella pace, riflesso nei suoi occhi.

 

Mi sono spesso chiesto cosa ne e’ stato di quel ragazzo che ha fatto finire quel sogno, l’ho cercato senza trovarlo e spero che abbia ritrovato la strada di casa, come io, alla fine ho trovato la mia.

In questo luogo sento echeggiare la voce degli animali della foresta, assaporo le fragranze delle erbe nei prati d’estate come allora ed ho compreso che in ogni dimensione la Vita svela i suoi segreti piu’ profondi attraverso il sorriso e la bellezza del dono.

 

 

Osserva la figura che si allontana lentamente, sfiorando delicatamente il terreno; si volta ancora una volta, per offrirti un sorriso, prima di dissolversi in una nuvola di luce, tra petali che volteggiano, in una danza leggera.

 

 

 

 

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