6. L’Ultima Battaglia

 

Al centro dell’anello, osserva un bagliore che si delinea sempre di piu’ fino a trasformarsi in una spada splendente mentre a poco a poco compare un essere dall’aria fiera e dallo sguardo profondo che la regge con le due mani, tenendola in alto, con la punta rivolta verso il cielo.

Ha lunghi capelli scuri annodati sul capo e ti osserva a lungo prima di abbassarla con un inchino e sedersi, con un libro dorato sulle ginocchia; la figura rimane in silenzio a lungo, sfogliando le pagine e poi inizia a parlarti, con una voce dolce, guardandoti con amore.

 

Sono qui per condividere con te una lontana esperienza, vissuta sulla Terra, di luci e di ombra, di morte e rinascita poiche’ ho combattuto molte battaglie, in me stesso e nella vita; sono stato un monaco guerriero, maestro di spada e di combattimento, ed ho vissuto gli anni della mia infanzia e giovinezza in un monastero su un alto sperone roccioso, a strapiombo tra un fiume e la foresta lussureggiante.

Forse questa immagine ti sembra in disarmonia con le energie di pace e d’amore che la vita monacale dovrebbe diffondere ma le vie della Realizzazione interiore sono infinite e si sono svelate a me con naturalezza, conducendomi dove mai avrei pensato.

Ho avuto la benedizione, ho sempre pensato cosi’, di non poter scegliere il mio percorso poiche’, sono stato lasciato in una culla di bambu’, avvolto da una coperta, davanti all’ingresso di un Tempio, famoso in tutta la regione, dove vivevano i Monaci Taoisti che padroneggiavano le arti marziali del combattimento, con il corpo, con i bastoni e con le spade.

Per te, rivivo quegli anni e mi sento pervadere da una grande dolcezza poiche’ ogni monaco e’ stato per me padre e madre,  mi ha insegnato qualcosa e soprattutto mi ha aiutato a comprendere quale era il mio destino.

 

I monaci mi vogliono tutti bene e mi fanno comprendere, fin da subito, la benedizione che ho avuto di trovarmi qui, fin da piccolo, nel Tempio in cui si insegna a disciplinare il corpo, la mente ed il cuore e vengo avviato come in un gioco a tutte le arti marziali affinche’, conoscendole nella loro completezza, possa comprendere quali approfondire e quali lasciare sullo sfondo.

Sono il piu’ giovane del monastero ma mi trattano secondo la mia eta’, pretendendo pero’ applicazione e costanza poiche’ queste arti devono essere realizzate in modo perfetto, ogni movimento ha il suo giusto tempo e durata in modo che si accordi perfettamente con il precedente ed il successivo.

Il Maestro di ogni disciplina dice che l’abilita’ consiste non solo nel padroneggiare la tecnica, ma anche di danzare, con il cuore, in ogni fase ed in ogni mossa in se’ stessi e con cio’ che ci circonda.

 

Leggo in queste pagine, l’entusiasmo del bambino che prende tutto in modo serio ma come se fosse un gioco e che, con il corpo elastico e sinuoso, riesce a realizzare senza sforzo le posture ed i movimenti piu’ difficili che, a persone piu’ adulte, richiedono molta piu’ applicazione e sforzi e proprio per questa facilita’, ogni Maestro mi ricorda che devo essere grato a chi mi ha portato in questo luogo ed impegnarmi al meglio, sfruttando il tempo a disposizione.

Mi ricordo che mai nessuno ha dimenticato la mia natura di bambino e che tutti si ingegnavano a farmi divertire, nei momenti liberi, affinche’ comunque non perdessi il momento magico ed irripetibile dell’infanzia e cio’ che piu’ mi piaceva erano i momenti in cui mi raccontavano la storia del monastero, le storie fantastiche degli Otto Immortali Taoisti, il dialogo con la natura e con gli elementi, riuscendo sempre ad utilizzare un linguaggio che capivo e mentre crescevo, gli insegnamenti si facevano sempre piu’ dettagliati e profondi, coprendo sia la sfera fisica, da un punto di vista tecnico, che quella  spirituale, del controllo della mente e nel dialogo con lo Spirito, in ogni sua manifestazione.

Vado avanti nel mio Libro e mi vedo adolescente, al confine con la giovinezza, che devo scegliere quale arte approfondire, fino a diventare uno con essa e rivivo le incertezze ed i dubbi di quel momento.

 

Da un punto di vista tecnico, conosco bene le arti principali, insegnate qui e devo ora entrare in me stesso e comprendere quale di queste mi chiama per approfondirla e per intraprendere un percorso con essa.

So che ognuna di essa realizza un dialogo interiore e che proseguire con essa e svilupparla fino alla perfezione che tende sempre all’infiinito, significa crescere con i suoi insegnamenti, maturare con ogni aspetto di me tramite essa ed utilizzarla come ponte per sprofondare non solo in me stesso ma nello Spirito Supremo da cui tutto ha origine ed a cui tutto ritorna.

Si tratta di scegliere una particolare arte, ed abbandonarsi al suo Maestro sia fisico che sottile ed intraprendere un viaggio con lui e devo confessare che non ho ancora scelto e devo quindi riflettere, entrando in me stesso, per scegliere nel modo giusto, senza errore.

Mi allontano un po’ dal monastero per recarmi nei luoghi solitari ed inaccessibili che lo circondano e per sprofondare dentro di me; mi avvio da solo tra rocce a strapiombo ed alberi verdeggianti fino a giungere su uno dei rilievi piu’ alti che dominano il paesaggio e da cui posso ammirare il monastero in lontananza, incastonato come una pietra preziosa tra il verde e le rocce.

Mi sistemo dove una lieve brezza mi accarezza ed il profumo della vegetazione e’ intenso e sprofondo dentro di me, cercando la risposta.

 

Mi avevano anche insegnato a meditare ed entrare in contatto con particolari vibrazioni ed in quell’occasione mi ero immerso nelle energie delle arti tra cui dovevo scegliere, mi ero abbandonato all’ascolto e dopo aver dimorato nel silenzio senza suono, lo Spirito aveva incominciato a cantare dentro di me facendomi sentire la sua presenza.

 

Mi lascio andare ed ascolto la voce del silenzio fino a che essa diventa suono ed immagini che si proiettano attraverso la visione interiore trasponendomi al di la’ del tempo e dello spazio.

Mi sento sollevare e fluttuare dolcemente, senza peso tra luci variopinte fino a trovarmi davanti ad un grande cristallo che riflette raggi di luce; mi fermo attento ad osservare la sua bellezza e sento che sprofondo in esso sentendo la sua energia in ogni parte di me e vedo che da uno dei raggi di color bianco oro, prende forma una spada splendente che si alza di fronte a me.

Essa mi racconta di luci e di ombre, mi fa vedere il suo potere che si accresce quando e’ volta a distruggere il lato oscuro ed a servire il Signore Supremo trasformandosi in ponte radioso verso la pace e la beatitudine ma che diventa un peso ed una condanna se utilizzata per la propria gloria personale, attraverso l’orgoglio.

Le sue energie mi mettono in guardia poiche’ il percorso del Maestro di Spada si svolge su una lama sottile da cui e’ facile cadere nell’ombra ma attraverso cui e’ possibile conoscere molte sfumature dell’Amore Spirituale se si agisce sempre nel Suo Nome; sento che i raggi di luce mi ricordano che l’ombra esiste per far risplendere la luce e che nel suo superamento, attraverso l’amore, si realizza il Suo compimento ed il Sacro Proposito.

La spada di luce oscilla sul mio capo ed aspetta una mia risposta; mi chino a mani giunte davanti ad essa e poi la impugno con un movimento dolce e nello stesso tempo deciso e sento che entra dentro di me illuminando tutti i miei lati oscuri su cui devo ancora lavorare per giungere a padroneggiarla con maestria.

La visione si dissolve lentamente ed io resto ancora a lungo in silenzio e quando apro gli occhi vedo i raggi di sole che risplendono sulla roccia bianca intorno a me; so che ho scelto e che sono stato scelto e ritorno al monastero quasi al crepuscolo, con una grande pace nel cuore.

 

Rivivendo quelle sensazioni, mi stupisco nel constatare come il nostro percorso si manifesta a partire da noi stessi, proprio da quelle energie che ci caratterizzano e fanno parte di noi, infatti sulla via del ritorno, ripensando alla recente visione, mi ero reso conto che avevo sempre amato le spade lucenti, ammirando i monaci che eccellevano in quell’arte ed avevo capito che avevo semplicemente evidenziato una tendenza che era sempre stata dentro di me realizzando il mio sogno segreto.

 

Giunto al monastero mi muovo senza fretta, senza precipitarmi dal Maestro con cui, se mi avesse ritenuto idoneo, avrei passato molti anni sotto la sua guida e lascio che l’emozione, le energie si consolidino lentamente dentro di me e svolgo senza piu’ pensarci, le mansioni serali, la meditazione, la preghiera, consumando la cena insieme agli altri monaci, assaporando con gratitudine il silenzio che sempre ci accompagna durante i pasti.

Quando il sole sta per tramontare, mi reco sulla grande terrazza di pietra ed osservo la natura circostante, il verde alternato con rocce aguzze, fino all’orizzonte e gioisco dentro di me del sorriso del cuore, sentendo che tutto cio’ che mi circonda partecipa e condivide con me questa gioia e con queste dolci sensazioni mi addormento profondamente.

 

Al mattino le energie e la visione si erano ripresentate con chiarezza ancor maggiore e con calma, avevo deciso di cercare il momento propizio per parlare con il Maestro di Spada.

 

Desidero comunicare a livello energetico e di pensiero con il Maestro di Spada che ho sempre temuto ed ammirato, poiche’ trovo che ogni parola sia inadeguata ed ogni incontro cercato inadatto: lascio che la situazione si sviluppi da sola, generando la giusta occasione e svolgo la mia routine e pratiche quotidiane allo stesso modo, concentrandomi sulla visione fino a che il Maestro mi passa davanti e mi sorride, proseguendo per la sua strada, dicendomi, a livello sottile, che ha gia’ saputo e che presto ci incontreremo per parlarci.

Non forzo la situazione e mi abbandono alla sua guida e, dopo pranzo, nel momento in cui ciascuno e’ libero di meditare secondo il suo sentire, sono sulla grande terrazza e lo vedo arrivare.

Osservo i suoi passi lenti ed armoniosi e mi sembra che danzi, senza sfiorare il terreno, mentre mi viene incontro e percepisco le sue energie di dolcezza, di saggezza e di determinazione che mi avvolgono. Sento che nel suo avvicinarsi, sonda la mia volonta’ ed i miei propositi ma non sono intimorito, semplicemente sono tranquillo e lascio che sia.

Viene vicino a me, guarda l’orizzonte poi mi fissa e mi dice:

‘Il percorso della Spada Lucente e Fiammeggiante e’ uno dei piu’ difficili e devi lavorare molto su di te per esserne degno, puo’ darsi che non sia la tua via ma e’ giusto che tu lo scopra ed io sono il tuo Maestro’.

 

Mi ricordo che per un attimo la mia sicurezza aveva vacillato in presenza di quegli occhi profondi e penetranti che mi fissavano ma ho ripreso subito il controllo e mi sono inchinato di fronte al mio Maestro, dando inizio ad un lungo percorso dentro di me che mi avrebbe svelato molti segreti della Vita.

 

Dal giorno dopo entro a far parte del gruppo di monaci che si addestrano in quest’arte ed inizio una lunga serie di esercizi volti a migliorare la tecnica ed a scoprire i miei lati oscuri.

Ci esercitiamo con spade di legno, con lama e punta smussata, su ogni terreno, sulle panche, nell’acqua, sui pendii scoscesi, sui ponti sospesi nel vuoto, tra fragili ciotole di coccio piene d’acqua che non bisogna ne’ sfiorare ne’ versare, in movimenti sempre piu’ difficili, via via che ognuno acquista sicurezza.

Ci alleniamo per ore, attingendo alla nostra forza interiore che viene espansa e sviluppata attraverso la meditazione profonda e non mi sento stanco poiche’ imparo sempre di piu’ a controllare la mente che genera l’illusione di stanchezza del corpo fisico ed a dimorare nel distacco, senza desiderare con forza la vittoria ma lasciando che essa si sviluppi a partire dal cuore per poi estendersi ad ogni parte di me, lasciando da parte sempre di piu’ entusiasmi e delusioni.

 

Sfoglio con lentezza le pagine e rivivo come allora la sensazione che materia e spirito sono aspetti di un’unica energia e quindi strettamente connessi: quando eseguivo il combattimento in modo perfetto, non esisteva il desiderio di prevaricazione nei confronti dell’avversario ma la consapevolezza di stare danzando con un’altra parte di me, una mia estensione con la quale riuscivo ad essere perfettamente in contatto e la vittoria o la sconfitta erano solo illusioni, sfumature che non mi appartenevano mai.

I miei compagni di corso, con i quali ho condiviso molti anni di apprendistato, sono stati tra i ricordi piu’ vivi ed intensi di quel periodo poiche’ abbiamo imparato a conoscerci profondamente, a comunicare con gli sguardi, senza parlare ed ognuno sentiva dentro di se’ le energie di tutti gli altri.

Non sono stato ne’ il migliore ne’ il peggiore del corso, ed ho compreso che la via che si percorre e’ sempre personale, che ognuno ha il proprio bagaglio di saggezza, capacita’ ed esperienze unico ed insostituibile e che se si fa del proprio meglio, i confronti non hanno significato ed ho imparato, negli anni, ad accettare in ugual modo di essere piu’ dotato rispetto ad alcuni e meno rispetto ad altri e che la vittoria e la sconfitta sono sensazioni del cuore, individuali e spirituali, disgiunte dal piano materiale. Mi e’ successo molte volte di sentirmi sconfitto, pur avendo vinto il combattimento e viceversa e questo sentire, affinandosi con il tempo, mi ha donato una grande pace; solo noi stessi siamo la misura della battaglia che si vive ogni giorno e se si raggiungono armonia e gioia interiori si e’ sempre vincitori, anche se non ci sono riscontri esteriori.

Con il tempo ho compreso che quando il nostro Maestro approvava uno di noi, era in realta’ una sfida al suo ego affinche’ la persona non cadesse nella trappola della gratificazione di se’ stessa e poco per volta ho imparato che il suo silenzio ed il suo sguardo penetrante erano la migliore approvazione.

Nonostante insegnasse a dodici persone, riusciva a realizzare un dialogo interiore e personale come se ognuno fosse il suo solo allievo e ci ha accompagnato lungo il nostro percorso, a volte tortuoso e difficile, di sconfitte, di vittorie fino a condurci nelle profondita’ del nostro essere da cui avremmo potuto continuare per conto nostro la realizzazione del nostro compito.

Sfoglio parecchie pagine che sembrano tutte uguali, scandite dal rigoroso addestramento, dalla meditazione e dalle mansioni al monastero e comprendo che le azioni, pur in se’ stesse simili, cambiano con gli anni, rivelando nuovi aspetti, chiavi e saggezze, con il progredire del mio risveglio e l’espansione delle mie energie che sempre di piu’ trascendevano il mio involucro fisico per avvolgere tutto quello che mi circondava, in ogni istante.

 

Trascorrono parecchi anni, via a via i miei compagni trovano altri percorsi, vengono chiamati ad approfondire la loro arte in monasteri diversi, fermandosi alla tappa piu’ a loro congegnale dell’apprendimento, alcuni, pronti per il compito, vanno ad insegnare in altri luoghi fino a che mi ritrovo solo io con il mio Maestro, l’unico allievo, che non e’ stato chiamato via ed ora lui solo e’ il mio avversario, capace di esprimere diversi livelli di abilita’, a seconda della mia preparazione, portandomi, giorno dopo giorno verso la perfezione fino alla prova suprema, l’ultimo combattimento in cui ognuno dara’ il meglio di se’ stesso.

 

Avevo passato il giorno precedente la grande prova, in silenzio, senza fare nulla, passeggiando semplicemente un po’ nei grandi corridoi del monastero, un po’ fuori all’aria aperta, gioiendo dei profumi e della pienezza dell’estate e pensando con gratitudine ed amore al Maestro che ha dedicato a me molti anni della sua vita, seguendo la mia adolescenza e giovinezza, fino al limitare della maturita’ e mi sono abbandonato al cuore, rievocando molti episodi del mio addestramento ed a sera ho cenato come tutte le volte, con la mente nel silenzio, finalmente libera da tutti i pensieri che mi avevano accompagnato nella giornata ed avevo dormito, come al solito, poche ore di un sonno profondo.

 

Oggi c’e’ la prova finale e sento che sto per lasciare questo monastero, qualunque sia il suo esito poiche’ il mio tempo in questo luogo sta per finire e dovro’ realizzare il mio compito da solo. Non ho ancora chiaro cosa faro’, se diventero’ monaco errante, utilizzando la mia arte al servizio delle persone deboli ed in difficolta’ o se insegnero’ in altri monasteri, trasmettendo il mio sapere e tutto me stesso a giovani monaci.

Guardo la spada che mi ha accompagnato nei lunghi anni del mio addestramento e sento che sto per lasciare anch’essa e che forse e’ una delle ultime volte che la uso e vedo in visione quella spada, lucente e fiammeggiante, come se fosse stata forgiata con oro e luce, che mi era apparsa, con meno nitidezza, quando ero ragazzo.

Il mio Maestro mi aspetta poco sopra il monastero, tra rocce aguzze ed a strapiombo, tra ruscelli impetuosi e ponti sospesi: lo vedo apparire all’improvviso, dietro una cengia.

Ci inchiniamo ed il confronto inizia.

Saltiamo da una roccia all’altra, come se fossimo senza peso ed il fragore delle spade che cozzano una contro l’altra, diventa l’unico suono che sento e tutto poco a poco diventa irreale, rallenta ed accelera come se vivessi in un sogno e mi sembra che impugniamo raggi di luce che cambiano sfumature e forme a seconda delle nostre energie.

Mi sento uno con il mio Maestro e con tutto cio’ che mi circonda, riesco a vedere ogni particolare del terreno pur sapendo che mi sto muovendo molto veloce e non sento il mio respiro.

Saltiamo tra piccole cenge a strapiombo tra precipizi, ci arrampichiamo sulle rocce, balziamo sugli alti rami, corriamo su ponti sospesi sopra cascate vorticose, stiamo in punta di piedi sull’abisso, ci muoviamo insieme, a passo di danza, sprofondando sempre di piu’ uno nell’altro fino a che vedo che il mio Maestro diventa un altro aspetto di me ed i suoi occhi profondi si trasformano nei miei ed in quell’istante, ci fermiamo e comprendo che il mio periodo come allievo e’ finito.

Ho superato la prova suprema e torno in silenzio, a fianco del mio Maestro verso il monastero.

Mi sento senza pensieri, come se la mia individualita’ si fosse dissolta, sconfitta per sempre in quest’ultimo combattimento e percepisco che mi sono dilatato e che la mia coscienza e’ diventata tutto cio’ che vedo.

Comprendo il senso di tutti i miei anni passati e che la spada, ora che mi sono liberato di ogni limitazione, si e’ trasformata nelle mie energie, diventando l’estensione sul piano fisico, del mio se’ piu’ profondo.

Poco prima di giungere al monastero sento il grande amore del mio Maestro che mi pervade, che entra dentro di me e so che non mi lascera’ piu’.

Giunti sulla terrazza, si volta e mi dice:

‘Non ho piu’ nulla da insegnarti e so che le nostre strade stanno per dividersi, sul piano terreno; con gioia ti dico che sei pronto e ti accompagno dove ti unirai alle energie di cio’ che sei stato e dove sceglierai la spada che da sempre  ti appartiene.

C’e’ un salone che custodisce tutte le spade appartenute a grandi Maestri e che si tramandano da incarnazione ad incarnazione: li’ troverai la tua che ti accompagnera’ per tutta la tua vita.

Ti aspetto qui tra tre settimane.’

Lo vedo che si inchina ancora una volta per poi allontanarsi.

 

Mi ricordo che sono rimasto in silenzio, senza stupirmi, sapendo che potevo usufruire di quelle tre settimane come meglio credevo, preparandomi alla grande occasione che sarebbe stata l’inizio del mio percorso.

Avevo deciso di trascorrere quel periodo in solitudine, allenandomi da solo, ripetendo movimenti e posture, senza spada e contro avversari sottili, per distruggere gli ultimi aspetti della mia individualita’ in modo da essere pronto al sacro incontro con me stesso.

Nel tempo sospeso ho passato quei giorni e, leggendo di quel momento, mi rivedo tornare al monastero.

 

Le tre settimane sono finite ed oggi, alle prime luci del giorno, sto tornando al monastero, abbandonando l’anfratto di roccia che mi ha ospitato per queste settimane per presentarmi a quello che e’ stato il mio maestro terreno fino ad ora ed assaporo il percorso tra gli strapiombi ed il verde lussureggiante in modo particolare come se fosse l’ultima volta che lo vedo cosi’, come se le nuove consapevolezze che mi aspettano dovessero cambiarmi completamente; mi lascio andare a questa dolce sensazione di compimento che accompagna sempre un periodo che finisce ed un altro che inizia e sprofondo dentro di me, assaporando una grande pace.

Il monastero appare all’improvviso, splendente nella luce, con la sua pietra lucente ed io percepisco l’amore del mio maestro che mi sta aspettando, per accompagnarmi nell’ultima fase del suo insegnamento.

Lo vedo sulla terrazza come quel giorno lontano e mi accoglie con un sorriso ed un inchino e si avvia con passo calmo e sicuro; percorriamo insieme corridoi e scale familiari e poi ci dirigiamo su una ripida scala a chiocciola che non avevo mai notato e che conduce, dopo una lunga salita, ad un ampio salone, completamente vuoto, con grandi arcate al fondo del quale si vede il portale.

Il mio Maestro si ferma poiche’ ora devo proseguire da solo e mentre cammino con passo fermo, il tempo si dissolve, passato, presente e futuro diventano un unico punto nella mia mente ed io vedo una spada fiammeggiante, di luce ed oro che risplende di fronte a me, come la visione che gia’ altre volte mi era apparsa.

Sfioro con la mano l’antico portale di legno, ne osservo l’intarsio e la perfetta fattura ed esso, senza nessuno sforzo da parte mia, si apre, facendomi accedere al sacro luogo.

 

Leggo le pagine che mi fanno rivivere quell’avvenimento e vedo l’ambiente, il profumo d’incenso e risento il rumore dei miei passi come se fosse ora.

 

I Maestri sono tutti in questo luogo per accogliermi, ne percepisco le energie e ne vedo il contorno di luce, mi sento guidato e mi avvicino sicuro verso un lato dell’ampio salone dove, vicino a quella spada di luce ed oro, ormai cosi’ familiare, vedo il Maestro che la possedeva e che ero io, molto tempo fa; si avvicina, prende la spada e me la porge e mentre la impugno sento tutta la potenza, la forza e la dolcezza delle mie energie.

Dopo un lampo accecante di luce, il salone ritorna nella penombra ed io, con la spada, mi dirigo verso l’uscita.

Il Maestro mi aveva aspettato, la osserva a lungo e mi dice, guardandomi negli occhi:

‘Hai scelto il percorso del Potere e dell’Umilta’, della Forza e della Dolcezza, della Disciplina e dell’Amore.

Hai scelto il percorso della Spada e della Rosa.

Ora saprai, entrando in te stesso cosa dovrai fare e sono sicuro che realizzerai al meglio il tuo compito; tuo solo e’ il percorso e la realizzazione ma solo di Dio e’ la vita.’

Il mio Maestro si avvicina e mi abbraccia, come mai aveva fatto prima, poi si allontana in silenzio, senza voltarsi indietro, facendomi comprendere che il nostro percorso insieme sulla Terra, si era concluso.

Rimango solo, sulla terrazza del monastero ed estraggo dolcemente la Spada dal suo morbido fodero scuro, con misteriosi ricami in rilievo e sfioro con le mani ogni parte di esso prima di accarezzare il metallo che stranamente sento tiepido, osservandone ogni dettaglio.

 

Leggo in questa pagina che mi sono soffermato tutto il giorno a guardare la Spada, il suo fodero, la robusta corda intrecciata per portarla a tracolla o appenderla alla vita e rivivo le stesse emozioni di allora, come se avessi ritrovato parte di me, della mia storia e del mio percorso.

 

La sensazione di calore  si trasmette al mio terzo occhio e mi appaiono tutti i Maestri, mie passate incarnazioni, che hanno utilizzato nei modi piu’ diversi questa Spada, danzando nella vita il loro percorso ed ognuno di essi mi comunica messaggi per farmi comprendere che c’e’ sempre stato qualcosa nella loro via che e’ mancato, che il loro compito non e’ mai stato portato a termine completamente e che per questo le energie sono state spinte a ritornare sulla Terra in molteplici forme, fino alla mia, nel desiderio della pace e del compimento mai realizzato appieno.

Sento anche che la Spada e’ stanca, che vorrebbe rinnovarsi, concludere anche lei il suo viaggio, durato troppo, per iniziarne uno nuovo e comprendo che sono qui proprio per concludere cio’ che ho intrapreso secoli fa.

Mi sento smarrito, oppresso e per un momento ho paura di fallire, di essere di nuovo costretto a ritornare, chissa’ in che modalita’, ad impugnare questa Spada infinite volte, senza mai concludere il cerchio. Mi concentro sull’immagine della Rosa, e sento dentro di me che le energie che non sono state sviluppare pienamente sono state quelle dell’Amore e che devo concentrarmi su di esse, espanderle totalmente, trasmettendole anche alla Spada, se voglio liberarmi definitivamente ed accedere a piu’ elevati aspetti dello Spirito.

Pensando a questo, sfioro il metallo e lo sento piu’ caldo, vedo che e’ decorato con simboli a me sconosciuti e mi appare la visione di un grande roseto che mi pervade con il suo intenso profumo.

Rifletto sui vari aspetti dell’Amore che l’umanita’ puo’ vivere o intuire e comprendo che devo elevare questo sentimento molto in alto per non ricadere nella trappola dell’orgoglio, della superficialita’ e dell’ignoranza e che devo completamente dimenticare me stesso.

Perso nei miei pensieri, non mi accorgo che e’ gia’ pomeriggio e che e’ bene che lasci il monastero prima di notte; prima di rientrare nella piccola cella per prendere le mie poche cose e lasciarla pulita ed in ordine, colgo un bel fiore e mi avvio.

Osservo con tenerezza l’angusto spazio in cui ho vissuto da solo per lunghi anni, raccolgo cio’ che desidero portare via, una coperta, una borsa di pesante stoffa, ciotola e cucchiaio di legno e pulisco con attenzione ogni angolo, mettendo in un piccolo vaso dell’acqua il piccolo fiore, sull’unico ripiano della cella  e porto via quello che deve essere lavato.

Guardo ancora fuori dalla piccola finestra, per l’ultima volta e poi resto in meditazione profonda, ringraziando le persone che mi hanno offerto se’ stesse ed il luogo, che mi ha sempre protetto ed accolto con gioia e quasi al crepuscolo mi allontano, non incontrando nessuno.

 

Non mi sono mai piaciuti gli addii e sono stato contento di non aver trovato nessuno la sera della mia partenza.

Rivivo i sentimenti contrastanti di nostalgia e di compimento mentre mi allontanavo dal monastero che mi aveva accolto per tutti quegli anni ed una vaga incertezza per quello che avrei fatto in seguito.

Mi ricordo che non mi sono voltato indietro e che tutti i momenti che avevo vissuto erano diventati un unico punto di energia dentro di me che mi avrebbe sempre accompagnato poiche’ quello che si costruisce di se’ stessi, insieme ad altre persone, crea un legame indissolubile con loro che cambia e muta, nel corso della propria maturazione e che pertanto, sul piano sottile, si continua sempre a lavorare e crescere.

 

Nella pienezza dell’estate, il crepuscolo e’ ricco di profumi ed il cielo si tinge delle straordinarie sfumature di azzurro e blu mentre sento il fruscio di numerosi animali nascosti nella vegetazione.

Quando vedo alcune lucciole che mi vengono intorno, comprendo che e’ bene che mi fermi, trovandomi un riparo prima che faccia notte, poiche’ non ho un lume con me e decido di seguire i piccoli animaletti luminosi che sembrano accompagnarmi e trovo poco dopo, un luogo adatto per riposare, comodo e ben protetto.

Mi distendo tranquillo e guardo le stelle in cielo che si illuminano una ad una, ognuna con un diversa luminosita’ e mi piace pensare che mi osservano e che veglieranno sul mio sonno, breve e profondo.

 

Mi ero addormentato con la Spada tra le braccia,  avevo sognato battaglie ed in questo sonno agitato mi ricordo che ripetevo PACE, trascinato dalle immagini tumultuose fino a che finalmente sono sprofondato nel silenzio e nel riposo.

 

Apro gli occhi e vedo una giovane aquila che mi osserva, appollaiata su di un ramo; i suoi occhi mi fissano e per un attimo sento che mi dice di seguirla e la vedo volare alta nel cielo, verso nord, dove le alte cime suggeriscono nuovi risvegli e consapevolezze e decido di recarmi in questa direzione, ricordandomi che il mio maestro mi aveva parlato di un monastero in quei luoghi e dopo qualche ora trovo il sentiero per raggiungerlo.

Mentre lo percorro mi accorgo che e’ una meta immaginaria, che non sono uscito da un monastero per rientrare in un altro ma per danzare nella vita, applicando nella quotidianita’ cio’ che ho compreso, condividendolo con le persone che incontro e, concentrato su questi pensieri, vedo in lontananza una citta’, con le sue torri e numerosi guerrieri a cavallo che vanno e vengono ed incuriosito mi avvicino.

 

In quel momento mi sono reso conto che non avevo mai combattuto sul serio ne’ ucciso nessuno ed il pensiero di farlo mi atterriva; per me la disciplina del combattimento era sempre stata rivolta all’interno di me stesso mai all’esterno, ne’ per difesa ne’ attacco e mi sono quindi chiesto con inquietudine cosa avrei fatto, che tipo di guerriero fossi ed il significato della Rosa unita alla Spada.

Avvicinandomi alla citta’ pensavo che il conflitto va sempre evitato ma che potrebbe succedere che esso diventi inevitabile e che si deve comunque essere preparati ad affrontarlo, attingendo da tutte le riserve interiori costruite nei lunghi anni di preparazione e che in questo non c’era nulla di tragico o eroico ma solo gli aspetti insondabili della vita, morte e rinascita.

 

Giungo all’interno della citta’ ed osservo il movimento frenetico di cavalli e di persone, alcune delle quali vanno via con i loro pochi averi e mi rendo conto delle opportunita’ diverse che ognuno di noi ha e di quanto l’ambiente possa determinare e cambiare il destino e guardando la gente un po’ spaventata, un po’ rassegnata che mi passa vicino, mi chiedo come sarei diventato se non fossi stato abbandonato davanti al monastero ma alla porta di una casa qualsiasi.

Ascolto con attenzione i discorsi delle persone e vengo a sapere che dal nord eserciti nemici avanzano nella regione, saccheggiando ed uccidendo tutti quelli che incontrano e che le armi e la preparazione di quei soldati sono molto superiori di quelle del nostro popolo che sempre soccombe negli scontri.

Mi appare poco per volta il mio percorso ed il significato della Rosa: essa rappresenta l’azione senza ricompensa e gloria, che semplicemente fiorisce nell’amore intimo e segreto, senza fasti e senza applausi e sento che, al contrario, quello che ha portato tutte le mie incarnazioni a perpetuare battaglie e sfide e’ stato proprio il non superamento di questi aspetti plateali, del riconoscimento altrui, del successo esteriore, dove la tecnica perfetta del combattimento non e’ unita con le energie del cuore.

Osservo le persone sconosciute che mi sfilano davanti, con i loro drammi e sofferenze scritti nei loro occhi e come i nostri occhi si incontrino, in silenzio ed intuisco che il mio percorso si unira’ misteriosamente con il loro, trovando il compimento.

Decido quindi di dirigermi ancora piu’ a nord, di andare incontro al nemico, spiarlo, per conoscere le sue energie, le sue motivazioni e le sue prossime mosse e lascio la citta’ dietro di me.

 

Sfoglio queste pagine e mi vedo solo, procedere con cautela sulla strada polverosa, seguendo l’intuizione, non certo la razionalita’, quando all’improvviso ho conferma che mi sto comportando in modo corretto.

 

L’aria e’ limpida e frizzante ed il sole, alto nel cielo, delinea con precisione ogni contorno; procedo speditamente e la mia mente e’ vuota, attenta ed all’improvviso vedo di fronte a me, in modo preciso, il mio Maestro che mi sorride, indicandomi con la mano proprio la direzione che sto seguendo ed il suo sguardo profondo mi dona una grande pace: gli sorrido anch’io e nell’accogliere il mio sorriso la visione svanisce dolcemente.

Cammino fino a notte e poi con le prime luci dell’alba proseguo, passo dopo passo sulla strada polverosa percorsa da gruppi disordinati dei nostri soldati che vanno un po’ in una direzione, un po’ in senso opposto, nuvole minacciose si delineano nel cielo blu ed in poche ore piove violentemente, trasformando la strada polverosa in un pantano.

Sento dire che ci sono alcuni villaggi, sparsi sulle pendici dei monti, che sono proprio sull’itinerario obbligato che il grosso delle truppe nemiche dovranno percorrere, ignari del pericolo poiche’ nessuno si azzarda piu’ ad andare ad avvisarli, essendo il luogo troppo distante, e che sicuramente saranno devastati e saccheggiati.

I soldati mi raccontano questo chiedendomi, indirettamente di andarci io, e pertanto mi faccio spiegare come arrivarci e, senza indugi, mi avvio subito.

Mentre cammino, mi appaiono molti dei volti di queste persone, ne percepisco i loro semplici pensieri, fatti di lavoro quotidiano, delle semplici gioie e dolori che la vita quotidiana offre a loro e mi sento sempre piu’ unito ai loro sentimenti, alle loro energie ed ho l’intuizione che chi mi ha lasciato in culla davanti al monastero provenisse da questi luoghi.

La pioggia continua a cadere anche se con meno intensita’ e prima di sera mi appaiono i piccoli villaggi, sospesi tra le rocce e la strada che con numerosi tornanti li collega; proseguo ancora a lungo, fino a che il buio completo non mi avvolge e l’indomani esamino la situazione.

 

Mi ero accorto che il maltempo aveva temporaneamente rallentato l’avanzata degli invasori e, raggiungendo un alto picco a strapiombo, ho notato che aspettavano il da farsi.

 

Un grande ponte sospeso, con le sue spesse funi, permette di attraversare il fiume, gia’ quasi in piena, raggiungendo il fondo valle e comprendo che e’ questo il passaggio obbligato, anche per gli abitanti dei villaggi e che mi devo affrettare ad avvisarli in tempo, prima che il nemico si prepari alla marcia e mi viene in mente che, dopo che le persone sono passate, posso distruggere il ponte, rallentando cosi’ l’avanzata.

 

Mi sono affrettato e presto sono giunto al primo dei tre villaggi, esortando la gente a partire e dopo qualche dubbio, li ho convinti a prendere il necessario e, sotto l’acqua ed il fiume sempre piu’ in piena, attraversare il ponte.

 

Devo ancora raggiungere gli altri due villaggi, piu’ in alto ed il tempo stringe poiche’ il nemico sa benissimo che deve attraversare questo ponte in fretta, prima che la piena comprometta la sicurezza del passaggio con i loro carri e cavalli e mi accorgo che ho appena convinto la gente dell’ultimo dei due villaggi a prepararsi, quando sento che l’esercito si e’ messo in movimento e si dirige veloce verso il ponte.

Le persone sono troppo lente, c’e’ rischio che incontrino i soldati proprio al limitare di esso ma incitandole a causa del pericolo, guadagnano miracolosamente terreno e si apprestano ad attraversarlo.

Dico loro di accelerare ancora di piu’ e, presi dalle paura si mettono quasi a correre mentre il rombo del fiume nella gola sottostante copre tutti i loro rumori e le loro grida fino a che li vedo sicuri sull’altra sponda.

Il ponte scricchiola ed ondeggia paurosamente e con pochi colpi sicuri della Spada, recido le grosse corde una ad una fino a che con un gran fragore si schianta nelle acque tumultuose, ed io mi faccio da parte proprio mentre la piccola avanguardia nemica sopraggiunge e, presa da rabbia, incomincia a scagliare frecce sulle persone in marcia sulla riva opposta, sui tornanti in salita.

Capisco che non posso rimanere nascosto e devo quindi affrontare i soldati in modo che, distratti  da me, dimentichino di colpire la gente indifesa e concentrato sull’azione perfetta mi butto su di loro, impugnando la Spada.

 

Mi ricordo che una forza straordinaria mi permetteva una velocita’  sorprendente e che il mio occhio interiore aveva il controllo di tutta la scena e mi permetteva, attraverso la massima concentrazione, di intuire la traiettoria dei colpi nemici, anticipare i loro movimenti e batterli, senza difficolta’.

La Spada era rossa di sangue ed io continuavo la mia danza inafferrabile mentre il grosso dell’esercito si avvicinava velocemente, ignaro di cio’ che stava accadendo; avevo pensato che, sgominata o messa in fuga l’avanguardia, avrei potuto facilmente nascondermi nei numerosi anfratti ed allontanarmi poi con calma.

 

Le grida dei nemici colpiti sono un’eco lontana che non turba la mia concentrazione e sono presente con tutto me stesso in questa danza che conduco e vedo che molti nemici sono gia’ stati uccisi e che solo piu’ pochi combattono ancora. Ad un certo punto la mia spada si incontra con un’altra che, con una mossa rapida, faccio sfuggire dalla mano dell’avversario e prima di colpirlo a morte vedo che il suo sguardo atterrito e’ quello di un adolescente che piange di paura; la mia Spada viene da me trattenuta ed io sprofondo in quei giovani occhi increduli e stupiti.

 

Quell’attimo e’ stato fatale poiche’ l’amore del mio cuore ha avvolto tutti ed io sono stato abbattuto e proiettato subito fuori dal corpo fisico, ormai morto ed ho visto la scena dall’alto: i superstiti che soccorrevano i feriti, il sangue sparso dappertutto, la popolazione, al sicuro, al di la’ dell’ultimo tornante e la mia Spada, ancora strettamente impugnata dalle mie mani senza vita, risplendere, colpita da un timido raggio di sole, apparso tra una nuvola e l’altra.

Leggo l’ultima pagina e rivivo la sensazione di pienezza e di compimento in cui ho compreso che non sarei piu’ ritornato come guerriero, poiche’ avevo liberato me stesso, attraverso l’Amore.

 

Nel  distacco, vedo il ragazzo che avevo salvato che osserva la Spada attonito e, non visto, la prende in mano, osservandola con attenzione.

Dirigo le mie energie d’amore verso il giovane, sento che prova ammirazione e rispetto per quel guerriero sconosciuto che gli ha salvato la vita e vedo che piange, in silenzio, per non farsi sentire e si dirige verso un cespuglio di rose selvatiche che vedo solo adesso, e che coglie la piu’ bella.

I soldati hanno buttato il mio corpo nel fiume in piena ed il ragazzo, all’improvviso, seguendo la sua voce interiore, butta nei flutti spumeggianti la rosa e la Spada, liberandola definitivamente dal suo destino.

 

Attraverso le ultime righe, rivivo il momento piu’ bello di quell’esperienza quando tutte le mie incarnazioni precedenti appaiono di fronte a me, nella luce radiosa e mi sorridono, ognuna con una dolcezza ed un amore diversi e mentre intorno a me sento la fragranza della rose in fiore mi sono unito a loro, per percorrere insieme il raggio di luce verso l’Eternita’.

 

 

Osserva la figura che chiude il suo libro e ti rivolge un ultimo sorriso radioso mentre appare, al centro dell’Anello, lo stesso raggio di luce che l’aveva accompagnato, molto tempo prima, verso la Beatitudine e la Pace senza confini.

 

 

 

L’Ultima Battaglia