5. La Via dell’Acqua

 

 

Senti, all’interno dell’Anello, il rumore di un torrente che canta tra cascate, massi e pozze tranquille e vedi che da questo suono ti appare una figura di donna, vestita di chiaro che si siede, con un grosso libro di luce sulle ginocchia, e ti sorride, parlando con voce dolce e melodiosa.

 

 

Ho risposto all’invito di raccontare qui per te una mia esperienza significativa, svoltasi sulla Terra,  e subito il Libro del mio Se’ si e’ aperto ad un particolare capitolo, che ora ti leggo per riviverlo insieme.

Mi rivedo bimba, circa due secoli fa, in un povero villaggio di contadini, in India; in quel periodo la natura era in grande rigoglio e le campagne fornivano, anche se modestamente, i mezzi per vivere e non c’era il bisogno di recarsi in citta’, alla ventura, senza nulla e tentando la sorte.

I miei genitori erano anziani ed io ero l’unica figlia, nata inaspettatamente tardi e quindi ero considerata un dono prezioso, un Miracolo di Dio che aveva voluto premiarli, rendendo la loro esperienza completa e ricca.

Avevamo alcune pecore e capre con le quali si faceva formaggio e burro che andavamo a vendere al mercato o anche direttamente, di casa in casa ed io fin da piccola avevo imparato quest’arte antica ed oltre a questa mansione, in cui aiutavo mia mamma, portavo le bestie al pascolo nei boschi e nei vasti  prati verdi che circondavano a perdita d’occhio la nostra umile dimora, in prossimita’ del villaggio.

Non avevo ancora dieci anni quando mi capito’ un fatto misterioso e bello che subito non avevo capito pienamente ma di cui avevo subito intuito l’importanza nel mio futuro percorso.

 

E’ un bel mattino di primavera e mi sto avviando presto con gli animali, verso gli ombrosi e freschi pascoli della collina, prima che faccia troppo caldo. Mi piace svegliarmi alle prime luci del giorno e camminare nel silenzio, a piedi nudi, sulla rugiada e vedere ancora molti animali selvatici che passeggiano tra la vegetazione. Percorro un sentiero tracciato piu’ dall’esperienza che dall’uomo e mi lascio pervadere dai profumi, mentre osservo le capre e le pecore che mi precedono felici, ben conoscendo la meta; le sento chiacchierare tra loro, con belati e particolari versi e presto siamo ad una radura ricca di erba fresca.

Un piccolo torrente scende dalla collina, cantando allegramente e le bestiole si mettono subito a brucare con gioia e voracita’ ed io scelgo un luogo comodo, vicino al corso d’acqua, per poterle vedere e mi abbandono al silenzio ed alle numerosi voci della natura.

Quando incomincia a fare caldo, desidero rinfrescarmi e mentre immergo le mani nell’acqua, appare l’immagine di una donna misteriosa, con gli occhi profondi che mi parla.

“Figliola, sono la Signora delle Acque e tu sei la ragazza che ha deciso di custodire e di trasmettere i miei segreti, anche se ancora non lo sai. Esercitati con il mio elemento e gioca con me che sono in molti luoghi e posso assumere tante forme, a seconda del recipiente che usi per raccogliermi e sentimi nel tuo cuore.”

Con mio stupore, la visione svanisce appena finito di parlare ed io, pensierosa, osservo l’acqua che proprio vicino a me, forma una pozza limpida che sembra uno specchio e poco a poco, mentre concentro lo sguardo, sento quasi di essere assorbita dall’acqua, di finirci dentro con tutto il mio essere e vedo immagini nitide e chiare.

Vedo i miei genitori, che si ammalano improvvisamente e che io do’ loro dell’acqua che li fa guarire e poi mi vedo giovane donna che cammino sola, con una piccola borsa, vedo immagini di una citta’, tante persone che si bagnano nel Sacro Gange, io che prego in ginocchio e che riempio delle piccole bottigliette con l’acqua del fiume.

 

Sono rimasta a lungo a guardare nella pozza immagini che non sapevo collocare nel tempo, potevano essere di un tempo passato o di un probabile futuro ma in entrambi i casi mi sembrava tutto cosi’ strano e difficile da capire.

Nella mia giovane mente mi venne l’idea di provare a fare delle domande e poi imparare a leggere le risposte guardando le immagini che potevano comparire ed ho incominciato ad esercitarmi in questo, anche a casa, utilizzando una ciotola e versando dell’acqua in essa.

All’inizio le immagini erano confuse e mi sembrava che non avessero nulla a che fare con la mia domanda ma ho capito poco per volta che ero io che in quei casi influenzavo le risposte mentre non dovevo aspettarmi nulla e lasciarmi solo andare, accogliendo cio’ che mi si offriva alla vista.

Ho imparato a vedere gli scenari di possibili futuri che si determinavano a seconda delle scelte passate e questo mi intimoriva poiche’ comprendevo come fosse importante la consapevolezza in ogni azione e l’umilta’ di riconoscere i propri errori, impegnandosi a non ripeterli.

Mi applicavo con impegno e riuscivo ad interpretare sempre meglio le immagini che diventavano un linguaggio e risposte sempre piu’ precise alle mie domande su di me, su cio’ che avrei potuto fare e sulle numerose incertezze della vita quotidiana.

Una sera piovosa mentre l’umidita’ pervadeva la nostra umile dimora ed i miei genitori erano afflitti da reumatismi, mi venne in mente che potevo chiedere all’acqua non solo risposte ma anche dei servizi e dei doni.

 

E’ da alcuni giorni che una pioggia incessante si abbatte sulla campagna, trasformando prati in un pantano, rendendo difficoltoso portare le bestie al pascolo e rischiando di compromettere i raccolti. Guardando l’acqua che forma piccoli torrenti tra le abitazioni, decido di raccoglierne un po’ in una ciotola e poi di pregarla, fissandola con amore ed attenzione, chiedendole che smetta di cadere, permettendo al terreno di asciugarsi ed al sole di dissipare l’umidita’.

Trasportata dalla concentrazione, sento un grande amore risvegliarsi in me, un calore piacevole mi avvolge e lentamente vedo che la pioggia diminuisce fino a cessare del tutto mentre le nubi si diradano mostrando il cielo azzurro. Felice di questo risultato, oso ancora delle richieste e domando all’acqua della ciotola di trasformarsi in balsamo per le giunture di chi soffre di reumatismi affinche’ questi disturbi si dissolvano e le persone guariscano.

Continuo a pregare con intensita’ fino a che vedo fasci di luce che entrano nell’acqua e poi diventano tante piccole stelle lucenti che illuminano tutta la ciotola e che poi si spengono lentamente, una ad una.

Piena di entusiasmo, vado subito dai miei genitori e chiedo loro di lasciarsi strofinare le articolazioni indolenzite con un fazzoletto pulito, bagnato nell’acqua, per me miracolosa, della ciotola.

 

Mi ricordo che i miei genitori mi avevano assecondato per affetto ma dopo meno di un’ora si erano accorti che ogni loro fastidio era sparito, che le giunture erano diventate elastiche, permettendo loro di muoversi in modo totale, come quando erano giovani.

Si erano quindi turbati e mi avevano chiesto di raccontare come avevo fatto, cosa avevo messo nell’acqua e quando ebbi finito di parlare rimasero in silenzio, stupiti di questa mia inaspettata capacita’ e mi suggerirono di metterla al servizio degli altri ma io non ero d’accordo e non mi sentivo ancora pronta per espormi cosi’, mi sentivo ancora insicura ma numerose occasioni erano pronte per far sbocciare i miei doni.

 

Alcuni giorni dopo la guarigione miracolosa dei miei genitori dai reumatismi, una nostra pecora si ammala dopo aver partorito i suoi agnellini e deperisce in poche ore; non esito a riempire un secchio con dell’acqua e pregare affinche’ possa guarire la povera bestia e dopo aver visto le stelline dissolversi una ad una nel recipiente, lo avvicino all’animale che beve con avidita’ e poi bela in modo particolare, quasi come se sentisse gia’ da subito i suoi effetti benefici e nel giro di poche ore si ristabilisce completamente e allatta beata i suoi piccoli.

Questo secondo episodio colpisce molto i miei genitori e mia mamma incomincia a parlare dei miei prodigi ai suoi vicini e presto la notizia si sparge in tutto il villaggio, tra incredulita’ e curiosita’ ma l’animo semplice di quelle persone non genera invidia ma una sorta di rispetto e quasi di timore e quando il piu’ giovane dei figli di un contadino del villaggio si ammala di tifo, suo padre viene da noi, pregandomi di intervenire.

Vedo i suoi occhi profondi e dolci, pieni di speranze nei miei confronti ed io gli prometto che tra poco sarei stata da loro.

 

Mi ricordo che in quell’occasione una grande fede mi avvolse e mentre chiedevo di guarire il bambino mi sembrava che il sole stesso entrasse nell’acqua dell’umile ciotola ed io piena di gioia, attenta a non rovesciarne neanche una goccia, correvo verso la loro casa, temendo di non giungere in tempo.

 

Anche se non sono un medico, mi appare evidente che il bimbo e’ molto grave e mi chiedo come possa, in questa condizione bere, mi viene allora in mente di bagnare il suo capo con l’acqua e poi di aspettare un po’.

Il piccolo muove la testa guardandomi e mi sembra che il suo sguardo sia attento; mi avvicino e lo faccio bere e noto che lo fa con piacere, svuotando il recipiente mentre i suoi genitori e gli altri fratellini sono rimasti in silenzio, in piedi vicino al povero giaciglio; mi congedo con un sorriso, dicendo loro di avere fede, che il bimbo guarira’ e ritorno tranquilla a casa.

Preparo con mia mamma la minestra mentre racconto l’accaduto e quando siamo seduti a casa, mangiando tranquilli, sentiamo bussare alla porta; e’ il padre del bambino, molto agitato.

Dice che e’ successo un miracolo, che suo figlio e’ guarito, di venire subito a casa sua per vedere con i nostri occhi tale prodigio e trascinati dal suo entusiasmo, lasciamo la nostra cena e lo seguiamo.

Il padre cammina talmente veloce che per stargli dietro non ho neanche tempo di pensare all’accaduto, siamo subito nella loro abitazione, e vediamo il bambino che corre per la stanza giocando con i suoi fratellini. Mi viene incontro, lo prendo in braccio e noto che la sua fronte e’ fresca e che la febbre e’ scomparsa; siamo tutti cosi’ contenti che decidiamo di festeggiare, invitando tutta la famiglia a casa nostra, condividendo la cena.

 

Questo episodio fu risaputo ovunque e molte persone incominciarono a farmi visita, chiedendomi di venir guarite e con il loro aiuto, ho costruito una stanza, attigua alla nostra abitazione, dove poter ricevere  gli ammalati ed e’ stato l’inizio di una nuova vita.

 

Non chiedo nulla per questo servizio e le persone semplici, di grande fede, mi portano loro stesse qualcosa che cerco di rifiutare senza riuscirci: uova fresche, qualche verdura, patate dolci e molti altri piccoli doni che in breve tempo si accumulano nella stanza.

E’ troppo per noi e decido di regalare il superfluo a chi ha meno, trattenendo solo l’essenziale e questo gesto contribuisce a farmi benvolere da tutti, rendendomi gioiosa e piena d’amore.

 

Sfoglio numerose pagine in cui rivivo la freschezza e la spontaneita’ del servizio disinteressato in cui condividevo con altri il mio dono ma anno dopo anno questo tipo di vita non mi bastava piu’, volevo andare alla ricerca della vera sorgente dentro di me e mi sembravano sciocchezze e giochi infantili le mie azioni.

Incominciavo a capire che stavo solo guarendo l’involucro fisico che prima o poi sarebbe perito senza aiutare le persone a realizzare la vera guarigione, quella interiore che e’ la sola che puo’ porre al di la’ della malattia e della salute.

Ma questo tipo di guarigione non si puo’ regalare facilmente, e’ frutto di un lungo percorso, di una via che si intraprende da soli, anche se guidati in modo imprevedibile e misterioso e mi sembrava di capire che era questo il mio compito e che l’acqua poteva diventare miracolosa, a tutti i livelli, solo se erano le persone stesse che la rendevano tale, attraverso la Fede e questo valeva soprattutto per me.

 

Da alcuni mesi i miei anziani genitori, nella pace e nel compimento, hanno lasciato questa vita ed ora io devo trovare il mio percorso, espandendo la mia consapevolezza, tornando alla sorgente del mio essere.  Metto ordine nella nostra umile dimora, regalando alcuni oggetti e poi osservo le bestiole che mi guardano con aria interrogativa, intuendo che sto per andare via: decido di lasciare gli animali in custodia ai nostri vicini, gli stessi a cui, anni fa, ho guarito il bambino, ora un bel giovane ed e’ proprio lui che si offre di prenderle in carico ed io ora, libera, posso intraprendere il mio cammino interiore.

Decido di recarmi in pellegrinaggio a Varanasi, la citta’ benedetta dal Sacro fiume Gange e con poche ciotole di legno in una borsa di canapa, lascio il villaggio e la mia giovinezza, all’alba, scalza, con entusiasmo e promesse nel cuore.

 

Rileggendo le pagine di quel giorno lontano, rivivo le strane sensazioni che mi avevano accompagnato; un vuoto nella mente mi permetteva di vedere come dilatato ed ingrandito tutto cio’ che vedevo intorno a me, come se avessi perso la visione d’insieme per quella particolare e profonda delle piccole cose. Intuivo il flusso della linfa vitale che, seguendo percorsi misteriosi, dalla terra nutriva tutte le creature del regno vegetale e potevo vedere interi mondi riflessi nelle gocce di rugiada. Non mi facevo nessuna domanda su quello che mi stava capitando ma semplicemente mi lasciavo andare, accogliendo queste novita’ senza stupore ne’ gioia, in una pace sempre piu’ grande.

La strada non era molto affollata e potevo distinguere alcune persone che facevano parte del mio percorso comparire e sparire alla mia vista fino a che una figura attiro’ la mia attenzione ed io non ho potuto fare a meno di seguirla.

 

Una donna assorta nei suoi pensieri, forse intenta a pregare, attira il mio sguardo. I capelli neri, lunghi ed un po’ arruffati incorniciano un viso abbronzato con degli occhi profondi; porta con se’ una piccola borsa e cammina scalza mentre la sua veste bianca e splendente, volteggia con grazia nell’aria anche se non c’e’ un filo di vento.

La seguo prima a debita distanza e poi mi avvicino fino ad affiancarmi e lei se ne accorge e mi sorride. Osservo i suoi piedi che sembrano sfiorare il terreno ed i suoi movimenti sono pieni di grazia; non dico una parola ma mi sembra di comunicare con lei a livello del cuore poiche’ sento una voce dolce che mi parla.

“So dove stai andando ma tu non lo hai ancora capito pienamente. L’acqua e’ l’energia di Madre Terra, il flusso che dona e toglie la vita ed il Gange e’ una delle sue vene principali che nutre gli esseri.

L’acqua e’ uno delle manifestazioni di Dio, uno dei Suoi aspetti femminili e tu sei stata scelta per essere la Sua Custode e Guardiana e danzerai a lungo in questo luogo, conoscendo i Segreti della Vita e dell’Amore, donando alle persone la dolcezza e la Forza della Madre Divina.

Dimora nel distacco, non diventare superba ma resta umile senza desiderare ricchezze che facilmente potrai ottenere poiche’ cosi’ falliresti il tuo compito e perderesti tutte le tue capacita’; vai in preghiera verso il Tempio della Madre dei Fiori, al prossimo bivio a sinistra.”

Sono rimasta assorta ad ascoltare ascoltando il fruscio delle vesti della misteriosa figura al mio fianco ma quando desidero incontrare il suo sguardo, vedo una luce che subito svanisce e la misteriosa persona e’ scomparsa, senza lasciare nessuna traccia del suo passaggio.

Vedo il bivio a sinistra, che percorre un piccolo sentiero fiorito e mi dirigo li’, secondo le indicazioni ricevute.

Cammino senza pensieri sul sentiero polveroso, che sale tra alti alberi, quando un piccolo ruscello attira la mia attenzione e ne seguo il corso e dimenticandomi di raggiungere il Tempio, decido di trovare la sua sorgente, inoltrandomi nella fitta vegetazione, abbandonandomi ai profumi e quando il corso d’acqua si rimpicciolisce, lo percorro scalza, sentendo la sua freschezza che dai piedi mi pervade completamente.

Comprendo la Natura Divina dell’Acqua in cui la Madre esprime i Suoi aspetti: la volonta’ di percorrere lunghe distanze, superando ogni difficolta’, aggirando rocce, saltando strapiombi per dissetare i Suoi figli, la Sua umilta’, rimanendo tranquilla in laghetti, pozze e ciotole, la Sua dolcezza e la Sua forza distruttrice che interpreta la Danza delle infinite morti e rinascite nel Sogno della Vita.

Mi inerpico seguendo anfratti, massi instabili ed il percorso si fa sempre piu’ difficile fino a che mi riesce impossibile proseguire, non capendo dove passare; sento il suono dell’acqua ma non la vedo e mi fermo a riflettere sul da farsi.

 

Sfogliando le pagine di quella strana esperienza, rivivo la sensazione di chi e’ guidato da presenze sottili che si manifestano e si nascondono, rendendo indispensabile l’attenzione per vedere i segni che vengono comunicati attraverso misteriosi e sempre nuovi messaggeri ed ho compreso che dovevo arrivare alla sorgente affinche’ il mio compito mi venisse svelato, attraverso le sensazioni e le intuizioni che ricevevo nel percorso e mi misi a pregare la Madre Divina, con tutto il mio cuore.

 

Il tempo peggiora e faccio appena in tempo a trovarmi un riparo sicuro che incomincia a piovere a dirotto mentre grossi massi e fango si muovono con fragore ma non mi sento impaurita ed aspetto tranquilla abbandonandomi alle molteplici voci dell’acqua che si rincorre fino a che tutto si calma e ritorna il silenzio.

Osservo che il torrente ha deviato il suo percorso permettendomi di seguirlo piu’ agevolmente ed interpretando questo come un segno favorevole, mi rimetto in cammino.

 

Ogni giorno riuscivo ad avanzare, perdendo e ritrovando il corso d’acqua e diventavo sempre piu’ attenta, nell’ascolto sottile, dei significati del canto e del volo degli uccelli, dei rumori misteriosi del bosco, del vento tra le foglie fino a capire il linguaggio universale, comune a tutti gli esseri, che era il linguaggio di Dio con il quale Egli ci parla e ci guida nella Sua Danza fino alla Sorgente, il fine ultimo della vita.

Per molti giorni ho risalito il torrente, condividendo a ritroso il suo percorso tra rocce impervie, fitta vegetazione e pianori verdi dove potevo specchiarmi in limpide pozze e rinfrescarmi nella sua purezza e comprendevo che questo mio vagare era un viaggio interiore, dentro me stessa, nelle mie profondita’, alla riscoperta delle mie qualita’, delle mie paure e delle mie certezze verso la presenza della Madre Divina dentro il mio cuore.

 

Ho perso il conto dei giorni in cui sono in cammino e mi accorgo che vicino all’acqua ho sempre trovato il necessario per me; frutti saporiti, riparo per la notte e la certezza di essere amata e protetta da Madre Terra e dalla Vita.

Sto percorrendo un tratto molto piacevole poiche’ il torrente, divenuto un piccolo ruscello, passa attraverso una vegetazione bassa, con ampie radure; la sua voce si fa meno impetuosa e piu’ dolce ed invita maggiormente al silenzio, al raccoglimento interiore ed all’attenzione a cio’ che mi circonda.

Sento i passi degli animali guardinghi e so che mi scrutano con perplessita’ tra il fogliame ed ogni tanto scorgo i loro occhietti lucenti che mi guardano ma sento che sono solo curiosi e che non hanno paura di me.

Vedo in lontananza alberi e colline e procedo senza fretta fino a che diventa buio e trovo tra la vegetazione, un riparo per la notte, vicino all’acqua.

Riempio una ciotola e poi mi metto comoda, gioiendo delle energie che mi circondano e come ogni sera ripercorro con il ricordo la strada percorsa, le sensazioni e le intuizioni provate e, pur non avendo nulla, mi sento tanto ricca e vicina alla sorgente del mio essere.

Questo vagare mi ha liberato del superfluo, di ogni traccia di superbia, del desiderio di possesso e capisco che sono un tramite verso qualcosa di molto piu’ grande di me che dona guarigione e che puo’ anche togliere la vita.

Mentre il mio corpo si rilassa, osservo nel crepuscolo che l’acqua raccolta nella ciotola brilla come un sole e vedo le sue molecole che danzano, componendo disegni affascinanti ed ho l’intuizione che tutto cio’ che mi circonda, oltre a quello che il mio corpo fisico puo’ vedere, danza nelle sue profondita’ creando motivi sempre nuovi fino a che vedo dentro di me il sangue che scorre diventare un fiume di luce che sento essere un dolce flusso d’amore.

Con il mio occhio interiore ne seguo il movimento e vedo che dirama in molteplici fiotti che vanno oltre i confini del mio corpo fisico e si uniscono ad altri fiumi di luce, appartenenti agli alberi che mi circondano, alle persone care che mi hanno lasciato, a volti incontrati, senza nome, e dimenticati.

Seguo questo fluire negli animali che mi stanno osservando furtivi, protetti dall’oscurita’ e la mia coscienza si sposta ovunque, mentre segue la forza vitale che scorre in ogni essere, che va e ritorna, alla Sorgente della Vita da cui tutto ha inizio fino a che questi infiniti rami di luce diventano acqua e poi si trasformano in una pioggia di infinite stelline che mi avvolgono, accompagnandomi in altri luoghi, oltre il sogno.

Alle prime luci dell’alba vedo il piccolo ruscello scintillare e tanti piccoli esseri luminosi che si rincorrono e giocano sulla sue superficie, lanciandosi spruzzi ed appena mi vedono si mettono a ridere e scompaiono.

 

Mi sentivo vicina alla sorgente poiche’ il corso d’acqua diventava sempre piu’ piccolo fino a che facevo fatica a seguirne il corso e dovevo fare attenzione alla sua voce che diventava sempre piu’ un soffio leggero.

 

Il suono dell’acqua si trasforma in un dolce silenzio e devo percorrere questo tratto in ginocchio, per seguirne il corso fino a che trovo la sorgente, sotto un anfratto di pietra e muschio. Osservo il sottile filo d’acqua sgorgare dalle profondita’ insondabili della terra e mi metto in ascolto della sua voce che mi racconta dei destini di Madre Terra, degli esseri che vivono in essa in un’alternarsi senza fine di morti e rinascite mentre visioni di vario tipo danzano nella mia consapevolezza.

Non so dire quanto sono stata in questa consapevolezza ma quando l’ultima immagine si dissolve e ritorno alla realta’ fisica, ho tutti gli arti indolenziti e faccio quasi fatica a muovermi; mi sento stordita da questa esperienza cosi’ coinvolgente e mi chiedo cosa fare adesso.

Mi piacerebbe stare qui per sempre, a sentire i racconti dell’acqua e dello Spirito e mi piace immaginarmi anziana, ricca di saggezza, tutt’uno con questo silenzio, questi profumi e questa natura cosi’ rigogliosa ma sento una voce che dolcemente risuona dentro di me e mi dice:

‘Non hai ricevuto questi doni per te sola! Vai tra la gente, offri te stessa; recati a Varanasi e lasciati guidare dal Sacro Gange, il Padre di tutte le acque.’

 

Nel leggere questa pagina, mi ricordo che sono rimasta un po’ delusa; l’idea di tuffarmi tra il rumore e la gente non mi allettava affatto ma il pensiero di recarmi dal Padre di tutte le acque mi attirava e desideravo sentire le sue potenti energie. Mi ricordavo anche del mio dono di trasferire nell’acqua il potere di guarire e mi sono un po’ vergognata di aver pensato a me soltanto, alla mia personale convenienza. In fondo, avevo avuto l’intuizione suprema, la Visione Cosmica oltre l’illusione e mi erano state svelate le chiavi della Vita: non potevo desiderare di piu’ per me. Era il momento di ritornare nel Sogno e viverlo con leggerezza, con le sue luci ed ombre, aiutando, dove possibile, chi era in difficolta’.

 

Si’, non aveva piu’ senso rimanere qui, ora che avevo compreso le regole del Gioco della Vita, cosa si dischiude oltre il Sogno! Mi preparo a tornare, a percorrere la via dell’acqua a partire dalla sua sorgente fino al Gange, il Fiume Supremo, benedetto da tutti i Santi. Mi aspetta un lungo viaggio solitario e mi metto in cammino, ascoltando con piu’ consapevolezza le numerose voci che mi arrivano.

Se nel mio viaggio verso la sorgente mi sono sentita proiettare dentro di me, nel silenzio delle mie profondita’, ora mi sento espandere verso l’esterno in un fluire ricco e sempre nuovo in cui ricevo e dono Amore che, in questo movimento, si riveste di altre sfumature e significati.

Dalla sorgente l’acqua intraprende il suo percorso verso il verso l’Oceano che rappresenta il suo compimento ed una nuova rinascita e la sua corsa verso di esso e’ inarrestabile, non conosce ostacoli.

Mentre rifletto su questo, sento dentro di me rinnovarsi volonta’ e proposito e scorrono nella mia mente immagini di persone che aiuto ed a cui dono Guarigione fisica e soprattutto interiore.

 

Con questi pensieri ho percorso in solitudine molti giorni fino a ritrovare il sentiero ed il bivio in cui avevo incontrato quella misteriosa figura.

 

La strada polverosa e’ piena di gente silenziosa e molti di essi vanno a bagnarsi nel Gange, ne percepisco flusso vitale, sotto forma di una rete di luce, scorrere dentro di loro, alimentandosi attraverso i loro pensieri ed intenzioni e mi sento pervasa da una dolce sensazione.

E’ da molto tempo che non vedo esseri umani, nel periodo di eremitaggio nella foresta in cui il tempo per me si e’ fermato, ed ora che ne percepisco le difficolta’, le speranze, le sofferenze desidero profondamente aiutarli a capire il significato della loro vita.

Sento l’acqua di Luce dentro di me e la faccio rifluire verso le persone che mi circondano, donando loro il mio amore e gioia e percepisco che i loro pensieri diventano piu’ limpidi ed una maggiore calma pervade la loro mente ed effettuando questo servizio per tutti coloro che incontro, alla sera mi sento appagata, con maggiore consapevolezza sul mio compito.

 

Per tutto il tragitto fino a Varanasi, sono rimasta assorta in questo flusso di energie e consapevolezze fino a capire che tutto cio’ che mi circondava, persone, animali, piante, fiori, oggetti, esisteva solo in virtu’ di questa rete di luce che fluiva come acqua e che tutti eravamo una rete di ruscelli, torrenti, fiumi che scorrevano nel corpo fisico, provenienti dall’unica Sorgente e diretti verso lo stesso oceano.

Potevo percepire le differenti vibrazioni di ognuno come variazioni della stessa energia che era Amore, in tutte le sue sfumature ed aspetti; aveva poca importanza essere in un luogo o in un altro poiche’ avevo intuito che erano le persone, ovunque si trovassero, il mio torrente da seguire per aiutarle a ritrovare la strada verso l’Oceano che li aspettava.

 

La citta’ mi accoglie con la sua moltitudine di strade, di persone e di insegne; ho sempre abitato in campagna e resto stupita nel vedere una distesa senza fine di abitazioni, di baracche con poco verde ed alberi e mi lascio sospingere qui e la’, guidata da tanti piccoli segni che, attraverso percorsi tortuosi, mi guidano fino alla riva del Gange.

Molte persone si bagnano in esso o sono in meditazione ed io mi avvicino alla sacra acqua, riempio una ciotola, mi scelgo un piccolo spazio, mi siedo tranquilla e mi lascio avvolgere dal Silenzio mentre vedo immagini di persone ammalate che si trascinano per le strade di questa citta’, sole ed abbandonate; comprendo che sono qui per loro, per guarirle da un punto di vista interiore e fisico e capisco che devo portare l’Amore di Dio attraverso la Sacra acqua del Gange, diventando anch’io flusso vitale.

Queste visioni continuano per alcune ore ed io vedo volti, percepisco pensieri, dono ascolto e ricevo i doni della gratitudine e dell’affetto e quando mi sveglio, e’ gia’ quasi crepuscolo ed una lieve brezza danza tra le prime luci delle case.

Sono felice e colma di una grande pace ed amore e desidero ringraziare il Gange per avermi donato queste consapevolezze e fatto comprendere il mio compito; mi ricordo di avere delle candele e penso che sarebbe bello accenderne una e donarla all’acqua affinche’, simbolicamente, la porti all’Oceano.

Trovo subito una piccola tavoletta di legno che galleggia bene e, costruito un supporto per proteggere la candela e la fiamma, l’accendo e la spingo sull’acqua, rimanendo a guardarla mentre si allontana fino a che diventa un piccolo puntino luminoso che scompare alla mia vista ma io sento dentro di me che il Signore Supremo ha accolto il mio desiderio e che mi condurra’ all’Oceano del Suo Amore e beatitudine e mentre il buio prende il sopravvento, mi abbandono al sonno, sentendomi protetta ed al sicuro.

All’alba sono gia’ in piedi, alla ricerca di vasi e di un bastone per portarli in equilibrio sulle spalle e, dopo aver trovato questo, li riempio con l’acqua del Gange e mi dirigo nella citta’, seguendo la folla e dopo poco osservo una persona distesa per terra e mi avvicino.

E’ un anziano, con la febbre alta; non riesce a parlare ma mi guarda con occhi profondi che gia’ vedono la dimora celeste, gli chiedo se vuole l’acqua e vedo che mi sorride. Mentre riempio un piccolo bicchiere di terracotta, prego e vedo tante piccole stelline che si accendono ed illuminano il liquido; leggo il desiderio dell’anziano di andare a morire nel Gange e chiedo che possa essere esaudito.

Dopo aver bevuto, rimane qualche istante in silenzio poi si alza in piedi e mi dice che sta meglio, che si sente di camminare verso il fiume poiche’ desidera vederlo e rimanere li’, presso la sua sponda. Mi saluta, inchinandosi a mani giunte e poi si allontana, con passo sicuro fino a che lo vedo sparire tra la folla.

 

Questo episodio venne presto raccontato dall’anziano e dal quel momento, molte furono le persone che mi chiesero dell’acqua per loro stessi o per un loro caro ammalato ed a tutti l’Amore ha donato un piccolo Miracolo.

E’ iniziato cosi’ per me un lungo periodo di dono, dove ho aiutato tante persone a ritrovare lo Spirito addormentato nei loro cuori, nuove consapevolezze e rinascite ed ho ricevuto infinite ricchezze spirituali  perche’ l’Amore Cosmico, l’Amore di Dio, offre sempre sia il superfluo che il necessario a chi lavora per espanderlo.

Anche in questa occasione, non ho mai chiesto nulla per questo servizio ma ho ricevuto cibo, vestiti, ospitalita’ e tanto affetto, come se ogni giorno ritrovassi profondi legami perduti con tanti esseri umani sentendomi sempre piu’ parte della grande famiglia di tutti coloro che, da sempre, ricercano Dio.

Sfoglio le pagine di quel tempo e rivivo l’Amore che si rinnova ogni giorno e che allora sentivo negli elementi di Madre Terra, ed in ogni figlio del suo Regno in cui potevo leggere le stesse speranze, gli stessi dubbi, sofferenze e gioie ed alla sera, dopo un’ intera giornata passata in strada ed a fare la spola verso il Gange per riempire i recipienti d’acqua, non mi sono mai sentita stanca.

Ripensando agli avvenimenti della giornata, sulle rive del fiume, i volti delle persone che avevo incontrato si confondevano in un’unica dolce immagine dell’umanita’ impaurita, alla ricerca dei propri tesori interiori dimenticati ed una gioia profonda si espandeva nel mio cuore, poiche’ sapevo di avere fatto del mio meglio, di aver aiutato ad assaporare, attraverso l’acqua, il Flusso d’Amore di Dio.

Con il passare degli anni, ero sempre piu’ spesso seguita da bambini che mi accompagnavano e mi aiutavano a riempire i recipienti;  a volte erano silenziosi, a volte allegri e rumorosi e sapevano sempre, senza che io li rimproverassi, come comportarsi a seconda delle circostanze. La maggior parte erano orfani che vivevano per le strade ma attraverso il servizio attento e silenzioso, pieno di attenzioni che realizzavano con me, avevano occasione di aprirsi alla compassione ed all’amore, cambiando la loro infanzia, spesso infelice e nello stesso tempo mi donavano la freschezza e l’innocenza della vita che io sentivo sempre piu’ forti dentro di me.

 

Ho perso la nozione del tempo, da quando sono a Varanasi ma sono passati molti anni da quando sono arrivata qui, presso il fiume per la prima volta e molti bambini che mi hanno accompagnato sono diventati adulti e sono ora i loro figli che mi aiutano nel servizio.

Ogni giorno assaporo il Miracolo della Forza della Vita, della sua speranza, delle sue ricchezze e quando per caso osservo la mia immagine riflessa, resto stupita poiche’ vedo sempre una giovane donna, con i capelli scuri, ondulati, grandi occhi profondi e portamento fiero, dai movimenti aggraziati e perfetti e rido con allegria, pensando che il tempo e’ un’illusione, come la vecchiaia e la giovinezza, increspature di sogno, nel Sogno di Dio.

 

Insieme ai bambini e parecchie persone che mi avevano aiutata, avevo costruito una casa in legno, essenziale ma molto graziosa; una parte dell’abitazione era sull’acqua, sostenuta da robusti tronchi mentre l’altra era appoggiata sul terreno e negli anni era stata abbellita da un prato e fiori profumati e sotto ad una tettoia si poteva accendere un fuoco e cucinare qualcosa. Era composta da un’unica grande stanza, con finestre che davano sul fiume e la vista era meravigliosa; si accedeva da un’unica porta, che lasciavo sempre aperta, poiche’  chi lo desiderava, poteva sempre ritirarsi in meditazione o riposarsi e spesso tante persone si fermavano un po’, donando qualcosa che  lasciavo sempre a disposizione poiche’ non volevo tenere nulla per me e la sera, quando mi ritiravo per dormire, trovavo spesso ancora qualcuno che rispettava il mio silenzio e che mi regalava tanti sorrisi.

Mi piaceva tanto offrire questo spazio ed ero felice quando venivo benedetta con la visita di grandi Maestri che rimanevano ore intere in estasi con Dio e sentivo che questi esseri misteriosi e silenziosi, aprissero dei portali in questo spazio, da cui potevo con piu’ facilita’ rifugiarmi in me stessa e ritrovare la presenza della Madre Divina.

 

I giorni scorrono, le stagioni si alternano e mi rendo conto sempre di piu’ di muovermi in un sogno nel quale vedo il significato che si espande in me, oltre le parole, in una pace ed in un silenzio sempre piu’ insondabile.

Ho perso il conto dei miei anni ma il vigore, l’entusiasmo e la gioia non sono diminuiti, come se per me il tempo non avesse operato a livello fisico ma solo su quello interiore, donandomi consapevolezze sempre nuove ed un amore senza fine ma stamattina ho una sensazione strana, come se qualcosa dovesse cambiare radicalmente ed io potessi finalmente dissipare le ultime nebbie sottili che mi nascondono l’ultima Verita’.

Piove, il fiume non ha un bell’aspetto e nella notte si e’ ingrossato e forti correnti trasportano tronchi d’albero ed altri detriti; mi metto in ascolto e sento che la sua voce oggj mi chiama in modo diverso e la sento piu’ dolce  e piu’ vicina.

Mi siedo ed osservo che la piena aumenta sempre di piu’ e la pioggia e’ intensa e, concentrandomi sulle acque tumultuose e fangose, intravedo in esse luci e luoghi molto belli e mi appare una figura vestita di bianco, che tanto mi ricorda quella persona misteriosa di tanto tempo fa, incontrata in prossimita’ del bivio verso il Tempio della Madre dei Fiori, che avevo raggiunto dentro di me.

I suoi capelli neri hanno riflessi azzurri e mi sorride, indicandomi con la mano un punto del fiume; sposto lo sguardo e vedo una piccola imbarcazione in difficolta’ che cerca di raggiungere la riva ma in balia della corrente si mette di traverso e si incaglia in un mucchio di detriti poco distanti dalla mia casa e si rovescia.

Vedo due o piu’ persone che si aggrappano ad un tronco d’albero e chiedono aiuto e sento dentro di me che posso salvarle e mi butto nel fiume e mi accorgo di non essere trascinata dai flutti ma di riuscire a nuotare con facilita’ e le raggiungo.

Sono una famiglia di quattro persone, i genitori e due ragazzi e subito la madre mi prega di pensare prima a loro; tendo le mani e li afferro e senza difficolta’ li porto subito in salvo e con naturalezza, ripeto gli stessi gesti con la donna e per ultimo conduco il padre alla riva come gli altri.

Vedo la gioia nei loro occhi quando si sentono in salvo e si abbracciano ringraziandomi con grande amore e mentre li saluto e sorrido, vedo di nuovo il fiume diventare luminoso, trasparente e mi appare la stessa figura splendente, in mezzo a fiori che mi tende la mano ed io la prendo.

Volgo lo sguardo a riva e vedo le quattro persone in piedi che piangono: loro mi vedono travolta dal fiume in piena mentre io sono in mezzo alla luce, tra fiori profumati, che mi dirigo, accompagnata dalla figura splendente, verso un portale bianco ed oro.

 

Mentre leggo quest’ultima pagina, mi appaiano come allora, mentre stavo per varcare il portale, tutte le persone che ho incontrato in questo percorso e rivivo le loro ansie, paure e la loro nuova rinascita; mi sorridono ed ognuna mi offre un sorriso e dei fiori e nei loro occhi profondi il Sogno si dissolve e restano solo l’Amore, la Verita’ e Dio.

 

 

Al centro dell’anello la figura si dissolve, accompagnata da un leggero suono d’acqua che scorre fino a che diventa silenzio e profumi fragranti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Via dell’Acqua