4. L’Essenziale e’ Sorriso di Dio
Al centro dell’anello, danza una luce soffusa che poco per volta prende la forma di una figura splendente, con una veste bianca, ornata d’oro; il volto, di una giovinezza al di la’ del tempo, si adorna di un sorriso dolce ed i capelli castani, mossi da una lieve brezza, ricadono sulle spalle con morbidi riccioli.
La figura si siede e poi, chiudendo gli occhi, incomincia a parlare con una voce molto dolce.
Sono in viaggio da
molto tempo ed il mio spirito e’ molto antico ma da esperienza in esperienza,
il mio passo e’ sempre piu’ leggero e la consapevolezza piu’ limpida.
Tanti volti,
situazioni mi si affacciano alla mente e
ricordo tutto con una grande gratitudine poiche’ ogni istante del Tempo e’
sempre un grande dono; tra tutte le
vite, una mi e’ particolarmente cara ed e’ di questa che desidero ora parlarti,
rievocando per te profumi, sensazioni, silenzi e suoni, in uno scenario di luci
ed ombre in cui i contrasti si sono sempre piu’ affievoliti fino a sfumare in
una pace ineffabile.
Il libro di questa
esperienza e’ nel mio cuore ed e’ anche scritto in tutti i luoghi in cui ho
vissuto; cosi’, dagli abissi della memoria, eccomi stagliarmi su un cavallo
bianco, al limitare del crepuscolo.
Sento la
giovinezza e la forza che scorrono dentro di me, la cavalcatura veloce ed
ubbidiente che si lancia sulla strada polverosa mentre il bosco scorre sotto i
miei occhi; sono diretto al mio ricco palazzo, una grande tenuta che i miei mi
hanno lasciato e che mi permette di esaudire ogni mio desiderio e capriccio.
Cosa c’e’
di male in tutto questo? Questi doni li assaporo fino in fondo; mi piacciono il
vino e le belle ragazze ed ogni giorno e’ per me una nuova promessa, una
sorpresa diversa.
Il cavallo
percorre veloce l’ampio viale, circondato dagli alti cipressi, i campi di
ulivi, i vigneti e si dirige verso il giardino fiorito dove mi aspettano i miei
servitori a cui lascio in custodia l’animale.
Salgo in
fretta le scale e mi preparo per il ricevimento serale a cui ho invitato
parecchi amici, persone influenti e belle fanciulle che allieteranno la serata;
mi guardo allo specchio e mi vedo bello.
Il giovane
viso con i capelli ondulati, i profondi occhi verdi ed il bel sorriso, mi
aprono le porte di tutti i cuori ed io approfitto di questa mia innata
simpatia; gioire della giovinezza, utilizzare i suoi doni, non significa vivere
pienamente, assicurandosi di non avere poi nessun rimpianto?
Avevo delle persone
fidate e sicure che amministravano i miei beni ed il mio tempo passava allora,
tra una festa e l’altra, nel mio palazzo o invitato in quelli vicini, tra vino,
buoni e ricchi cibi, nella spensieratezza superficiale dell’eta’, senza pormi
nessuna domanda, vivendo l’attimo presente per quello che era, cogliendo ogni
occasione, nella comodita’ e nel superfluo.
E’ stata
proprio una bella serata! Ci siamo divertiti, sono stato capace di essere
spiritoso e di aver fatto ridere i miei amici; il cibo era squisito ed il vino
ancora di piu’.
Sono stati
anche molto belli quei momenti d’intimita’ con quella ragazza dai capelli neri
e dall’abito verde che spero tanto di vedere ancora perche’ penso di esserne
innamorato; ci siamo dati un’appuntamento domani sera nel suo castello! Dovro’
farle un dono, all’altezza del suo prestigio!
Ora sono
proprio stanco e vado a dormire volentieri, domani mi svegliero’ tardi!
Pensavo di essere
innamorato, piu’ precisamente avrei desiderato esserlo, poiche’ sapevo bene che
non lo ero mai stato ne’ sapevo cosa significava ma il mio percorso stava per
giungere ad una svolta che mi avrebbe portato ad innamorarmi di chi mai avrei
pensato.
Mi stiro
sotto le soffici coperte ed assaporo pigramente il tepore del sole che entra
nella stanza, dall’ampia finestra e sento il cinguettio degli uccelli che
salutano il sole.
Ricordo la
piacevole serata trascorsa e soprattutto l’appuntamento con la bella castellana
dall’abito verde e mi immagino l’incontro di stasera con lei; sara’ bello ma la
giornata e’ appena cominciata e l’aria e’ cosi’ tiepida! Faro’ una passeggiata
a cavallo per i boschi!
In poco
tempo, salutando la servitu’ sempre cosi’ gentile e servizievole, sono gia’ sul
mio cavallo bianco, corriamo al galoppo con il sole che ci riscalda e siamo
presto su un sentiero appena accennato, che avevo scoperto tempo fa, che si
addentra tra gli alberi, salendo dolcemente.
Mi piace
lasciare le briglie molli e permettere al mio cavallo di scegliere l’andatura
ed il percorso che preferisce e mi sembra di sentire la sua gioia; ci
addentriamo tra la vegetazione lentamente, assaporando ogni profumo in
compagnia del bosco.
Sono
affascinanti la musica, le feste ed anche il silenzio della natura e mi sembra
che in questo contrasto entrambi gli aspetti risaltino di piu’; il sentiero a
volte si perde e riappare fino a nascondersi quasi completamente ma l’istinto
del mio animale ci fa ugualmente proseguire senza incertezze e giungiamo alla
sommita’ di un promontorio dove la
vegetazione si dirada.
Fermo il
cavallo e mi guardo intorno mentre provo una strana sensazione, come di attesa
di qualche evento importante di cui serbare a lungo il ricordo e rimango
immobile, in silenzio fino a che sento, poco distante, rumori di passi e poco
dopo appare una figura, vestita miseramente, nella piccola radura, davanti a
me.
Mi ricordo che una
grande pace mi avvolse quando i miei occhi incontrarono il suo sguardo: aveva
occhi profondi e distaccati come se non appartenesse a questa realta’ ed un
sorriso cosi’ diverso da quelli che avevo finora conosciuti, molto dolce.
Mi sento a
disagio a guardarlo dall’alto della mia cavalcatura e scendo mentre egli mi
viene incontro; non ci diciamo nulla ma nello stesso tempo ho l’impressione di
raccontargli della mia vita, delle feste, dei balli e che la persona annuisca
con il capo.
Lo seguo
mentre si dirige di nuovo verso il bosco ed entra in una grande caverna dove
capisco che vive; c’e’ un giaciglio di foglie, una brocca d’acqua e su una
roccia piatta un pezzo di pane. Osservo la semplicita’ di tutto questo, la sua
essenzialita’ e rimango pensieroso, vorrei poter dire, offrire qualcosa ma
rimango muto ed impacciato, quasi con un senso di colpa fino a che la persona
mi parla.
‘Fratello,
ti sembra povera questa grotta? Sicuramente in confronto al ricco palazzo dove
penso tu viva, e’ spoglia e poco accogliente ma proprio qui viene a trovarmi Gesu’,
sfiorando con i suoi piedi di luce questo terreno, lasciando ogni fragranza e
profumo, allora ti assicuro, questo luogo diventa meraviglioso, piu’ bello di
qualsiasi altro!’
Dopo queste
parole mi sorride e poi si inginocchia in preghiera ed io resto li’, ad
osservarlo.
Mi ricordo di quelle
sensazioni, all’improvviso tutta la grotta sembro’ svuotarsi per riempirsi di
una presenza ineffabile, che non
riuscivo a definire ma che mi colmava di un immenso silenzio.
Silenzio era la mia
mente, i miei desideri, il mio futuro e silenzio erano i miei pensieri e
percepivo soltanto un movimento del cuore, come se sobbalzasse di emozione e di
gioia ed ho subito pensato che quella doveva essere la sensazione bella e pura
che si ha quando si ama qualcuno e si e’ sinceramente innamorati.
Al di la’ del tempo
sprofondavo nello spazio della grotta ed in me stesso e tutto sembrava svanito
tranne un amore che misteriosamente stava sbocciando.
Chi c’e’
qui ora, oltre a noi due? Chi e’ questa persona cosi’ umile che riesce ad
evocare in questo luogo sensazioni cosi’ forti che mai ho provato e cosa mi sta
succedendo?
Mi sento
come un innamorato di fronte al suo amore, chi e’?
Queste
domande risuonano all’interno di uno spazio vuoto e vibrano e diventano un nome,
Il Nome: ‘Io Sono Gesu’ Cristo, fratello’ e questa voce continua ad echeggiare
dentro di me per un tempo che non so definire fino a che lentamente la grotta
assume il suo aspetto normale e l’uomo si alza, venendomi incontro.
Mi stringe
le spalle come se mi volesse abbracciare e mi dice:
‘Hai capito
cosa intendo dire?’
Quante domande si
affollavano nella mia mente confusa eppure non riuscivo a pronunciare parola,
come se quel silenzio e poi quella voce che erano entrati dentro di me fossero tutte le risposte.
Continuavo a guardare gli occhi di quell’uomo, vestito quasi di stracci, e ne
ero rapito poiche’ mi trasportavano in altri mondi di una bellezza che non
avevo mai visto e mi rendevo conto che dopo questa esperienza non sarei mai
piu’ stato lo stesso e che non avrei piu’ potuto condurre la vita di prima.
All’improvviso
il vortice della mente si ferma e riesco ad ascoltare il mio cuore che mi fa
parlare, rivolgendomi con grande dolcezza.
‘Non so chi
sei, ma dove ti posso trovare? Vorrei vederti ancora, stare in tua compagnia.
Non so definire cosa mi sia successo ma ho avuto un’esperienza meravigliosa,
come se mi fossi svegliato da un sogno, iniziando a vivere solo ora.
Potrei
ancora rivederti?’
L’uomo mi
guarda con gli occhi scintillanti e poi mi abbraccia, sussurrandomi che mi puo’
sempre trovare in questo luogo e che sempre saro’ il benvenuto.
Dopo il
lungo abbraccio, la persona si allontana, in fondo alla grotta, facendomi un inchino
ed un cenno con la mano, poi sparisce dalla mia vista ed io per la prima volta
mi sento profondamente solo ed infelice; meccanicamente esco dalla grotta e
recupero il cavallo che rumina tranquillo; prendo le redini ed a piedi mi avvio
sulla via del ritorno.
Il tempo per me si era
fermato in quegli istanti nella grotta e ripensando alla mia vita, mi accorgo
di quanto fosse stata vacua ed inutile. Non stavo sprecando i miei anni tra
frivolezze? Pensavo di essere spensierato e felice ma lo ero davvero, mi
piaceva proprio passare da un’avventura ad un’altra, da un ricevimento ad un
altro senza mai fermarmi?
Mentre il giorno
declinava ed il crepuscolo colorava la campagna di mille colori, mi accorgevo
che in realta’ mi ero solo convinto di essere felice, poiche’ ero giovane,
bello e ricco ma quale era la vera ricchezza?
I miei genitori erano
morti che ero bambino e nessuno mi aveva mai amato davvero, nessuno mi aveva
mai chiamato ‘fratello’ con quella dolcezza, nessuno mi aveva mai parlato di
Dio ne’ io avevo mai pensato che la vita potesse essere diversa da quella che
avevo sempre fatto.
Arrivato a
palazzo, i servitori un po’ preoccupati, mi guardano senza farmi domande ed io
mi preparo per la cena e, poiche’ ero stato via tutto il giorno, non avevo
avuto tempo di invitare nessuno ed il lungo tavolo resta vuoto, aumentando sempre
di piu’ la mia tristezza e solitudine.
Non ho
fame, assaggio appena qualcosa e poi mi alzo per passeggiare nel giardino.
I profumi
della primavera mi sembrano piu’ intensi al buio ed anche i rumori mi appaiono
piu’ nitidi; mi siedo sotto un faggio e resto in ascolto, con gli occhi chiusi:
mi sembra di sentire le voci degli animali che si chiamano, per tenersi
compagnia nel sonno ora che scende il buio mentre quelli notturni si danno
appuntamento per cacciare insieme e tutto un mondo diverso mi appare poco per
volta.
Quante
volte sono andato a caccia, divertendomi ad uccidere uccelli, lepri e caprioli
che spesso neanche mangiavo! Quante volte ho preso a calci le oche dell’aia con
i loro piccoli, perche’ ho fatto tutto questo?
Forse con
gli uomini sono stato piu’ attento a non far loro del male ma e’ stato proprio
cosi’?
No, ho
fatto soffrire ed in fondo ho sempre saputo che non sono stato buono eppure
quell’uomo di oggi che sembrava conoscermi bene da come mi guardava, mi ha
accolto con cosi’ tanto amore, donandomi quell’esperienza cosi’ misteriosa.
Perche’ proprio a me mi e’ successo questo?
Se non
avessi deciso di recarmi in quel luogo, ora sarei come prima, forse avrei tra
le braccia la castellana dai capelli neri ed il vestito verde…
Quanti
oggetti inutili mi circondano, quanto tempo perso nel farmi bello,
nell’agghindarmi, profumarmi, pavoneggiarmi di fronte allo specchio ma piu’ di
tutte queste frivolezze, che alla fine sono anche ingenue, mi spaventa la mia
ossessione di avere sempre il palazzo pieno di gente, di essermi dato sempre
cosi’ da fare per non stare un attimo in solitudine e mi sembra proprio strano
quel mio improvviso desiderio di voler fare quella solitaria passeggiata a
cavallo e quei pensieri sul silenzio della natura mentre mi addentravo nella
vegetazione!
Mi sembra
che piu’ procedevo nel bosco piu’ procedevo in me stesso, scoprendo aspetti di
me sconosciuti, modi di essere che ho sempre nascosto ma che forse mi rappresentano
maggiormente.
Cosa faro’
domani, dopodomani, tra qualche anno?
Poco per volta il
silenzio della notte, il rumore del bosco mi accompagnavano di nuovo verso
quello spazio di silenzio, di pace ed i pensieri si dissolvevano dolcemente da
me, lasciandomi la mente calma.
Mentre salivo per
andare a dormire, la luna piena illuminava i miei passi e tutta la stanza era
pervasa da quel chiarore che mi sembrava di vedere per la prima volta; mi sono
coricato nel letto ma non ho dormito fino a quando la luna, spostandosi nel suo
viaggio, si era allontanata dalla finestra, lasciandomi nell’oscurita’ e solo
allora mi sono addormentato pesantemente.
Mi sveglio
e mi alzo; mi sento bene, in pace
tranquillo e guardando dalla finestra
mi accorgo che e’ molto presto eppure non mi sento affatto stanco. E’
bello osservare l’alba che colora la campagna e la luce che riporta alla vita
tutte le creature! Gli animali sono gia’ svegli, il gallo ha cantato e gli
animali del bosco sono sicuramente alla ricerca di cibo o si muovono, protetti
dalla vegetazione.
Penso alla
giornata di ieri, alla notte trascorsa in compagnia della luna, sorrido poiche’
mi appare chiaro il mio percorso e sono stupito da questa inaspettata visione:
la mia vita e’ presso quell’uomo meraviglioso, lo desidero seguire, capire come
essere ricchi nel cuore, nonostante la poverta’ materiale, desidero che mi
insegni a sentire dentro di me quella voce cosi’ dolce che mi ha donato una
totale pienezza.
Lascio
tutto e me ne vado, oggi. Sento che non ritornero’ piu’, daro’ disposizioni affinche’ le mie ricchezze
siano distribuite tra i contadini che lavorano per me, affinche’ non manchi
loro piu’ nulla e so che verra’ rispettato questo mio desiderio.
Avevo cercato le
persone che con onesta’ avevano amministrato i miei beni parlando loro della mia decisione: rivivo
chiaro come allora la loro incredulita’ di
fronte alla mia sicurezza.
Avevo gia’ pensato
cosa portare con me ed in breve tempo ero pronto; mi ricordo che ero rimasto
stupito nel constatare che alla fine non ero legato a nulla che niente mi
interessava veramente di tutto quello che mi circondava, tranne il mio cavallo
che avevo deciso di portare con me.
Si’, porto
il cavallo con me ma non desidero piu’ cavalcarlo ma passeggiare insieme, come
buoni amici; la giornata e’ bella e prima di sera saro’ insieme a quell’uomo
cosi’ buono e dolce.
Mi accorgo
che sto guardando tutto con occhi diversi, notando tanti particolari che mi
sono sempre sfuggiti, come ad esempio la poverta’ dei bambini che dai campi mi
vengono incontro per salutarmi e sono contento di donare a loro il superfluo,
liberandomi cosi’ di pesi inutili.
Procedo
lentamente, ed ad ogni passo mi sembra di liberarmi del mio passato: mi vengono
in mente tutte le persone che ho frequentato solo fino a ieri l’altro e mi
accorgo che in realta’ non ho nessuna persona cara ma solo compagni
occasionali, complici di avventure o donne superficiali con cui non sono
riuscito ad instaurare nessun tipo di dialogo o confidenza.
Mi accorgo
che sono sempre stato solo e che la figura dei miei genitori e’ solo un ricordo
molto sbiadito e mentre, come in un film, le immagini si susseguono sento la
mia mente che si svuota ed osservo con attenzione il paesaggio che muta, il
bosco che si fa piu’ fitto e nel ritrovare quel sentiero misterioso sono
pervaso da una grande gioia che e’ anche promessa di una vita nuova che sento
essere ricca di pienezza.
Avevo riflettuto su
cosa portare ma tutto mi era sembrato molto inadeguato ed avevo scelto delle
pesanti coperte di tela e lana che si potevano utilizzare in vari modi, alcuni
sandali, due brocche e ciotole in terracotta ed avevo anche preso alcune
focacce con olive e del formaggio che pensavo di condividere con quel solitario
eremita.
Mentre mi inoltravo
nel bosco, pensavo a come mi avrebbe accolto, se sarebbe stato contento che io
mi fermassi presso di lui oppure no e poi avrei anche potuto non trovarlo!
Parecchi pensieri mi
inquietavano la mente fino a che mi apparvero di nuovo i suoi occhi dolci e profondi ed all’improvviso ho
compreso che la mia vita era li’ con lui e che non poteva essere altrimenti.
Dopo
un’ansia passeggera, mi sento di nuovo tranquillo ed in pace e mi godo la
passeggiata ancora lunga, osservo con attenzione il sottobosco, sento i passi
del cavallo e mi sembra di cogliere nei suoi grandi occhi uno stupore, come se
avesse capito che avevo fatto una scelta importante che coinvolgeva anche lui.
Dopo
qualche ora, raggiungo la radura, lego il cavallo ad un albero e mi dirigo
verso la grotta, facendo piano; mi fermo all’ingresso ed osservo un raggio di
luce che dall’alto, illumina proprio la figura magra dell’eremita, in ginocchio
sul terreno e questa volta mi metto in ginocchio anch’io, chiudendo gli occhi.
Quante strane
sensazioni avevo provato allora! Avevo sentito suoni, voci che sono poi svaniti
in un silenzio senza fine da cui mi e’ apparsa, come in sogno, una figura
luminosa e splendente che mi aveva di nuovo detto:
‘Io sono Gesu’ Cristo,
fratello’.
Dopo un
periodo di tempo che non so dire, l’eremita si alza e mi viene incontro
dicendomi che mi aspettava ed io gli confido la mia scelta di rimanere con lui,
se mi voleva, se era possibile.
‘Ma certo,
fratello, c’e’ posto per entrambi ed io ti insegnero’ cio’ che ho imparato!’.
Mi ricordo che mi
insegno’ come prima cosa a pregare non in modo meccanico ma come se dialogassi
con un Padre che ascolta suo figlio e poi recitava il vangelo, che sapeva a
memoria e commentava per me ogni passo e poco per volta lo imparavo anch’io.
Piu’ che quelle parole
erano pero’ i gesti, gli sguardi ed i
movimenti di questo eremita che mi cambiavano interiormente, giorno dopo
giorno, facendo affiorare una parte di me rimasta assopita che mi permetteva di
accogliere una presenza, un amore che si espandevano in pace e silenzio.
L’eremita
si alza prestissimo per pregare e dorme solo qualche ora ma non mi sgrida ne’ mi guarda con
superiorita’ anzi mi lascia dormire senza disturbarmi e solo ad una certa ora
viene da me dolcemente e mi parla, portandomi un po’ d’acqua fresca.
‘Vieni
fratello, apri i tuoi occhi alla vita ed i tuoi sensi spirituali alla Verita’;
oggi Dio parla attraverso l’entusiasmo e la forza della primavera, nel miracolo
del risveglio! Anche le ultime piante, rimaste addormentate, si stanno
risvegliando nella pienezza del Sole e si stirano i rami intorpiditi adornati
dalle prime foglie.
E’ nel
lungo silenzio invernale, nel ritirarsi in se’ stesso che ogni albero ha
ritrovato la forza della rinascita e della gioia e questo movimento vale per
tutti gli esseri! E’ stato cosi’ per me e per te poiche’ abbiamo avuto un
passato simile dove ci siamo lasciati trascinare dal vortice della vacuita’,
dalle onde che tumultuose che agitavano la nostra mente ed il nostro fisico ma
ci siamo accorti che era solo un vortice superficiale, che bastava scendere un
po’ piu’ in profondita’ per trovare quella sensazione di pace e di gioia che ci
ha donato il desiderio, di conoscere e di amare Dio, nelle forme sempre nuove
in cui si manifesta.
Pensaci, e’
stato cosi’ anche per te, e’ stata la nostalgia di Dio, il ricordo del Suo
sorriso, della Sua voce e del Suo Amore a portarti qui; hai semplicemente
sentito il Suo richiamo che da sempre risuonava nel tuo cuore fino a che hai
risposto alla Sua chiamata.
Ora
preghiamo insieme il Nostro Padre affinche’ ci guidi verso di Lui e si sveli,
dentro di noi ed in tutto cio’ che ci circonda!’
Per molto tempo
l’eremita mi insegno’ numerose preghiere che cantavamo insieme ma soprattutto apri’
il mio cuore affinche’ potessi comporne di nuove, piu’ intime e personali
perche’ diceva che Dio e’ l’Amato ed e’ bello esprimerGli il proprio amore con
parole nostre e non solo leggerGli quelle, sicuramente profonde, ma scritte da
altri.
Sapeva a memoria i
quattro vangeli ed il libro dell’Apocalisse di cui ignoravo l’esistenza e
quando me ne parlo’ la prima volta, rimasi molto scosso ed impaurito ma subito
mi disse, vedendo il mio turbamento, che erano solo simboli e visioni, di non
preoccuparmi poiche’ Dio non spaventa mai i Suoi fedeli.
In sua compagnia,
calava un silenzio ricco di promesse, nella grotta ed io sentivo sempre di piu’
la presenza di Gesu’ Cristo di cui incominciavo a capire il messaggio e l’amore
anche attraverso la vita assolutamente essenziale che conducevamo.
‘Vieni
fratello, abbiamo gioito abbastanza della presenza di Nostro Signore nei nostri
cuori, non siamo egoisti e portiamo un po’ della Sua presenza alle persone che
non Lo cercano ed a quelle che Lo stanno cercando, anche se non ne sono
consapevoli!’
Era la prima volta
dopo lunghi mesi di solitudine che l’eremita faceva un discorso del genere ed
io pensavo che saremmo sempre stati io, lui e Dio insieme nella grotta, lontani
dalla gente e ne ero turbato.
Mi sono accorto solo
allora che non ci eravamo neanche presentati, che non sapevo il suo nome ne’
lui il mio e che ci chiamavamo semplicemente ‘fratello’ ed in questo atteggiamento,
ormai consueto ed accettato, il mio passato si era dissolto a poco a poco,
insieme ai miei orgoglio ed arroganza. Avevo capito che di fronte alle
esperienze che avevo vissuto, un nome e’ un limite o comunque qualcosa di
superfluo quando si parla e si ascolta con il cuore.
Rivivendo quei momenti
lontani mi rendo conto che avevo un po’ timore di essere riconosciuto dai miei
amici di un tempo, di essere quindi deriso e tutto questo perche’ non avevo
ancora chiaro il mio compito e la mia fede stava appena sbocciando ma l’eremita
se ne accorse ed improvvisamente si fermo’, nel folto del bosco.
‘Fratello,
sento che non capisci questo mio agire e che ne sei turbato; hai lasciato da
poco il mondo e temi che esso ti sia ora ostile, che magari prenda in giro la
tua scelta ed il tuo cuore non e’ ancora forte da difendere dentro di te questa
posizione.
Ecco
allora, ci fermiamo un attimo e preghiamo insieme affiche’ tu capisca cio’ che
ora ti e’ oscuro, per vedere
Tra le foglie, il sole
creava giochi di luci ed ombre ed io mi misi in ginocchio, in silenzio; non
riuscivo a pronunciare nessuna parola e rimasi in silenzio. Si fece buio dentro
di me e poi una luce dorata riempi’ tutto lo spazio del mio essere ed io senti’
‘Mio
figliolo, perche’ hai paura di parlare di Me alle persone rimaste nel sonno?
Non eri forse tu stesso uno di loro e non sei piu’ contento ora, cullato dal
Mio abbraccio? Molte sono le persone che come te si sono assopite
nell’indifferenza, nella superficialita’ ma questa non e’ la vera natura dei
Miei figli, come hai potuto te stesso constatare! Non desidero che tu diventi
un fanatico ma che semplicemente apra il tuo cuore alle persone come hai fatto
con te stesso, senza grandi discorsi ma con la purezza del tuo sguardo puoi
testimoniare che Io sono in tutti e che chiamo ogni Mio figlio affinche’ si
ricordi di Me e ritorni a casa.
Senti
profondamente il dono che ti ha fatto il Mio figlio che hai incontrato nella
grotta: la prima volta non ti ha parlato di Me ma tu, tramite lui, mi hai
sentito ed ora sei qui: sii consapevole che ora sei molto piu’ ricco e felice
di prima e sappi che la tua gioia e’ solo all’inizio perche’ ti colmero’ sempre
di piu’ della Mia Beatitudine.
Senti che
All’improvviso
tutti gli alberi, la foresta, l’eremita di fronte a me, diventano luce dalle
infinite sfumature e luminosita’ e da ogni luogo sento
All’improvviso
vedo il mio percorso, insieme a questa persona, dispiegarsi nel tempo e vedo
altra gente che, da esperienze diverse si unisce a noi e diventiamo sempre piu’
numerosi e la presenza di Dio diventa piu’ forte e dolce dentro di me; vedo
vicino alla grotta una costruzione di pietra dove ci raduniamo numerosi a
pregare e tanti che vengono a trovarci, chiedendoci consigli ed aiuto nel
ritrovare
Lentamente
il bosco riprende l’aspetto normale ma rimane un silenzio particolare,
estremamente profondo; l’eremita si inchina a mani giunte verso di me e ci
avviamo in silenzio verso il villaggio, parecchio distante.
Dopo quell’esperienza
cosi’ intensa, siamo rimasti in silenzio per tutto il percorso, pregando
intimamente Dio; mi ero sbloccato e le parole mi sgorgavano dal cuore verso di
Lui in un flusso incessante, proprio come se avessi ritrovato dopo tanto tempo mio
Padre a cui volevo raccontare tante cose, confidare i dubbi passati e le gioie
e le certezze presenti e sentivo che Lui mi ascoltava con affetto,
rispondendoMi con dolcezza.
Mi ricordo che poi
avevo recitato la preghiera incessante, cioe’ la ripetizione infinita del Suo Nome, ed in breve
tempo raggiungemmo il villaggio.
Dopo il
tempo passato in silenzio e solitudine, il rumore mi colpisce quasi urtandomi;
le voci delle persone che si chiamano, che declamano i loro prodotti da
vendere, lo scalpiccio dei cavalli, mi sembra un’onda che mi sposta, ma poi
poco per volta, tutto ritorna normale ed io seguo l’eremita che con passo lento
ma sicuro, si dirige verso un piccolo spiazzo e si siede comodamente per terra,
in silenzio ed io faccio altrettanto.
Restiamo a
guardare la gente che passa, i colori delle vesti, l’agitazione del mercato e
delle consuete attivita’ quotidiane fino a che alcuni ci vedono e si siedono
vicino a noi e dopo un po’ l’eremita incomincia a parlare, narrando un brano
del vangelo.
“Un giorno
il padrone disse ai suoi servi: ‘devo assentarmi per qualche tempo, affido a
ciascuno di voi del denaro affiche’ lo custodiate e lo facciate fruttare!’
Cosi’ diede
a ciascuno alcuni talenti, a chi una ventina, a chi dieci, a chi due, a chi uno
e cosi’ via.
Passa il
tempo e le persone si comportano diversamente: chi compra della tela, la lavora
e la rivende, chi acquista dei pulcini e li alleva, producendo uova, chi compra
del terreno e lo coltiva…
Dopo alcuni
mesi, ritorna il padrone che convoca i suoi servi chiedendo loro che ne e’ stato
del denaro a loro affidato ed ognuno racconta delle sue iniziative fino a che
e’ il turno di una persona che mostra il sacchetto, un po’ sporco di terra e
dice: ‘Io ho custodito il tesoro che mi hai dato, seppellendo il sacchetto al
sicuro; puoi contare tutte le monete, sono stato onesto e come vedi, non ne
manca nessuna!’ Il padrone si rattristo’ molto nel sentire le parole di questo
servo e lo sgrido’ con durezza.”
L’eremita
aveva osservato negli occhi degli ascoltatori le loro reazioni, li vede un po’
perplessi e resta un attimo in silenzio affinche’ ciascuno rifletta sulle
parole del racconto e dopo un po’ riprende a parlare:
“Fratelli,
cio’ che vi ho raccontato e’ un simbolo: il denaro rappresenta le capacita’ che
Dio vi ha dato, affinche’ svolgiate il compito che vi e’ stato assegnato ma per
capire quale e’, dovete esaminare voi stessi, soppesarvi, come hanno fatto i
servi con il piccolo o grande tesoro che hanno ricevuto.
Essi hanno
contato le monete, le hanno guardate con riverenza, alcuni non avevano mai
visto tanta ricchezza e sono rimasti stupiti; hanno riflettuto su cosa
avrebbero potuto realizzare con quella somma, cosa avrebbero potuto fare con le
loro capacita’, e poi hanno agito.
Il servo
che ha fatto arrabbiare il padrone, non ha nemmeno aperto il sacchetto con il
denaro, non ha mai saputo la somma che aveva a disposizione, ha fatto un nodo e
l’ha seppellito, sprecando cosi’ le opportunita’ della sua vita.
Quanti di
voi sono come questo servo? Chi di voi, attraverso un’analisi interiore, sa i
doni che Nostro Signore gli ha dato ed ha riflettuto su come impiegarli, cioe’
quale e’ lo scopo della propria vita?
Solo quando
si comprende i propri limiti e le proprie capacita’ si puo’ migliorare ed
espandersi, come hanno fatto i servi, investendo il denaro in varie attivita’,
vivendo nella gioia e nella pace, conoscendo sempre di piu’ lo scopo del loro
essere qui.
Potreste
chiedermi: ‘Dio fa fatto discriminazioni, ha dato ad alcuni di piu’, ad altri
di meno, perche’? Non sono tutti Suoi figli e quindi uguali ai Suoi occhi?’
Fratelli,
il Signore ci conosce meglio di quanto noi possiamo conoscerci ed Egli a
seconda delle nostre caratteristiche ci da’ dei doni piuttosto che altri ma chi
ha ricevuto una moneta puo’ metterla a frutto ed in proporzione realizzare di
piu’ di chi ne ha ricevuto un sacchetto pieno.
Immaginate
di avere a disposizione alcuni cavalli: c’e quello adatto a tirare l’aratro,
quello che e’ abile nella corsa, quello che ha tante qualita’ ma che e’
difficile da domare e disarciona molto facilmente.
E’ ovvio
che un contadino vorrebbe un cavallo da tiro e non un altro e che, anche se
quello da corsa fosse piu’ prezioso, in senso assoluto, sarebbe un danno
darglielo, si potrebbe farsi male e non avrebbe nessuna utilita’: allo stesso
modo il Signore distribuisce le capacita’ (il denaro della storia) a seconda
delle caratteristiche dei Suoi figli affinche’ possano essere felici nel
realizzare il loro compito (cioe’ nel far fruttare cio’ che e’ stato loro affidato).
I doni piu’
grandi che vi sono stati dati, non sono quelli fisici ma quelli spirituali e
per scoprire quali avete, e’ necessario che vi sforziate per conoscervi meglio:
puo’ essere la generosita’, l’allegria, la pazienza, la calma o un qualsiasi
altro dono che avete solo voi, in quella data modalita’ e contesto.
La vita,
fratelli, e’ breve e non sappiamo quando verremo chiamati a rendere conto su
cio’ che ci e’ stato affidato; riflettete su queste parole e se ne scoprite il
significato profondo dentro di voi, potrete vivere i vostri giorni in pace, con
piu’ leggerezza e gioia ed a sera, sentirvi pervasi di pienezza.
Avevo ascoltato con
attenzione ogni parola ed anche se avevo gia’ sentito questo commento piu’
volte, nella grotta, mi era sembrato di sentirlo per la prima volta tanto la sua
forza, pur nella dolcezza della voce, era potente.
Avevo osservato le
persone intorno a noi, quando era calato il silenzio, e nessuno si era alzato
subito; qualcuno aveva gli occhi bassi, altri sembravano guardare l’orizzonte
ma io sentivo che ognuno stava in realta’ guardando in se’ stesso, forse per la
prima volta.
Nell’alzarsi, il mio
fratello sorrise, posando lo sguardo su ciascuno dei presenti ed aggiunse
ancora qualche parola.
‘Fratelli
cari, non volevo certo rattristarvi con le miei parole ma consigliarvi di
mettervi alla ricerca da ora, dei tesori interiori che celate nel vostro cuore
per gioire della loro condivisione, arricchendo cosi’ la vostra vita e quella
degli altri. Stasera, quando il buio celera’ ogni cosa, nel silenzio della
vostra casa, incominciate il vostro viaggio in voi stessi; non vi sentirete
soli ma aiutati ed accompagnati dalla dolce presenza di Dio e questa e’ una
promessa che, vi assicuro, verra’ mantenuta.’
Ci
allontaniamo lentamente ed alcune persone ci ringraziano e ci donano pane, uova
e formaggio, quanta roba! Vorremmo rifiutare ma capiamo che l’offerta e’ fatta
con il cuore e quindi viene direttamente da Dio; in silenzio ritorniamo alla
nostra grotta, poco prima del buio.
Non avevo parlato
della visione che avevo avuto quella mattina ma nei mesi seguenti, ebbi
l’occasione di ritornare sull’argomento.
Qualche
giorno dopo la nostra visita al villaggio, vediamo cinque uomini, di diversa
eta’, che si avvicinano alla grotta quasi con timore e restano un po’
impacciati e muti a guardarci senza osarsi entrare del tutto.
Il mio
amato fratello, li accoglie come se aspettasse anche loro da tempo, come aveva
fatto con me e li invita ad entrare.
‘Siete i
benvenuti fratelli, entrate ed accomodatevi!’
Senza dire
altro, disponiamo di fronte a loro il cibo che ci era stato offerto dalla gente
del villaggio e li invitiamo a servirsene, ed uno di loro inizia a parlare.
‘Saremmo
venuti qui per unirci a voi; forse ci riconoscerete. Abbiamo sentito il
discorso sui tesori del cuore ed abbiamo compreso che la nostra vita e’
approfondire il dialogo con Dio e condividere
Poiche’ il mio
fratello fu entusiasta, io raccontai la visione che avevo avuto e questo fu
l’inizio di un grande viaggio fatto insieme a persone meravigliose. Dopo
qualche minuto di silenzio, continuai a parlare.
Vi confido
che prima di arrivare fin qui tempo fa, proprio come voi, non ho detto il mio
nome ne’ so quello di questo nostro fratello ma penso che sia importante che
ognuno scelga un suo proprio nome, magari diverso da quello che aveva avuto
prima, per iniziare una nuova vita insieme, lasciando alle spalle il proprio
passato.
E’ da
qualche tempo che ho questa idea ed anche se e’ bello chiamarci fratelli,
ognuno puo’ vedere nel nuovo nome i propri tesori interiori, appena riscoperti:
io ho scelto per me Cristoforo, colui che porta con se’ e condivide Cristo.
Se rimanete
in preghiera, sentirete senz’altro il vostro nuovo nome nei vostri cuori.
Da quel giorno
arrivarono altre persone, fu necessario organizzarci ed incominciammo a
costruire, utilizzando pietre e legno, proprio l’edificio di cui ebbi la
visione.
L’eremita che mi
accolse, si chiamava Francesco e poiche’ aumentavano le persone che decidevano
di vivere con noi, propose dei punti che stabilissero il nostro modo di vivere
e che fossero accettate da tutti. Erano molto semplici e si rifacevano
all’esistenza degli eremiti: poverta’ materiale, non come sacrificio ma come
mezzo per liberarsi dal superfluo che rende schiavi, accedendo all’essenziale
che apre le porte del cuore allo Spirito, preghiera personale e di gruppo,
condivisione dei propri dubbi e problemi, rispetto del silenzio, abbandono
della propria casa e rifiuto delle tentazioni del mondo; era essenziale recarsi
nei villaggi vicini, parlando di Dio, di Gesu’ e della Sua parola.
Mi ricordo che tutti
avevamo partecipato alla definizione di quei punti e che alla fine fummo
proprio molto soddisfatti come se ognuno avesse trovato in quel luogo, quello
che aveva sempre cercato.
Una parte essenziale
del nostro modo di vivere, era l’armonia con ogni aspetto di Madre Terra, nella
certezza che
A tal proposito,
alcuni mesi dopo, ebbi un’esperienza molto dolce.
L’inverno
e’ arrivato prima quest’anno ed un vento freddo fa turbinare i fiocchi di neve
che si infilano sotto la mia veste, rattoppata qua e la’.
Con i miei
fratelli, sono per i boschi per raccogliere della legna per scaldarci e per
preparare del cibo caldo ed i piedi, avvolti con paglia e pezze di lana, sono
gelidi e le mani intorpidite.
Ho gia’
raccolto parecchi rami e sono di ritorno quando sento un rumore poco distante,
nel folto della vegetazione ed incuriosito mi avvicino.
Vedo tra i
rami un po’ spogli un po’ coperti di neve, un cucciolo di capriolo con sua
mamma: tremano di freddo e mi guardano con occhi profondi: non so come, mi accorgo
che stiamo parlando insieme ed io li invito a venire con me, di non avere paura
che avremmo trovato per loro un riparo asciutto, sicuro ed anche un po’ caldo;
sento che mi rispondono e che accettano di seguirmi e poco dopo sono in mezzo a
noi, nell’ampio salone, vicino al fuoco.
Tutti
sorridono ai due animali che si fanno accarezzare senza timore, mentre alcuni
di noi preparano per loro un giaciglio
di paglia affinche’ possano passare comodamente la notte.
Ci sembro’ naturale
che i due animali restassero in nostra compagnia, uscendo di giorno e
rientrando alla sera, nel posto che avevamo loro riservato e questa esperienza
fu per noi un mezzo per comprendere che non esistono barriere tra gli esseri
viventi, che sempre si puo’ imparare il linguaggio universale del cuore, fatto
di sguardi e di silenzi poiche’ ogni forma di vita e’ un aspetto di Dio in cui
possiamo riconoscerci.
Tutti noi stavamo
ritrovando il legame perduto con Madre Terra e molti altri animali incominciarono
a prendere come dimora il bosco dove noi vivevamo e non fuggivano in nostra
presenza ma si lasciavano accarezzare senza paura donandoci molti insegnamenti,
di cui uno in particolare.
L’inverno
lungo e rigido, mette a dura prova gli animali del bosco e decidiamo di
costruire una stanza particolare, adibita a stalla, dove possono ripararsi,
come se fossero dei pellegrini che vengono da noi a chiedere asilo e rifugio.
Ispirati
dall’amore di Dio, questo progetto si realizza in breve tempo ed il locale, con
l’aiuto di tutti, e’ pronto per accogliere i due caprioli ed altri eventuali
bestiole che ne avessero bisogno e pochi giorni dopo, arrivano una cerva con
due piccoli, dalle caratteristiche macchie bianche, e si sistemano insieme agli
altri.
Questi
animali potevano entrare ed uscire liberamente e noi provvedevamo anche a dar
loro qualcosa da mangiare come bucce di castagne, di patate e resti di pane e
tutto questo veniva molto gradito.
Oggi e’
veramente freddo ed il vento fa turbinare la neve che scende, avvolgendo tutto
il bosco in una bianca coltre impenetrabile e noi siamo in preghiera, nei
nostri spazi, un po’ infreddoliti quando vediamo che Francesco esce, nonostante
il tempo avverso ed io decido di seguirlo poiche’ mi dispiace lasciarlo andare
da solo e gli porgo un mantello per ripararsi.
Mi guarda
con un sorriso e poi mi dice:
‘Vieni, un
nostro fratello e’ in difficolta’ e ci chiede aiuto, e’ ferito ed infreddolito
e se non lo soccorriamo, non sopravvivera’ a questa notte!
La neve e’
alta ed a volte i rami degli alberi scaricano su noi la troppa neve che li
ricopre ma Francesco, guidato dal richiamo, si muove sicuro e veloce ed io mi
chiedo chi possa essere questo fratello in difficolta’ fino a che giungiamo in
una piccola radura in cui un lupo e’ stato preso in una tagliola.
Ci guarda
prima spaventato poi con dolcezza ed io percepisco nel suo sguardo
interrogativi e rimproveri; mi avvicino senza timore e mentre Francesco lo
accarezza, capisco cosa dobbiamo fare: lo libero dalla trappola e, poiche’ ha
una zampa ferita, lo prendo in braccio per portarlo da noi, dove puo’ essere
curato.
Mi stupisco
che e’ docile come un cagnolino e ci osserva con gratitudine; i nostri
fratelli, che ci stavano aspettando, incuriositi dalla nostra improvvisa
partenza, ci accolgono con gioia, chi prepara dell’acqua bollente, chi cerca
delle bende pulite, chi accarezza l’animale, ognuno partecipa a questo
particolare momento.
Francesco
cura il lupo, ripulendogli la ferita e preparando impacchi di erbe, affiche’ si
cicatrizzi in fretta e lo accompagna personalmente nel locale dove sono ancora
ospitati i cuccioli di cervo e capriolo e le loro madri. Tutti osserviamo la
scena incuriositi e notiamo che inizialmente gli ungulati si ritraggono verso
il muro, poi si rilassano tranquilli mentre il lupo viene sistemato in un
angolo, non distante da loro, gli animali si addormentano e noi ritorniamo alle
nostre occupazioni.
Dopo alcune
ore, Francesco ci chiama dalla stalla
per vedere una scena insolita: i cuccioli si sono distesi vicino al lupo e lo
leccano a vicenda in modo molto affettuoso, ed approfittando di questa
occasione, ci parla.
‘Gli
animali sono molto piu’ evoluti di noi nella comprensione del Miracolo e
dell’Amore e sono in grado di dominare i loro istinti: il lupo ha capito che
qui da noi non esistono ne’ prede ne’ predatori e che tutti vivono in armonia e
pace. Ognuno ha mangiato un po’ ed e’ quindi possibile gioire della reciproca
compagnia, i ruoli sono dimenticati e dissolti, nella gratitudine e
nell’affetto.
Gli animali
racchiudono molti Segreti di Dio, ci mostrano la loro purezza ed una fede
profonda, nell’abbandono a Lui; non dobbiamo trattarli come esseri inferiori ma
come fratelli, figli del nostro stesso Padre, con i loro sentimenti, desideri
ed aspirazioni. So che molti di voi hanno imparato il linguaggio della natura;
esso non e’ altro che parlare con il cuore, aprirsi ai propri sentimenti, far
sentire ogni suo aspetto sul nostro stesso piano ed e’ dolce e bello questo
dialogo poiche’ e’ come parlare con Dio, nelle Sue molteplici forme ed aspetti.
Approfondiamo
dentro di noi il legame con gli esseri dei Regni Animale e Vegetale, cresciamo
nel rispetto e nella gratitudine nei loro confronti poiche’ non c’e’ ritorno
alla Sacra Dimora, ne’ preghiera se non capiamo che
Andiamo
ancora oltre, per ritrovare la completa sintonia con Madre Terra come essere
vivente anch’esso in viaggio verso il proprio risveglio ed impariamo a sentire
la voce dei suoi elementi, terra, acqua, fuoco ed aria, ognuno dei quali e’
parte di noi, aprendoci ad una visione piu’ ampia e completa che vede l’essere
umano come parte di un disegno perfetto dove ognuno e’ un tassello strettamente
connesso a tutti gli altri e che si realizza attraverso questa continua
interazione.
Lo Spirito
danza in noi e fuori di noi ed e’ l’essenza stessa del tutto, a cui ognuno deve
fare ritorno.’
Quel freddo inverno e’
stato l’inizio di un periodo di servizio che prosegui’ anche dopo di noi,
attraverso un dispensario, che offriva cure ed attenzioni a persone ammalate
non solo da un punto di vista fisico ma anche spirituale ed interiore.
In qualsiasi stagione
c’erano sempre persone che venivano a trovarci per chiederci consiglio
riflettere sui loro problemi ma nessuno di noi aveva risposte pronte da dare ma
piuttosto suggerimenti e spunti per aiutare le persone a trovare le risposte da
sole, riflettendo in silenzio nel proprio cuore.
In una
calda giornata di primavera, mi ritrovo a pensare al tempo trascorso da quando
a cavallo, ero giunto in questo luogo per la prima volta, rivivo tutto il
percorso fatto da allora e mi viene da sorridere.
Ho avuto il
coraggio di barattare l’agiatezza materiale per qualcosa che allora era ancora
misterioso ed insondabile ed ora so che e’ proprio quello che ognuno cerca,
anche senza saperlo: la pace, la pienezza e l’Amore, impossibile a spiegare,
per una Presenza viva e concreta che istante per istante muta, regalando sempre
nuovi aspetti di se’ , svelando nuove ricchezze che mai pensavo di possedere.
Ogni tanto
vedo la mia immagine riflessa sull’acqua e nonostante le diverse difficolta’,
so che non ho perso la freschezza della giovinezza poiche’ essa esiste fino a
che il cuore si mantiene giovane e puro e tutti noi, con il nostro contatto
quotidiano con lo Spirito, rinnoviamo questa fragranza, in un dialogo sempre
piu’ profondo.
Nel corso
degli anni i fratelli sono aumentati ed ognuno ha percorso una strada personale
e comune ed in cui la figura di Francesco e’ sempre un esempio ed un portale
verso sempre piu’ elevate dimensioni di coscienza come se fossimo parte di lui
come lui di noi, in una grande anima indissolubile.
Per questo nostro
sentire comune, quando Francesco raggiunse la suprema unione con Dio, fino a
rivivere su se’ stesso, da un punto di vista interiore e fisico, il sacrificio
di Cristo, raggiungemmo anche noi, ognuno secondo le sue caratteristiche,
Nel vedere le ferite
alle mani, ai piedi ed al costato in questo nostro fratello, sentivamo dentro
di noi l’Amore che cresceva e che culminava nella liberazione dalle sofferenze
e dalle illusioni mentre le sue continue e lunghe malattie, ci aiutavano a
dissolvere i numerosi impedimenti che ognuno di noi aveva ancora nel vivere
l’Unione Cosmica con Dio.
Francesco ed io siamo
stati particolarmente legati, forse anche da un passato simile che ci univa, ed
e’ per questo che sono sempre stato io a stargli vicino nei momenti di malattia
e sofferenza e questo per me e’ stato il dono piu’ dolce e bello poiche’ era
un’occasione intima e particolare per stare vicino a questa persona
straordinaria ed imparare da essa.
Il nostro
amato Francesco e’ di nuovo ammalato, ha la febbre alta ed e’ molto debole,
vuole che io gli stia vicino e questo per me e’ un grande dono perche’ in
questi momenti mi racconta delle sue esperienze, di cio’ che ha capito.
E’
primavera ma fa ancora molto freddo; da una stretta finestra entra un raggio di
sole che illumina il suo giaciglio ed il suo viso, pallido e sudato.
‘Cristoforo,
sta per venirmi a trovare un caro amico, fra poco farai la sua conoscenza!’
Non capisco
a chi si riferisca ma gli sorrido con affetto, asciugandogli il viso con un fazzoletto
e dopo poco un pettirosso entra nella stanza e va a posarsi su una sua mano.
L’uccellino
si mette a cinguettare portando allegria e sorrisi.
‘Hai visto?
Si e’ ricordato di me! Una volta nel bosco stava morendo di freddo ed io l’ho
portato al caldo e gli ho dato da mangiare, e’ proprio lui!’
La bestiola
si lascia accarezzare e poi si addormenta tranquilla tra le sue mani.
‘Ogni
essere e’ importante e caro agli occhi di Dio ed Egli sa leggere in ogni cuore.
Quando mi sentivo triste ed incapace di raggiungerLo, quando volevo fare di
piu’ ma non ci riuscivo, mi veniva sempre in mente la parabola della vedova. Ti
ricordi?
Molti danno
offerte anche molto generose e le persone sembrano quasi che si misurino in
base all’entita’ della somma come se fosse questa a determinare il loro livello
spirituale! Poi arriva una donna ed offre un soldo, la moneta di meno valore
che c’era ma Gesu’, come Dio, legge nei cuori e sa che, in base alle
possibilita’ di questa persona, ella aveva offerto il massimo, tutto cio’ che
aveva.
Cosi’
bisogna essere, dare sempre il proprio massimo, tanto o poco sono concetti
soggettivi ed e’ l’abbandono e l’amore che rendono grande il dono:
quest’uccellino non ha niente da offrirmi se non se’ stesso, il calore delle
sue morbide piume e questo mi da’; nel suo sonno nella mia mano mi offre la sua
vita: che dono potrebbe essere piu’ bello?
Cristoforo,
questo uccellino e’ un Angelo del Signore che mi chiama alla Sua dimora, sto
per andare via, per rinascere nel Suo cuore; resta qui con me. La vita e’ un
sogno che torna nel Sogno ed io ho finito di sognare.’
L’uccellino
si sveglia e si mette a cinguettare e Francesco riesce ancora ad accarezzarlo
ed a sorridermi.
Mi ricordo che sono
rimasto a lungo a guardare il suo volto;
l’uccellino si era posato sul suo capo e mi guardava in silenzio con
occhi profondi e dolci e poi e’ volato via. Avevo pensato che era andato via
con Francesco verso luoghi di gioia e non mi sentivo triste ma una grande pace
regnava in me ed intorno a me.
Guardo il
volto di Francesco e ripercorro in un istante tutti gli anni passati al suo
fianco, i problemi affrontati e risolti, i miei dubbi, progressivamente sfumati
dal percorso fatto con lui, il numero crescente di persone che si sono unite a
noi nel corso degli anni.
Tutto perde
di consistenza e mi rendo conto che anche il mio tempo qui e’ finito, ho
realizzato tutti i miei obiettivi e sono giunto dove mai avrei pensato.
La morte di Francesco
ci aveva reso taciturni e piu’ attenti al servizio verso gli altri ed alle
piccole cose mentre la primavera, con i suoi intensi profumi e la sua
vitalita’, ci ricordava l’eterno ciclo della vita ed il suo messaggio di
rinascita mentre io diventavo sempre di piu’ silenzioso.
Un’altra
giornata si e’ conclusa e qui, nel buio della mia celletta, mi sento appagato.
Comprendo
che nella mia vita tutto e’ stato al suo posto e che l’essenziale da un punto
di vista materiale, mi ha permesso di ritrovare la ricchezza ed il sorriso di
Dio.
Sento il
canto dei grilli e vedo le prime stelle che appaiono nel cielo e mi metto ad
osservarle, come quando ero bambino fino a che, al limitare del sonno, una di
esse mi appare piu’ luminosa e sento che mi dice:
‘Vieni, ti
aspettiamo!’
Il sonno e’ stato il
mio portale verso la nuova rinascita e dolcemente ho lasciato il mio corpo
terreno per rivestirmi di quello di luce, incontrando Francesco e molti altri fratelli
che ci avevano lasciati.
Che tu possa sempre
scegliere con il cuore e capire cio’ che e’ importante coltivare e cosa lasciare
per trovare il sorriso di Dio.’
La figura si alza in piedi, ti osserva in silenzio e poi si
dissolve dolcemente tra bianchi petali di rosa.

L’Essenziale e’ il Sorriso di Dio