2. Ali perdute Ali ritrovate

 

Al centro dell’Anello e’ seduto un signore con gli occhiali, con un paio di pantaloni di fustagno verde scuro, un maglione della stessa tonalita’ ed una camicia scozzese; ti sorride e ti fa cenno con la mano di avvicinarti a lui.

Sta sfogliando sulle ginocchia un grosso libro foderato in pelle, con scritte in oro e ti parla in modo semplice e cordiale.

 

 

Sono stato invitato a condividere con te la mia recente vita sulla Terra, la prima esperienza in questo luogo cosi’ particolare, ricco di opportunita’ e di mistero, in un corpo fisico che cosi’ facilmente distrae.

In questa occasione, poiche’ desideravo conoscere il piu’ possibile i molteplici aspetti di questo mondo, ho deciso di essere un  interprete per poter viaggiare spesso ed in diversi paesi e farmi un’idea di quello che, in seguito, forse, avrei potuto realizzare. Questa vita e’ stata quindi un po’ una vacanza, per vivere di persona in questo pianeta che attira e nello stesso tempo spaventa molti esseri che vivono in dimensioni piu’ sottili.

Sto sfogliando con te le pagine relative a questa esperienza, rivivendo quelle sensazioni ed emozioni cosi’ uniche ed intense e mi stupisco nel ritrovare aspetti e risvolti nuovi che in un primo momento non avevo colto.

 

Mi rivedo bambino, ospite di una famiglia nell’est dell’europa, in una citta’ della Russia. Non ho mai conosciuto i miei veri genitori, ma queste persone mi trattano gentilmente, con cordialita’ e simpatia. Non mi e’ molto chiaro il lavoro che fanno, quelli che chiamo mio papa’ e mia mamma ma viaggiano molto e mi portano con loro in luoghi diversi: sono entrambi interpreti, conoscono molte lingue e fin da piccolo mi insegnano quest’arte che io imparo con grande facilita’ e gioia.

Mi piace sia parlare che scrivere queste lingue con il loro alfabeto, spesso curioso, dai molteplici suoni, alcuni dei quali sono divertenti, altri seri e per me e’ un gioco sempre nuovo intercalare i diversi linguaggi con i miei genitori adottivi che si compiacciano della mia abilita’ nell’imparare velocemente.

Nella loro saggezza, desiderano che anch’io conosca la cultura dei vari paesi e mi spingono a leggere le opere degli scrittori piu’ importanti di ogni nazione, nella lingua originale, per comprendere l’essenza e le tradizioni di ogni popolo e questa attivita’ mi stimola la fantasia e mi permette di viaggiare sempre, anche con il pensiero.

 

Ho trascorso un’infanzia felice in cui ho conosciuto tanti amici di diversi paesi e poiche’ non ci fermavamo mai molto nello stesso luogo, ho sempre potuto vedere gli aspetti piu’ belli dell’amicizia, delle persone e della scuola ed all’eta’ di circa quindici anni, parlavo e scrivevo quasi ogni lingua del mondo ed incominciavo a fare piccoli lavori da interprete, guidato dai miei genitori adottivi che ho sempre ascoltato attentamente;  ho scoperto che erano pochissime le persone che conoscevano tutte quelle lingue e per questo il lavoro non ci e’ mai mancato ed abbiamo sempre goduto di una discreta agiatezza.

Con il passare degli anni ho ereditato gradualmente il lavoro dei miei che poco per volta diradavano i viaggi, fino a sistemarsi definitivamente in un piccolo paese ai piedi degli Urali, in mezzo ai boschi mentre io mi spostavo in ogni continente conoscendo sempre di piu’  i suoi usi e costumi, le sue caratteristiche, i suoi pregi e debolezze.

 

Rivivo in queste pagine l’entusiasmo di un giovane a contatto con culture sempre nuove e la sensazione unica di essere tramite tra diversi paesi e lingue; cerco di trasmettere non solo parole ma anche sentimenti, modi di essere e quando ho un po’ di tempo libero, mi piace abbandonarmi completamente alle usanze locali e, dove possibile, mescolarmi con la popolazione come se fossi uno di loro, frequentando i loro luoghi d’incontro, vivendo dall’interno la loro vita.

 

Quando ero in paesi relativamente agiati, ero felice e senza pensieri ma quando viaggiavo in luoghi poveri ero colto da grande tristezza.

Per mio diletto avevo imparato la lingua indiana, con i suoi numerosi dialetti, e alcune tra le principali lingue dell’Africa e questo mi ha portato a viaggiare spesso in questi luoghi dove le persone stentavano a sopravvivere.

Ecco, questa e’ la mia esperienza piu’ significativa che ho vissuto in un paese all’interno dell’Africa, dove ero stato chiamato come interprete nell’ambito di un progetto internazionale di sviluppo.

 

Sono stato chiamato come interprete in un paese all’interno dell’Africa e sono stato accolto all’aeroporto con un po’ di diffidenza ed accompagnato su una grossa jeep insieme ad altre persone, vestite con abiti molto colorati ma quando si sono accorti che parlo abbastanza bene la loro lingua, sono diventati molto cordiali e chiacchieroni.

L’autista mi dice che il viaggio e’ lungo, in quanto, a seguito di un’inondazione, un ponte e’ stato distrutto e si deve prendere una strada secondaria che fa un giro piu’ lungo; le strade sono in brutte condizioni ed arriveremo con il buio.

Io non sono dispiaciuto e prendo questo diversivo come una vacanza, osservando il paesaggio, gli animali e conoscendo piu’ a fondo questo popolo, povero ma molto dignitoso.

Come era stato predetto, all’imbrunire appare un piccolo villaggio, immerso nella foresta misteriosa; i miei compagni di viaggio sono accolti in modo cordiale ed io resto un po’ in disparte e li seguo in silenzio con il mio piccolo bagaglio fino a che una giovane donna non mi fa cenno di avvicinarmi e di unirmi al gruppo.

La ringrazio nella sua lingua e leggo il suo stupore nei suoi occhi grandi e profondi che presto si tramuta in un sorriso: il suo nome europeo e’ Luise e quello nella sua lingua e’ Acqua che Scorre che e’ un suono misterioso e melodioso.

 

L’ospite e’ sacro e mi festeggiano con un grande falo’ ed una cena all’aperto a cui partecipano tutti gli abitanti del piccolo villaggio ed io noto la loro generosita’, nonostante le modeste condizioni ed appena le persone si accorgono che parlo la loro lingua, mi fanno tante domande e sono presto circondato da molti bimbi, vestiti poveramente, che desiderano giocare con me.

Li intrattengo con storie fantastiche e poi tiro fuori dalla mia borsa, dei fogli colorati ed ai piu’ grandi insegno a fare aeroplani, fiori ed animaletti, vedo che faccio molto successo e che sono entusiasti di me.

Nel mio cuore paragono la loro infanzia alla mia e mi sento un po’ in colpa per i grandi doni e la fortuna che ho avuto; sto con i ragazzi tutta la sera e scopro in loro un’ingenuita’ ed una purezza che mi commuovono e che mi fanno riscoprire una parte dimenticata di me.

Per dormire mi offrono una piccola stanza, molto pulita, con delle morbide stuoie colorate per terra ed un giaciglio di foglie intrecciate e mi addormento profondamente.

Come mia abitudine mi sveglio presto ed esco ad osservare cio’ che mi circonda: alcune persone sono gia’ sveglie e la luce del giorno evidenzia maggiormente la poverta’ di queste persone che a volte mancano dell’essenziale ma che sanno essere fiere ed orgogliose delle loro tradizioni; mi siedo tranquillo e mentre i primi raggi del sole illuminano le abitazioni, la mia mente corre verso altri luoghi della Terra, ricchi di sfarzo, di ricchezza e superfluo.

 

Non mi era mai capitato di vivere cosi’ dall’interno la vita quotidiana di un paese, con i suoi segreti, tradizioni e problemi e mentre osservavo i primi bambini che uscivano dalle case, alcuni a portare le bestie al pascolo, altri per andare a prendere l’acqua, intrecciare paglia, ed i piu’ piccoli semplicemente per giocare, mi chiedevo quale contributo potevo offrire, nel soggiorno abbastanza lungo, presso di loro.

Il progetto internazionale, per cui ero stato chiamato come interprete, prevedeva la costruzione di alcuni pozzi d’acqua per incrementare l’agricoltura e sicuramente poteva dare un aiuto concreto ma c’erano anche tante altre cose di cui queste persone avevano bisogno.

Dentro di me sono sempre stato gioioso, pronto a scherzare, ed avevo deciso di donare a questo villaggio, il sorriso, la capacita’ di essere felici con quello, tanto o poco, che la vita mette a disposizione.

 

I giorni passano veloci, ed io spesso partecipo di persona ai lavori, imparando da questo popolo tanti piccoli trucchi ed insegnandone altri e quando tutto e’ finito, organizzo giochi per i bambini, per gli adulti e mostro come divertirsi tutti insieme, coinvolgendo anche donne e ragazze.

E’ bello ridere e scherzare tutti insieme poiche’ questo accomuna, appiana litigi e, come il dolore, rende l’umanita’ tutta uguale ed in questo sentire ci si sente uniti con un filo misterioso che dissolve ogni solitudine ed incomprensione.

Luise, quella bella ragazza che insieme ad altri, mi aveva accolto, partecipa a questi giochi e spesso i nostri occhi si incontrano ed io decido di parlare un po’ con lei, per conoscerci meglio.

 

Poiche’ questa e’ stata la mia prima esperienza sulla Terra, avevo organizzato la vita per non avere legami duraturi e con questa giovane donna, che lavorava nell’ambito di questi progetti umanitari, sono riuscito a costruire una sincera amicizia e l’avevo coinvolta in modo da organizzare insieme attivita’ sempre utili e stimolanti da proporre.

In questo lungo soggiorno ho potuto assaporare la fragranza della foresta, ho imparato a riconoscere le diverse orme degli animali sul terreno, ad accendere un fuoco in qualsiasi posto e mi sono progressivamente immerso nella natura, scoprendo una nuova dimensione di vivere che sbocciava dentro di me all’improvviso, dopo lunghi anni in citta’ ed in grossi centri abitati.

Ho riscoperto la gioia di camminare scalzo, come facevo da piccolo, a dormire all’aperto e spesso a prepararmi da solo da mangiare, utilizzando i semplici prodotti locali, cucinandoli nel modo piu’ naturale e, confrontando le usanze dei vari paesi che ho conosciuto, ho compreso che e’ molto piu’ facile essere sereni ed in pace con se’ stessi se si ha l’essenziale e si e’ in armonia con la natura, vivendo il piu’ possibile a contatto con essa, lasciando che sveli poco per volta i suoi misteri e segreti.

Ho visto come la vita e la morte fossero considerati semplici eventi naturali, dei semplici portali d’ingresso verso nuovi modi di essere: qui, dove la medicina era un po’ improvvisata, la guarigione, salute e malattia, erano lasciati alle risorse di ognuno, al proprio percorso senza forzature o rimpianti.

Gli animali sapevano quando stavano per morire e si allontanavano nel folto della foresta per effettuare l’ultimo viaggio in intima compagnia della natura e le persone venivano accompagnate dalla presenza silenziosa ed amorevole dei propri cari, senza pianti superflui ne’ eccessiva sofferenza.

Nella convinzione spirituale di queste persone, chi moriva ritornava per un certo periodo come presenza in questi stessi luoghi, gioiendo di pace e leggerezza, libero dai vincoli del corpo fisico, per poi intraprendere altre esperienze in altri contesti ed ognuno poteva contattare i propri morti e dialogare con loro, continuando cosi’ il reciproco legame d’amore e questo modo di vivere mi ha molto colpito, facendo risvegliare in me una sensazione dolce, di pace e compimento.

 

Il tempo trascorre in fretta ed i lavori sono terminati: ognuno ha dato il suo contributo, secondo le proprie capacita’, ed i pozzi garantiscono acqua pura e prosperita’. E’ stato anche possibile creare un piccolo lago, alimentato da una sorgente interna, in cui si specchiano gli alti alberi ed in cui persone ed animali possono rinfrescarsi nei giorni piu’ caldi.

Sono anche contento di aver contribuito a riparare alcune abitazioni, rendendole piu’ sicure, e di aver abbellito il villaggio con fiori, utilizzando semi che avevo portato con me.

E’ giunta l’ultima sera, parto domani ed e’ prevista una grande festa, con balli e cena all’aperto e quest’ultimo giorno e’ dedicato ai preparativi, cosi’ ho tutto il tempo libero e mi ritaglio alcune ore di silenzio in cui resto un po’ tranquillo in riva al lago.

 

Non volevo affezionarmi troppo ne’ lasciare nostalgie dietro di me ed ho fatto il possibile per insegnare giochi ed  attivita’  in modo che le persone fossero capaci di farli da soli, mentre si avvicinava il tempo della partenza, sono stato piu’ in disparte, osservando da lontano le persone che giocavano insieme.

 

Resto in silenzio e so che non tornero’ piu’ in questo luogo anche se non ho idea di cosa faro’ dopo questo lavoro, poiche’ ho parecchie proposte ma per ora non voglio pensare a nulla e gioire della pienezza della natura cosi’ rigogliosa e ricca.

Sento nella foresta poco lontana, fruscii misteriosi e dopo vedo una leonessa con i suoi piccoli che vengono a bere nel lago; mi ha senz’altro visto ma poiche’ sto fermo da alcune ore, la mia presenza non la preoccupa e posso vederla tranquilla che si muove piena di grazia mentre i leoncini giocano sulla riva fino a che si allontanano nel folto della vegetazione.

Osservo il crepuscolo ed il tramonto, il sole africano che tinge il cielo di mille colori e la grande luna con riflessi rossi che si rispecchia nella acque e resto li’ fino a che sono avvolto dall’oscurita’ e poi lentamente torno nel villaggio, dove sento gia’ la musica e vedo i bagliori dei fuochi.

La festa e’ in pieno svolgimento e sono stati preparati tanti cibi diversi che assaggio con piacere, mi abbandono alle danze e poi torno nella mia stanza per radunare le mie cose; mentre faccio ordine, mi lavo ed indosso abiti puliti e comodi per il viaggio, decido di non portare nulla con me e di regalare tutto il resto: un bel coltello multiuso, un cappello con visiera, pantaloni lunghi, corti, scarpe, magliette ed alcuni giubbini.

Metto tutto da parte, scrivo un biglietto di ringraziamento e mi distendo, ripensando al tempo trascorso, ai giorni di sole, di pioggia, di difficolta’ e di fatica che ho condiviso con queste persone fino a che, cullato dalle musiche, mi addormento dolcemente.

All’alba sono gia’ in piedi, per osservare ancora i luoghi e la gente, ringraziandoli dentro di me della ricchezza che mi hanno donato fino a che arriva lo stesso autista che mi ha condotto qui, piu’ di sei mesi fa e che mi dona un grosso pacco dicendo che sono piccoli pensieri da parte del villaggio; sorrido, pensando che la mia borsa vuota ritorna piena!

Mentre ci dirigiamo verso la jeep, compaiono tutti i ragazzi che mi fanno festa, lanciandomi fiori ed una bellissima bimba, prima che salga in macchina, mi mette al collo una ghirlanda di erbe e fiori profumati ed io saluto tutti con la mano sorridendo in silenzio.

Il ritorno verso l’aeroporto e’ piu’ breve rispetto all’andata  poiche’ le strade erano state sistemate ed ho ancora modo di chiacchierare con l’autista che, avendo con me piu’ confidenza, mi fa molte domande sul modo di vivere e sulle usanze degli altri paesi e passiamo piacevolmente le ore di viaggio.

 

Poco dopo l’ora di pranzo mi trovavo nel grosso aeroporto internazionale, nel rumore e tra l’aria condizionata ed avendo solo bagaglio a mano, mi muovo liberamente ed osservo divertito tutto cio’ che mi circonda, cosi’ diverso da quello che avevo appena lasciato.

 

Sento i profumi della foresta che emanano dalla borsa e da me e sorrido divertito poiche’ sono tranquillo e senza fretta, posso osservare dalla grande vetrata della sala d’aspetto i grossi aeroplani che decollano ed atterrano, divertendomi a sentire le diverse lingue parlate all’altoparlante fino a che, insieme alle altre persone che erano con me, mi imbarco.

Sono assorto nei miei pensieri, quando sento una voce nota che mi chiama e vedo con sorpresa Luise, con cui avevo passato in serena amicizia tutto il soggiorno: mi voleva fare una sorpresa: parte con il mio stesso aereo ed abbiamo i posti vicini. All’inizio non sono molto contento poiche’ volevo stare da solo ma poi la sua compagnia dolce e discreta diventa piacevole come e’ sempre stato e sono felice di questa occasione imprevista.

Prendiamo posto, io vicino al finestrino, lei vicino a me e le faccio vedere tutti i regali che mi avevano preparato: le bimbe avevano fatto dei fiori di carta ed i bimbi degli aeroplani, tutto come avevo loro insegnato! C’erano anche piccoli oggetti in legno fatti e decorati a mano e poi la ghirlanda di fiori che Luise prende in mano, osservandola attentamente.

Anche lei sa tante lingue ma con me ha sempre parlato in francese poiche’, secondo lei, e’ una delle lingue piu’ melodiose.

L’aereo sta percorrendo alcuni banchi di alte nubi in cui il sole si riflette in mille arcobaleni e resto assorto a guardare fuori, in silenzio.

Ad un certo punto Luise fa uno strano discorso.

‘Credi ai sogni ed ai segni che ti appaiono?’

Resto un po’ perplesso, poi rispondo.

‘Si’, ci credo poiche’ spesso faccio dei sogni che mi sembrano veri ed alcune situazioni che vedo in essi, spesso si realizzano.’

‘Hai fatto qualche sogno di questo tipo, recentemente?’

Rimango un po’ a pensare e guardo di nuovo i banchi di nuvole dal finestrino.

‘In effetti mi ricordo di aver sognato piu’ volte di passeggiare tra le nuvole, proprio come quelle che si vedono ora; era una sensazione molto bella. Mi sentivo senza peso, e camminavo sui raggi del sole!’

‘Anch’io ho fatto sogni simili ai tuoi e so una cosa che fino a poco fa pensavo di non confidarti ma ora sento che e’ giusto dirtela. Non ti ho detto che so leggere i messaggi della natura, in particolare dei profumi e dei fiori; anche a me hanno regalato una ghirlanda, uguale alla tua ed ho letto in essa le stesse cose che nella mia.

Mi sembri una persona tranquilla ed equilibrata: sei soddisfatto della tua vita?’

Una grande pace mi avvolge, e riprovo la stessa sensazione di pienezza provata in riva al piccolo lago, vicino al villaggio appena lasciato e mentre rispondo, sorrido.

‘Si’, sono soddisfatto; anche se sono ancora giovane ho vissuto intensamente, ho visto tanti luoghi, conosciuto molte persone ed il lavoro di interprete mi piace moltissimo poiche’ mi permette di costruire dei ponti di sentimenti, di impressioni e di immagini tra le persone che possono cosi’ unirsi e ritrovarsi, anche se non parlano la stessa lingua ed hanno usanze diverse.’

‘Allora, ascoltami. Dovremmo atterrare tra sette ore ma questo aereo cadra’ e nessuno di noi si salvera’; ho avuto questa netta sensazione quando sono arrivata in aeroporto e l’ho anche letta sulle nostre ghirlande di fiori ed il sogno che abbiamo fatto lo conferma ulteriormente.

All’inizio ero turbata ma poi ho trovato una grande pace, proprio come quella che provi tu e trovo che sia molto bello condividere, come veri amici, questo ultimo tempo che ci resta da vivere su questa Terra. Io so che andremo via insieme, in un bel luogo dove potremmo riposarci ed essere felici a lungo.’

‘E’ strano, mentre parlavi mi sono reso conto che ho sempre saputo di morire giovane e che questa vaga certezza non mi ha mai spaventato; mi sono sentito come un viaggiatore su questa Terra, un essere di passaggio e non ho mai avuto radici in nessun luogo: in fondo, ho sempre vissuto come se dovessi partire, da un momento all’altro.’

‘Ero sicura che la pensavi cosi’, altrimenti non ti avrei mai detto queste cose! So anche altro su noi due: lo sai che siamo due angeli in missione sulla Terra?

Presto dovremo fare una relazione su cio’ che abbiamo visto, provato e su come ci e’ sembrata l’umanita’ nel suo complesso. Tu cosa dirai?’

 

In questa esperienza, sono sempre stata una persona semplice, con la pace nel cuore e non mi sono mai posto le grandi domande fondamentali sul senso della vita; posso dire che semplicemente ho vissuto, con spensieratezza e gioia ma leggendo queste pagine mi rendo conto che sapevo di non essere chi apparivo, anche se questo ruolo mi si addiceva molto. Sentivo che c’era qualcosa d’altro che non sapevo ma che mi dava una chiara sensazione di protezione e di pace ed anche se la mia famiglia non era religiosa e non ho mai seguito nessun sentiero spirituale, ho sempre avuto un grande rispetto per tutte le infinite forme di vita ed ho sempre gioito del loro dono.

Le farfalle con i loro colori, gli animali con i loro sguardi misteriosi come quelli della leonessa e dei leoncini, che si specchiavano nel lago, i pesci con le loro squame colorate, gli uccelli con il loro canto e le loro piume cangianti, mi hanno sempre parlato con affetto e dolcezza ricordandomi che c’e’ qualcosa di piu’ profondo e bello oltre le apparenze e che dovevo riscoprirlo per essere davvero felice.

Luise, in quelle ultime ore della mia esperienza, mi ha aiutato a tirare le file della mia vita e di vederne il significato ed il compimento e quella sua domanda, che puo’ sembrare cosi’ assurda, dando per scontato cio’ che in quel momento non si poteva provare, trovo’ in modo naturale la risposta che pur essendo sempre stata davanti a me, non l’avevo percepita in modo preciso.

Mi aveva detto che eravamo due Angeli in missione, che l’aereo, che in quel momento non dava nessun segno di cedimento, sarebbe precipitato tra alcune ore e che avremmo dovuto fare una relazione della nostra esperienza.

La cosa curiosa, rivivendo quelle sensazioni, e’ che non ho dubitato delle sue parole, come se avesse detto cose ovvie e che non ho fatto nessuna domanda, per esempio a chi dovevamo presentare questa relazione, e che le ho risposto, con tutta tranquillita.

 

‘Penso che abbiamo scelto di fare l’interprete proprio per confrontarci con popoli ed usanze diverse e scoprire che l’umanita’ e’ un unico grande essere, dalle infinite forme e linguaggi, che prova gli stessi sentimenti in ogni parte del mondo.

Sofferenze e paure accomunano le persone e fanno nascere la solidarieta’ e la disponibilita’ ad aiutare ma e’ nella gioia condivisa che l’umanita’ svela la sua parte piu’ bella, il suo sorriso che dona la forza per superare ogni difficolta’, vincere la solitudine e sentirsi parte di un tutto che accoglie e protegge.’

Luise mi guarda e mi parla con voce dolce, e so che e’ l’ultima volta che sento la sua voce.

‘L’umanita’, sa essere dolce e terribile ma sa anche amare senza riserve, in modo puro. Io ho avuto la fortuna di conoscere l’amore umano e vederlo piu’ o meno sviluppato in ognuno come un seme che puo’ seccare o diventare un bellissimo fiore fragrante.

Penso che sia l’amore, il segreto che l’umanita’ deve riscoprire per essere felice; quell’amore che senti nei frutti che mangi, nella Luna che risplende nella notte, negli occhi dei cuccioli di tutte le razze e delle loro madri ed e’ lo stesso Amore che hai visto risplendere nel piccolo angioletto di quella bimba che ci ha offerto la ghirlanda,’

 

Dopo queste parole siamo stati in silenzio e Luise mi ha preso la mano: ci siamo guardati negli occhi ed anche se non ci siamo mai neanche sfiorati, abbiamo percepito proprio quella energia d’Amore, pura e dolce che e’ il  dono piu’ bello che l’umanita’  puo’ offrire ed in questo reciproco scambio abbiamo visto riflessi nei nostri occhi, luoghi bellissimi, sentito suoni e voci melodiose e quando dopo un po’ l’aereo ha incominciato a fare strani rumori ed a sobbalzare, noi eravamo nella pace e nella gioia, con il cuore leggero.

 

All’improvviso l’aereo sobbalza e si sente un forte odore di bruciato. La paura si diffonde tra i passeggeri mentre siamo invitati ad allacciarci le cinture ed a mettere il sedile verticale; io e Luise ci teniamo sempre per mano e ci guardiamo negli occhi mentre intorno a noi la gente si agita.

Poiche’ siamo vicino al finestrino, non lontano da una delle ali, vediamo un motore in fiamme e sinistri bagliori che si riflettono sui vetri.

Il personale di bordo parla un dialetto locale che capisco bene; il pilota tenta di fare un atterraggio di emergenza perche’ non e’ in grado di raggiungere, in queste condizioni, l’aereoporto ma ufficialmente dice, per tranquillizzare le persone, che tutto e’ sotto controllo, che riuscira’ ad atterrare normalmente anche senza un motore.

Dopo alcune scene di panico e qualche svenimento, scende un silenzio innaturale, di paura, di rassegnazione, di rabbia, di speranza; l’aereo perde quota mentre si susseguono altri rumori inquietanti ed io e Luise parliamo interiormente, senza parole e ci raccontiamo le nostre esperienze e sensazioni; sappiamo che presto il sogno finira’ e che passeggeremo insieme, tra le nubi, come nel sogno che abbiamo fatto.

Dal finestrino intravedo un’immensa foresta verde, a perdita d’occhio e sento che il pilota e’ terrorizzato poiche’ capisce che non c’e’ luogo dove atterrare ed incomincia a scaricare tutto il carburante.

Le hostess sono nella cabina di pilotaggio ed i passeggeri sono ognuno con se’ stesso, con le proprie domande e risposte: ognuno vive da solo questi ultimi momenti e solo chi ha conosciuto l’Amore capisce che e’ solo l’Amore il significato di questo sogno.

 

L’aereo non poteva piu’ essere controllato in nessun modo perche’ era esploso l’ altro motore,  e scendeva verso la foresta, molto velocemente fino a che abbiamo sentito le fronde degli alberi strisciare sotto e poi e’ c’e’ stata una luce grande ed un silenzio senza fine.

 

Io e Luise ci teniamo per mano e ci sfioriamo con le nostre ali, candide e soffici; passeggiamo sui raggi dorati del sole e tra le nubi, adorne di mille colori, verso un portale splendente presso cui ci attende un piccolo angioletto che ci dona una ghirlanda di fiori profumati.

 

La persona chiude il grosso libro e si alza; diventando piu’ luminosa ci saluta ancora una volta trasformandosi in un Angelo bianco mentre un altro Angelo viene a prenderlo.

Si allontanano insieme, su un raggio dorato.

 

 

 

 

Ali Perdute, Ali Ritrovate