1.1 Le Vie della Vita

 

Al centro dell’anello, ti appare uno spazio sconfinato, rivestito di boschi e radure e vedi, incastonati in questo paesaggio, in modo discreto, alcuni gruppi di case tra la vegetazione, quasi come se non volessero turbare la vastita’ della Natura.

Come fa uno zoom, la visione inquadra un’antica costruzione in legno e pietra, con un grande giardino che la circonda e parecchi cortili interni; le voci di molti bimbi e ragazzi risuonano in quelle mura e tu  li vedi correre nel verde sotto gli occhi attenti di alcuni adulti e ne intuisci i passi, all’interno. Ti vedi in quel luogo e, anche se nessuno puo’ osservarti, tu sei ora li’ che guardi tutto cio’ che ti circonda ed assapori i profumi di un’estate che ti sembra particolarmente breve e per questo cosi’ intensa.

Una voce profonda ti parla e ti invita a scoprire i segreti e la storia di questo luogo.

 

 

Quello che vedi e’ un orfanatrofio che raccoglie bimbi e ragazzi di una vasta regione nel nord del mondo, dove per lunghi mesi il giorno non finisce mai e per altrettanti la notte copre d’oscurita’ tutto; questa costruzione risale a piu’ di un secolo fa ed e’ stata costruita con questo scopo ed ho percio’ sempre avuto la gioia di vivere le fasi belle e difficili di infanzie ed adolescenze degli orfani della zona che, non essendo mai molto numerosi, costituiscono, insieme con i loro insegnanti ed educatori, una famiglia.

 

 

Guidato da questa presenza, visiti l’interno della costruzione e vedi dove e come gli ospiti vivono in questo luogo.

 

 

Tutti gli ambienti sono intimi e raccolti poiche’ d’inverno fa molto freddo ed ogni stanza ha uno o piu’ camini; nelle aule, odorose di carta e d’inchiostro, i ragazzi imparano un mestiere o si preparano per affrontare l’universita’ poiche’ ad ognuno qui, viene offerto un percorso, a seconda delle proprie aspirazioni e caratteristiche, in modo che possa esprimere se’ stesso nel modo migliore, quando sara’ ora di andare via.

E’ molto raro che alcuni di questi piccoli venga adottato e mi ricordo solo pochissimi casi; i bimbi sono stati fortunati a trovare una nuova casa ma e’ stata triste per tutti, anche per chi andava via, la separazione da questa grande famiglia che ha sempre offerto ascolto ed amore.

Il refettorio e’ un ambiente allegro e, come puoi vedere, e’ stato abbellito con disegni su legno e sculture fantastiche, create da giovani ospiti che hanno scelto di diventare artisti; i lunghi tavoli e le panche sono un po’ scarabocchiati ed intagliati ma resistono bene alle generazioni che si susseguono ed anche loro hanno tante storie da raccontare; il mangiare non e’ mai molto vario poiche’ le risorse del territorio sono scarse ma e’ sempre cucinato bene e sono pochi coloro che fanno i capricci e non mangiano.

I luoghi che preferisco e che sono nel mio cuore, sono le stanze dei ragazzi, all’ultimo piano; alcune sono singole, altre doppie, altre piu’ grandi dove al massimo vengono ospitati quattro ragazzi e maschi e femmine sono separati, nella zona notte, da un muro.

Nell’intimita’ delle stanze, i giovani liberano i loro pensieri ed io posso leggere i loro desideri, aspirazioni, le grandi gioie e delusioni che accompagnano inevitabilmente, queste fasi della vita e vederli crescere fino a che lasciano questo luogo, realizzando il loro destino.

Nel corso del tempo le abitudini sono cambiate ed i metodi di educazione sono diversi, piu’ attente all’ascolto e meno rigide nella disciplina ma io trovo che i bimbi, al di la’ delle apparenze, non sono poi cosi’ diversi da allora e faccio fatica a distinguere i loro volti che si confondono diventando un unico viso che, attraverso un ciclo senza fine, arriva qui, sperduto, si ambienta, cresce e poi vola via lontano dal mio sguardo.

A volte si sviluppano odi e rancori che portano a furiose litigate ed inimicizie ma anche queste tinte fosche del carattere sono come nubi di passaggio che non dimorano mai per sempre nelle loro menti e piu’ predominante di tutto e’ l’intesa segreta, la complicita’ che si sviluppa in amicizia sincera che spesso dura anche dopo questa esperienza in comune.

Sicuramente il luogo isolato a contatto con la natura, la vita necessariamente essenziale, con pochi divertimenti semplici, aiuta i ragazzi a sviluppare il lato migliore di loro stessi che forse rimarrebbe piu’ facilmente nascosto in altri ambienti, come ad esempio nelle grandi citta’.

Il punto di partenza dell’educazione che viene impartita, e’ il rispetto dell’ambiente; la conoscenza degli animali e delle piante e’ sempre approfondita, creando con essi dimestichezza ed armonia.

Viene insegnato come piantare gli alberi ed in che stagione, come creare un giardino fiorito, orientarsi nei boschi seguendo i profumi ed i segni della natura, come preparare decotti e tisane curative con le molte erbe medicinali che nascono spontanee, come distinguere i funghi buoni da quelli velenosi.

Fin dalla giovane eta’, si insegna a conoscere gli animali che vivono qui, prima attraverso fiabe e racconti divertenti fino ad approfondire le loro abitudini ed anatomia; non e’ osteggiato che gli ospiti si prendano cura di animali feriti e li tengano con loro per lungo tempo, facendoli diventare le mascotte di tutti.

Mi ricordo di un piccolo gufo bianco che era caduto da un nido ed era stato trovato da una bambina che lo curo’ e lo fece crescere e quando poi, da adulto, ha potuto andare via, rimase sempre nelle vicinanze tornando spesso nel giardino e sul tetto ed abbiamo tutti ammirato le sue piume bianche come la neve ed il suo volo silenzioso ed impalpabile.

 

Posso anche confidarti di molti piccoli e grandi amori e simpatie che sono nati tra le mie mura poiche’ capitava spesso che ragazzi e ragazze si innamorassero fino a decidere di vivere insieme e questo e’ sempre stato il regalo piu’ bello, vedere che ritornavano qui, a distanza di anni, magari con i loro figli, a salutare gli insegnanti ed a fare passeggiate nei boschi vicini, ed e’ proprio in questo ritorno che mi sono sempre compiaciuto.

Sui banchi di scuola molti hanno scoperto di avere doni innati, grandi capacita’ e sono poi diventati famosi; e’ particolarmente dolce vedere quelli che tornano qui,  leggere nei loro cuori leggerezza o pesantezza della vita e la loro nostalgia per gli anni passati, che dischiudevano promesse non sempre mantenute.

Bimbi che sono entrati qui ancora in fasce sono diventati musicisti e la stanza di musica echeggia ancora dei loro primi esercizi e dello stupore nello scoprire la loro innata abilita’ mentre per altri il gioco dei numeri, la fisica e la matematica, hanno aperto le loro menti permettendo loro di diventare ingegneri e scienziati.

Ci sono stati anche casi molto tristi, di giovani che si sono ammalati e che sono morti qui, nel silenzio della loro stanza ma era il loro percorso e tutti hanno sempre fatto la loro parte, permettendo loro di addormentarsi in pace.

 

Ti ho raccontato tutto questo per rivivere con te un mio tempo lontano poiche’ tutto da allora e’ profondamente cambiato: con gli anni gli insegnanti sono morti e si trovava con sempre piu’ difficolta’ chi li sostituiva poiche’ nei lunghi mesi d’inverno il luogo e’ isolato e bisogna essere autosufficienti per molte settimane; si e’ pensato che i ragazzi qui vivevano troppo al di fuori della realta’, in un mondo di fantasia e favole dove il bosco e gli animali avevano le loro voci.

E’ iniziato cosi’ un lento abbandono ed i corridoi, le aule ed il refettorio diventavano sempre piu’ vuoti e pochi erano i passi che correvano nel giardino ed io poco per volta mi sono ritirato in me stesso, nel silenzio del bosco.

Sono stato per molto tempo orgoglioso dei miei pavimenti lucidi, degli ambienti ordinati e puliti, mi piaceva molto l’odore di cera che faceva rivivere il legno e nel lungo degrado ho tanto sofferto fino a che ho compreso che potevo continuare a svolgere un compito simile al precedente se avessi espanso le mie energie d’amore per accogliere, senza nascondermi ne’ vergognarmi.

L’umanita’ e’ solo uno dei frutti della vita di Madre Terra ed io poco per volta mi sono abbandonato e puoi vedermi ancora, nel fitto della vegetazione, che sto diventando uno con essa; piante e cespugli sono cresciuti nei cortili interni, alcuni muri sono marciti e si sono ricoperti di funghi e muschio mentre il tetto e’ in parte crollato.

Ma oltre l’apparente rovina, percepisco la forza della vita che sta diventando la mia stessa forza e sono felice di ospitare, negli infiniti anfratti e rifugi che si sono creati, molti tipi di animali e sentire che le loro zampe corrono su di me, come facevano i passi dei ragazzi, in quel tempo lontano.

Anch’io come loro mi sono trasformato, ho seguito il mio percorso e sono maturato, estendendo il mio amore e compassione a tutti quegli esseri in cerca di riparo trovando, in questo mio inaspettato ruolo, il mio compimento.

So che un giorno non ci saro’ piu’, nella mia forma originaria poiche’ il legno e la pietra saranno diventati terra ma questo non e’ altro che ritornare alla sorgente, come accade per ogni forma di vita; non penso al futuro perche’ ora e’ bello seguire le vite, le difficolta’ e soddisfazioni di tutti gli esseri che ospito, salvandoli dal freddo o dai predatori e sento che loro mi ricambiano con gratitudine e riconoscenza e mi scaldano con il loro morbido pelo, con le calde piume o mi donano piccoli fiorellini che crescono tra le rovine, facendomi sentire felice, proprio come i ragazzi, allora.

 

 

Vedi una sequenza di immagini di molte specie animali e vegetali negli anfratti, tra le travi marcite, tra il muschio e le pietre e ti rendi conto che la vita continua ad abitare nell’edificio, anche se crollato; percepisci che l’essenza di questo luogo sta ritornando a Madre Terra e che in questo viaggio  assapora il compimento e la pienezza.

 

 

 

Le Vie della Vita