3.4 Ricordo

    

Al centro dell’anello, vedi una cittadina, con le sue case basse dai cui tetti il fumo dei camini forma volute impalpabili; senti che fa freddo ed il tuo sguardo si posa su un sottotetto dove un gatto bianco e nero ti aspetta, per rivivere con te la magia del suo viaggio sulla Terra.

Lo osservi e vedi che la sua forma si dissolve in una luce dorata e parla, senza parole, al tuo cuore.

 

 

L’autunno inoltrato colora le piante, fa cadere le loro foglie e gia’ si intravedono alcuni rami spogli mentre l’umidita’ intensa della notte mi intorpidisce le zampe.

Ti stupisci se in questo momento in cui il giorno declina, mi abbandono ai ricordi, parlando con il  mio unico e tenero amore, conosciuto in questo viaggio di sogno, sulla Terra?

 

L’estate era incominciata da poco e profumi e fragranze riempivano l’aria di misteriose promesse ed io le sentivo, nel mio entusiasmo di cucciolo e non comprendevo pienamente di essere stato abbandonato, che non avevo piu’ nulla dietro di me poiche’ tutto era gioco ed allegria e quando ti ho visto per la prima volta, non avevo capito e mi ero messo a correre, non per paura ma per scherzo, per esuberanza e vedevo che tu mi assecondavi ed ero misteriosamente felice.

Alla fine mi sono fermato a ripulirmi la coda e tu mi hai preso in braccio: che sensazione strana!

Mi sono sentito sospeso e vedevo tutto dall’alto ma non avevo paura poiche’ sentivo il tuo calore ed i battiti del mio cuore tradivano la mia forte emozione; mi chiedevo cosa sarebbe successo e speravo che tu mi volessi tenere in braccio per sempre!

 

E’ buio e freddo ma conosco dove ripararmi e stare all’asciutto, in questo luogo abbandonato e accogliente, pieno di anfratti e luoghi protetti dove passare senza pericoli la lunga notte.

 

Sussultavo di gioia nel constatare che stavi camminando e continuavi a tenermi con me, anzi qualche volta mi accarezzavi ed era una sensazione cosi’ particolare, dolce ed inebriante che sono rimasto muto.

Poi ti sei messo a parlare, allora non comprendevo ancora il tuo linguaggio ma capivo che mi stavi dicendo qualcosa di bello ed affettuoso ed io ti leccavo la mano percependo tanti strani sapori sconosciuti.

Osservavo che camminavi con passo sicuro e pensavo che mi avresti lasciato e temevo questo momento e mi aggrappavo a te con forza, forse avevo anche piantato le unghie ma tu non dicevi nulla ed ero sempre tra le tue braccia.

Ho avuto paura quando ti sei fermato di fronte ad un cancello e l’hai aperto ma continuavi a parlarmi ed avevo pensato che mi stavi raccontando dove mi stavi portando ma non riuscivo a capire bene: sembrava un giardino, c’erano degli alberi ma era tutto cintato, hai varcato un altro cancello e mi sono ritrovato in un ambiente veramente misterioso, pieno di profumi intensi.

Mi hai appoggiato su un tavolo e subito dopo mi hai offerto del latte: com’era buono!

Mentre lo bevevo sentivo il tuo sguardo affettuoso su di me ed ero cosi’ felice!

 

Ecco il mio solito rifugio! Ho recuperato dei pezzi di vecchie coperte, cosi’ non patiro’ il freddo; da qui posso vedere anche fuori, osservando le stelle che si accendono una ad una.

 

Finito il latte, mi avevi di nuovo preso in braccio, portandomi in un altro luogo e mi avevi appoggiato su qualcosa di cosi’ soffice e morbido che sono rimasto immobile a guardarti. Vedevo che ti toglievi gli abiti e te ne mettevi altri e poi ti sei disteso su qualcosa di molto grande e morbido che era il tuo letto: seguivo il tuo sguardo e sapevo che tu seguivi il mio e dopo che ti eri sistemato non ho saputo resistere!

Mi sono avvicinato sicuro, ti sono saltato in braccio e tu non ti sei arrabbiato, no, anzi ti eri messo a sorridermi e mi avevi lasciato li’ vicino a te e cosi’ ci siamo addormentati insieme quella prima notte.

La prima di una lunga serie che pero’ e’ durata troppo poco.

 

Il cielo si e’ coperto di stelle: ci sono tutte! Ho imparato a riconoscerle quando compaiono, le chiamo per nome e sento che loro mi salutano, mi dicono che veglieranno su di me, di non avere paura e cosi’ dolcemente posso scivolare nel sonno senza timori.

 

Giorno per giorno abbiamo intessuto la nostra amicizia, fatta di sguardi, di intese silenziose ed anche di chiacchiere; tu andavi via per parecchie ore ma mi lasciavi sempre da bere e da mangiare e mi salutavi con affetto, assicurandomi che saresti tornato e cosi’ era!

Quando arrivavi mi prendevi in braccio, mi accarezzavi, io mi strofinavo su di te e ti seguivo nelle tue attivita’ casalinghe, nella cena, fino a quando andavi a leggere sul divano ed io appoggiavo la testa sulle tue gambe e mi addormentavo, sognando che mi leggevi le pagine del tuo libro ed io vivevo cosi’ strane avventure!

Quando poi andavi a dormire era bello distendersi sul tuo letto, vicino a te.

 

Si e’ alzato un po’ di vento, lo sento soffiare attraverso alcuni vetri rotti.

 

Nelle sere in cui era bel tempo, andavamo in giardino e passeggiavamo insieme nel prato e tu mi raccontavi dei tuoi fiori, di strani innesti ed io annusavo ogni cosa pensando tra me che sapevi tante cose ed eri proprio bravo.

Una piccola porticina mi permetteva di entrare ed uscire nel giardino anche in tua assenza e mi piaceva scegliermi i posti assolati e distendermi sull’erba, aspettando il tuo ritorno ma un giorno che sei andato via come le altre volte, sono stato inquieto, una sensazione, un presentimento mi agitava, non riuscivo a capire cosa fosse, non ero mai stato cosi’: ho girato tutte le stanze, il giardino, senza mai fermarmi e tu non arrivavi.

Era tardi, e non c’eri ancora e la casa era buia e vuota e vedevo le finestre, in lontananza, illuminate. Dov’eri? Mi avevi salutato come le altre volte, non c’era nulla in te di diverso ma io avevo sentito che era l’ultima volta che ti avrei visto, anche se non volevo ammetterlo!

Ero rimasto nella casa, senza mangiare e poi erano arrivate delle persone che non avevo mai visto che avevano incominciato a portare via le tue cose ed io ho capito che mai piu’ saresti tornato e sono andato via, vagando senza meta nella campagna, nutrendomi di cio’ che trovavo.

 

Non so quanto tempo e’ passato da allora, mesi e stagioni si sono alternati ma io non so valutare il tempo che per me si e’ fermato a quei giorni con te.

Chi ti ha portato via?

E’ stata forse una di quelle auto che sfrecciano veloci con tutte le luci accese o qualche persona di cui ignoro il volto ed il nome che ti ha preso con se’ come tu avevi fatto con me?

Non lo so, ma quando nelle sere limpide vedo le stelle brillare che mi salutano e mi custodiscono, sento la tua voce che mi chiama, come allora e questa vecchia cantina diventa di nuovo la nostra casa, accogliente e calda.

Mi e’ piaciuto abbandonarmi ai miei ricordi con te poiche’ tu mi ricordi il mio caro amore ed ho immaginato, mentre ti parlavo, che lui mi ascoltasse e quindi ti confido il mio segreto, ora che sono

stanco e sto per addormentarmi.

Sono solo piu’ un gatto randagio ma sono felice perche’ ora lo sognero’, come tutte le sere da quando e’ andato via; mi prendera’ di nuovo in braccio e mi guidera’  verso i misteri del suo giardino, nelle fragranze senza fine ed in mezzo a fiori che mai appassiscono.

 

 

Il gatto si raggomitola e si addormenta profondamente ed all’improvviso vedi una figura luminosa che si avvicina e, dopo averti sorriso, prende in braccio l’animale e vola via, nel silenzio della notte.

 

 

 

 

Ricordo