3.5 Il Percorso e’ la Meta

 

Osserva al centro dell’anello, in un turbinio di neve, candidi fiocchi lucenti e dopo che la tormenta si e’ placata, catene montuose adornate dal bianco scintillante che brilla come se fatto di diamanti; assapora l’aria pura ed il cielo limpido, di un azzurro profondo, la solitudine ed il silenzio senza confini e sentiti proiettato in questo luogo.

Sei in un avvallamento, circondato da rocce con numerosi anfratti dove puoi intuire che alcuni animali trovino riparo; proprio da una di queste cenge appare e ti viene incontro una grande tigre dal folto pelo immacolato, striato di un color bronzo che sembra argento. Procede a balzi sicuri, tra la neve che rispecchia i raggi del sole, e si siede di fronte a te, osservandoti a lungo, con i suoi occhi profondi, azzurri come il cielo poi senti che ti parla, pur non emettendo alcun suono.

 

 

Ho saputo che ognuno di noi era invitato a raccontare la propria esperienza ed ho pensato che la mia, cosi’ strana e misteriosa, potesse interessare gli esseri umani poiche’ puo’ essere paragonata ad alcuni vostri percorsi; che questa similitudine, che scopriremo insieme, possa aiutare a superare la barriera di diversita’ tra gli animali e gli uomini, riscoprendo un sentire comune e gli stessi desideri.

 

Sono nata e cresciuta tra questi monti, dove la neve incontra la Terra ed il cielo, su per le alte cime e sono vissuta di piccole prede, di silenzio e di spazio ma fin da cucciola mi sentivo diversa dai miei fratelli che pensavano solo a giocare ed azzuffarsi e mi piaceva restare da sola a vedere l’alba ed il tramonto e constatare come per alcuni minuti la luce fosse la stessa e rapita, non sapevo piu’ se sarebbe diventato giorno o notte.

Ho imparato a cacciare, a prestare attenzione ad ogni piccolo rumore e consistenza della neve per non cadere in crepacci o sotto le valanghe, intuendo i ripari adatti ad ogni occasione e cosi’ sono diventata una tigre forte e sana.

Scendevo spesso piu’ in basso, per cercare nei boschi le prede in inverno ed appena iniziava la primavera ritornavo in alto; la mia intuizione mi ha sempre fatto trovare il cibo nella giusta misura ed avrei dovuto essere soddisfatta di questa mia vita semplice e lineare, come quella di tutti gli animali, ma mi mancava qualcosa, sapevo che non era tutta qui l’avventura che dovevo vivere sulla Terra.

Mi sentivo in disarmonia con tutto quello che mi circondava e mi dispiaceva sempre di piu’ uccidere le prede i cui occhi profondi e spaventati turbavano i miei sonni e cercavo, nella bella stagione, di cacciare il meno possibile.

In una fredda giornata d’inverno, vagavo nel bosco silenzioso, assorta e pensierosa, quando udivo un cinguettio allegro ed un uccellino su un alto ramo; attraverso il linguaggio universale, con cui tutti gli animali possono comunicare tra loro, gli ho chiesto:

‘Ascolta, tu che non uccidi nessuna preda per mangiare, di cosa ti nutri? Dimmelo, cosi’  posso imparare anch’io!’

‘Tigre bianca, io mangio bacche e pigne e sono subito sazio, non credo che questa dieta vada bene per te!’

L’ho visto volare via, cinguettando ancora fino a che il suo canto si dissolse; prestando attenzione,  vidi di fronte a me un cespuglio adornato di bacche rosse che spiccavano nel bianco della neve: dopo averle annusate a lungo ne mangiai molte fino a non sentire piu’ fame e mi ricordo che provai una grande soddisfazione tanto che decisi di aggiungerle alla mia dieta.

Ho superato quell’inverno senza particolari difficolta’ ed in primavera, al risveglio della natura, ho provato ad assaggiare altri frutti e foglie e questo mi permetteva di risparmiare qualche creatura che potevo guardare da lontano senza doverla cacciare.

Come succede nel Regno Animale, le notizie corrono veloci e si sparse la voce che una tigre bianca stava diventando vegetariana, preferendo bacche e foglie alla carne ed incominciavo a vedere le mie usuali prede che non scappavano subito nel vedermi ma rimanevano perplesse a guardarmi, soppesando il mio sguardo fino a che, riuscendo ad avvicinarmi ad una di essa, riuscii a dirle:

‘E’ vero che ogni tanto mangio bacche e foglie ma devo ancora cacciare per sopravvivere; chiedi perdono da parte mia a tutti gli animali che dovro’ uccidere per cibarmi!’

Queste mie parole ebbero una grande risonanza e mi sentivo trattata con grande rispetto ed ammirazione; stavo maturando per il grande incontro che mi avrebbe cambiato la vita, facendomi capire il mio compito e funzione e nel frattempo imparavo a sentire suoni impercettibili ed a comunicare in modo profondo con la Natura che tanto amo.

 

 

La Tigre si stira come un grosso gatto e si lecca le zampe, pulendosi il viso, mostrando la sua lingua rosa e le lunghe zanne, sotto i baffi ed i suoi movimenti sono perfetti ed aggraziati; dopo aver finito la toilette, riprende il suo racconto.

 

 

Era una giornata primaverile ma con una temperatura insolitamente rigida che sembrava inverno ed un improvviso vento freddo porto’ una tormenta di neve; non sapendo il perche’, mi stavo dirigendo in un luogo che non conoscevo, spinta da un richiamo indefinibile.

Senza pensieri stavo raggiungendo un colle ma facevo fatica a proseguire a causa del forte vento ed all’improvviso vidi una persona con un bastone, in piena tormenta; era la prima volta che vedevo un uomo cosi’ da vicino, mi stupi’ la sua fragilita’ e subito ho capito che era in difficolta’ e stava per morire di freddo.

Mi avvicinai lentamente con grande cautela e quando fui di fronte a lui lo guardai a lungo e fui pervaso da una sensazione di dolcezza e calore che non avevo mai provato; la persona mi tese la mano e mi accarezzo’, senza paura.

Gli dissi, senza parole,  che potevo portarlo al riparo se si fosse lasciato prendere da me e nel mio cuore ho sentito un fiebile ‘Si’; non esitai e delicatamente lo presi tra le mie zanne, portandolo in un anfratto poco distante e poi lo abbracciai con le mie zampe, riscaldandolo con la mia calda pelliccia ed il mio fiato.

Sentivo che la persona mi accarezzava con tenerezza e poi si addormentava, cedendo alla stanchezza poiche’ probabilmente era in cammino da diverse ore ma io non ho ceduto al sonno e l’ho vegliato, leccandogli il viso ed il corpo fino a che ho sentito il calore espandersi nelle sue membra; pensavo che doveva essere un uomo speciale per avventurarsi cosi’ da solo in questi luoghi, con solo una piccola borsa e che forse mi avrebbe tenuto con se’ ed aiutato a comprendere il mio percorso.

Quando ho sentito il suo respiro regolare e tranquillo mi sono addormentata e l’ho sognato, avvolto in una luce bellissima che mi sorrideva, dicendomi che ero un suo vecchio amico e che sapeva che mi avrebbe incontrato per proseguire insieme il cammino in questa vita.

Quando mi sono svegliata, ho visto la persona che mi sorrideva guardandomi come nel sogno e ripetendomi le stesse parole.

 

Da allora la mia vita e’ al fianco di questa persona che e’ un grande Maestro che vive qui, tra i monti dell’Himalaya, dialoga con Dio, contempla profondita’ insondabili e si reca in dimensioni lontane.

Mi ha insegnato, con il linguaggio del cuore, che esiste un Sacro Suono che vibra ovunque, in tutti gli esseri, mi ha mostrato prima come cantarlo e poi come sentirlo risuonare dentro di me; e’ questa vibrazione che mi permette di seguire il mio caro Maestro in luoghi invisibili agli occhi fisici, di sentire la Suprema Voce che mi nutre, permettendomi di cibarmi solo piu’ di frutta, che mi viene portata in abbondanza poiche’ sono molte le persone che in pellegrinaggio vengono a trovarci, per sentire la voce del mio Maestro, imparandone gli insegnamenti e per accarezzarmi, incuriositi perche’ dicono che riescono a sentire il Sacro Suono che vibra dentro di me.

Ho salvato il mio amico ed egli mi ha fatto comprendere il mio compito che e’ quello di unirmi allo Spirito e di custodire la vita, salvando dal freddo, animali in difficolta’ che porto qui, nella nostra grotta accogliente in ogni stagione.

Ora nessun animale ha piu’ paura di me e viene a trovarmi per chiacchierare insieme ed io gli insegno che esiste un Sacro Suono che sostiene la Vita e tutto il Cosmo e che, il sentirlo dentro di se’, apre meravigliosi portali, permettendo di vincere la fame, il freddo e la sofferenza.

 

 

L’animale si alza e ti invita  nella grotta dove vive, in compagnia del suo amico; lo segui e vedi un ambiente grande, con un fuoco che arde con allegria, facendo scaldare un profumato infuso di erbe; in un angolo c’e’ il giaciglio dell’eremita e della tigre e, poco distante, alcune ciotole disposte in ordine, ed alcuni libri, avvolti con rispetto in teli puliti.

L’eremita ti osserva e ti sorride, risplendendo di luce mentre la tigre bianca, al suo fianco, ti appare luminosa, avvolta da un alone dorato; rimani in ascolto e senti il Sacro Suono OM che si espande e danza per tutta la grotta, trasponendoti in una dimensione di pace, di pienezza e di gioia dove ti senti accompagnato da profondi occhi azzurri, puri ed insondabili.

 

 

 

Il Percorso e’ la Meta