3.2 Passi Incerti

 

Al centro dell’anello vedi un paesaggio d’alta montagna, con rocce, strapiombi e pendii scoscesi. Nel silenzio del luogo, dove la presenza dell’uomo e’ sconosciuta, vedi parecchi stambecchi che, con passo sicuro, si muovono con grazia, danzando con i monti; dal gruppo uno ti si avvicina e tu vedi il suo spirito luminoso e fiero che lo accompagna; ti invita presso di lui e tu, trasposto in questo luogo, ascolti le sue parole.

 

 

Condivido con te una mia curiosa esperienza, rivivendo i momenti di quando ero cucciolo, tornando indietro nel tempo.

 

E’ da poche settimane che ho iniziato il viaggio sulla Terra nella forma di stambecco ed i miei passi, fino ad ieri ancora incerti, sono ora un piu’ sicuri e posso seguire mia mamma su ripidi pendii e rocce strapiombanti.

E’ una giornata di inizio estate e vedo per la prima volta, dall’alto, la maestosita’  dei monti che, senza fine, si stagliano all’orizzonte, sovrastando le valli erbose e le alte cime, ornate di un bianco scintillante. Sento i miei zoccoli che fanno presa sulle rocce scaldate dal sole e sono cosi’ felice che inizio a fare qualche piccolo salto che mi permette di accelerare l’andatura; la salita e’ lunga ma non sono stanco poiche’ la mia struttura fisica e’ fatta per questi movimenti e procedo senza sforzo, con naturalezza, intuendo subito il posto migliore dove passare ed appoggiare gli zoccoli.

Siamo sul punto piu’ alto, mia mamma che e’ contenta di me, mi guarda con occhi profondi e dolci e ci fermiamo ad osservare il paesaggio; piu’ in basso il percorso attraversa pendii erbosi dove vedo alcuni strani animali, muoversi lentamente ed incuriosito, li seguo con lo sguardo.

‘Chi sono quelle bestie laggiu’ ?’

‘Sono degli uomini, una razza infida: in questi luoghi e’ difficile che ci facciano del male ma se dai loro troppa confidenza, ti potrebbero disturbare e magari anche volerti accarezzare; e’ comunque sempre saggio osservarli da lontano ed in posizione sicura, come siamo ora, affinche’ non si possano avvicinare.’

Resto in silenzio, un po’ timoroso poiche’ sento che questi animali sono misteriosi, sicuramente conoscono molti segreti e chissa’ cosa possono fare ma ora mi sembrano cosi’ fragili, deboli ed indifesi e credo che con difficolta’ potrebbero raggiungere il picco dove siamo ora.

Come potrebbero farci del male?

 

Il sole diventa caldo ed insieme a mia mamma ed ad altri stambecchi, ci troviamo un posto in ombra in cui riposare un po’ ed io scelgo un luogo in cui posso vedere la valle verde sottostante, dove vive la misteriosa razza umana di cui sono cosi’ curioso e pongo varie domande.

Un grosso stambecco, con grandi corna mi si avvicina e mi spaventa, raccontandomi episodi terribili, che questi uomini la’ nei loro rifugi, si cibano delle nostre carni e progettano come ucciderci, appena questo e’ possibile e quindi mi dice di ricordarmi sempre che sono malvagi e di fuggire da loro.

Passano alcune settimane ed i miei passi non sono piu’ incerti, ormai nella pienezza dell’estate posso seguire ogni adulto, ho gia’ incominciato ad apprezzare le erbe ed i fiori che in abbondanza rivestono i pendii dei monti ed imparo a scegliere quelli piu’ nutrienti e saporiti.

Mi sono irrobustito, sento le mie zampe diventare sempre piu’ forti, ho acquisito il perfetto controllo di ogni mio movimento e riesco, senza paura, a rimanere in equilibrio su piccoli anfratti a strapiombo nel vuoto.

Mia mamma mi conduce per lunghe camminate, attraverso percorsi che portano sempre piu’ in alto e siamo in compagnia di altri stambecchi di varia eta’ con cui poter correre, giocare ed imparare tanti piccoli trucchi.

 

Ho saputo che in questo periodo estivo la razza umana ama particolarmente venire qui, tra i monti per scalarli o semplicemente per passeggiare sui sentieri, tra gli intensi profumi dei fiori e dei boschi e la loro presenza mi diventa quasi familiare tanto che a poco a poco le parole dell’anziano stambecco che mi avevano cosi’ spaventato, sfumano nella mia mente e nel mio ricordo.

L’erba e’ cosi’ gustosa ed il clima cosi’ piacevole, che non mi accorgo di essere proprio sui sentieri dell’uomo ed all’improvviso ne vedo uno, davanti a me, vicinissimo: mi sembra piccolo, poiche’ noto che cammina in modo incerto, un po’ come me, circa tre mesi fa.

Ci guardiamo in silenzio, prima un po’ spaventati, poi incuriositi; io resto fermo ma il piccolo uomo cerca poco per volta, piano, di avvicinarsi a me ma inciampa e cade nel prato, proprio vicino alle mie zampe e mentre con difficolta’ riesce ad alzarsi sfiora quasi il mio viso e mi sorride.

Non ho mai visto una cosa simile, ne’ so bene cosa sia sorridere ma sento che e’ un bel gesto, un dono che mi permette di sentire in questa razza qualcosa di dolce e di cogliere nei suoi occhi la stessa tenerezza che ha mia mamma per me, quando mi guarda.

 

Questo piccolo segreto, non l’ho raccontato a nessuno e lo racconto ora a te, con cui condivido la mia storia.

Molte primavere ed inverni sono trascorsi da allora ed ora sono un grosso stambecco adulto, con grandi corna pesanti e belle; ho visto dall’alto molti uomini che mi guardavano, facevano segni ed a volte erano anche rumorosi ma nessuno ha mai fatto del male a me o ai miei simili, spesso mi lasciavo avvicinare ed ho capito che questo li rendeva felici e che lo ero anch’io.

Ti prometto che se un piccolo stambecco mi dovesse chiedere chi sono gli uomini, risponderei che non lo so con precisione ma che ho avuto occasione di vedere, tempo fa quando ero piccolo anch’io, un loro cucciolo, camminare incerto, cosi’ indifeso, come lo siamo noi quando siamo nati da poco, e che siamo stati cosi’ vicini da fissarci negli occhi.

Ora so che il piccolo uomo mi ha sorriso poiche’ ha visto nei miei occhi, la stessa dolcezza ed amore della sua mamma, quando lo accarezza.

 

 

L’immagine si allontana e lo stambecco diventa un contorno lontano che si staglia sul profilo dell’alta cima ma tu senti ancora la tenerezza e la bellezza del suo incontro ed il suo segreto diventa un tesoro prezioso nel tuo cuore.

 

Passi Incerti